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IVREA. Dal Valcalcino al Meeting Point: questa è la proposta

IVREA. Dal Valcalcino al Meeting Point: questa è la proposta

Valcalcino

Per sistemare i due edifici dell’ex Caserma Valcalcino basterebbero appena due milioni di euro. Davvero poca cosa, considerando la quantità di locali che se ne ricaverebbero. Troppi, secondo  gli assessori Elisabetta Piccoli e Michele Cafarelli. Lunedì scorso, la Commissione assetto e uso del territorio, come preannunciato dopo un “tira e molla”  sulla convocazione durato un’intera giornata, ha discusso sul da farsi. Tra le mani una perizia dell’ingegner Giovanni Benedetto che non ha aggiunto assolutamente nulla (e sottolineiamo “assolutamente”) alle cose che già si sapevano. Al Valcalcino non c’è un problema di staticità, al massimo qualche dubbio sulle controsoffittature. Inutili e a dir poco singolari tutte le altre elucubrazioni sul tipo di materiale utilizzato o sulle tecniche di costruzione, considerando che parliamo di edifici di tanti decenni fa.  Insomma una questione politica o più semplicemente la necessità di mettere una toppa alla frettolosa decisione di sgombrare tutto presa dal vicesindaco Elisabetta Piccoli, nei panni di agente 007, dopo il ritrovamento in un cassetto di un’altra perizia di 10 anni prima, commissionata dall’allora amministrazione guidata da Carlo Della Pepa e che nessuno s’era filato. C’è da aggiungere che in allora s’era eseguita una prova di carico di 400 kg per metro cubo (ne sarebbero bastati 300 per la conformità)  e la struttura aveva tenuto e pure molto bene.  “Se le cose stanno così -  mette le mani avanti il consigliere comunale Francesco Comotto  - Allora chiudiamo tutto con la stessa logica del Valcalcino, Municipio compreso... Procediamo alla verifica di tutti fabbricati costruiti prima degli anni ‘20. La perizia, alla fine, punta l’indice solo sui  controsoffitti: tiriamoli via. Al Valcalcino non è mai stata segnalata una crepa o una caduta di intonaco... questa sopravvalutazione dei rischi statici non la capisco...”. Che poi le perizie non sono mai oro colato, sono sempre di parte. Ce lo insegnano le aule di giustizia e infatti lì, il più delle volte, se ne presentano almeno tre, due delle controparti e una disposta dal giudice. “Volevano parlarne prima con i giornali in conferenza stampa per non far capire che non c’era nulla da aggiungere  - stigmatizza il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti - Io non riesco a capire questo atteggiamento di reticenza. Abbiamo anche delle opinioni diverse, ma se ne parla. La verità è che i palazzi hanno più di 100 anni e come tutte le cose vecchie hanno bisogno di un restyling. C’è solo un problema delle controsoffittatura, come alla scuola Selina Lesca di Torre Balfredo. In sintesi con il martello pneumatico hanno preso un po’ del materiale con cui sono state costruite le colonne portanti e lo hanno mandato ad analizzare. Accampano dubbi ma non hanno fatto le prove di carico che è l’unica indagine utile a capire se  l’edificio tiene o non tiene...”. Resta il problema delle associazioni sfrattate dal mattino alla sera... “Vogliamo capire - passa e chiude Perinetti - Se il Comune vuole offrire loro degli spazi oppure no e, soprattutto dove. Siamo pieni di locali pubblici, decidiamo dove ci conviene e investiamo lì... Perchè non utilizzare l’ex Istituto Jervis?”.  Più caustico il ragionamento del grillino Massimo Fresc che in commissione s’è presentato con l’ingegner Cesare Ferrari. “La perizia -  ci dice - deve essere approfondita perché sulla staticità dell’edificio vi sono dati contrastanti. Resta il fatto che le prove di carico avrebbero mostrato che la struttura ha retto a determinate sollecitazioni. Diverso il caso delle controsoffittature che non garantiscono piena sicurezza, sebbene nell’edificio in questione  non si siano verificati danni evidenti e segni di cedimento. Riteniamo che lo sgombero sebbene necessario avrebbe potuto svolgersi con tempi consoni alla salvaguardia delle attività scolastiche e associative che si svolgevano nell’edificio...”. E a proposito delle Associazioni, l’Amministrazione comunale le ha riunite per comunicare la brutta “novella” nel primo pomeriggio di giovedì. “In sostanza ci han detto che al Valcalcino non si entra più....”, commenta a cuor infranto il presidente dell’Anpi Mario Beiletti. Tra le ipotesi di nuova rilocalizzazione, oltre all’ex Istituto Jervis, dove però si è trovato l’amianto e per la rimozione i tempi potrebbero allungarsi anche di un paio di anni,  si è proposto il Meeting Point che potrebbe essere messo a disposizione però non prima dell’estate. “Nelle prossime settimane - aggiunge Beiletti - ci chiameranno per capire esattamente quali sono le nostre esigenze... Il vicesindaco ci ha anche detto che hanno fatto un censimento del patrimonio immobiliare ed è un disastro...”. Diciamo che da quando l’Amministrazione è cambiata sono passati quattro anni e al degrado lasciato dai predecessori se ne è aggiunto altro. Amen Liborio La Mattina
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