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FAVRIA. Casa del Sole, reato prescritto per l’ex sindaco Giorgio Cortese

FAVRIA. Si aprirà il 3 marzo del prossimo anno davanti al collegio dei giudici del tribunale di Ivrea il processo per la gestione della Rsa Casa del Sole di Favria.

Ma in aula compariranno solo nove indagati su 19: Pasquale Motta, la figura apicale, Antonello Bruno, Domenico Gargiulo di Montalenghe, Nicola Iacaruso di Montalenghe con la moglie Maria Antonietta Colombo titolari di una società che gestiva un ristorante a San Giorgio, Iolanda Motta, Mario Palagiano, Christian Policella e Franco Trivigno. Per arrivare al rinvio a giudizio di ieri mattina ci sono volute più udienze davanti al gip di Ivrea, Fabio Rabagliati.

Hanno patteggiato Franco Farace (2 anni e 8 mesi in continuazione con la sentenza del tribunale di Crotone); il figlio Lino (1 anno e 8 mesi in continuazione con la sentenza del tribunale di Bergamo), 1 anno e 6 mesi per sua moglie Claudia Bonavolontà e 1 anno, 2 mesi e 3 giorni per sua madre Antonietta Oliverio.

Erano accusati di riciclaggio di 182 mila euro; per Lino Farace e la moglie Claudia c’era anche l’intestazione fittizia di beni. La Procura ha ottenuto la confisca di 90 mila euro dai conti correnti; di 34 auto della ditta di autonoleggio gestita da Lino Farace; la ditta stessa di via Tanaro a Torino e un terreno agricolo.

Contro di loro si erano costituite parti civile l’Asl To4 e il Comune di Favria. Patteggiamenti anche per Mauro Teitscheid (8 mesi) e per Franco Panuzzo (3 mesi e 6 giorni). L’unica condanna, a 1 anno e 4 mesi in abbreviato, per Abderrahmane Belamammar.

Prescritte le posizioni dell’ex sindaco di Favria Giorgio Cortese, dell’ex capo dell’ufficio tecnico di Favria Livio Mattioda, di Stefano Pallotta e solo per un capo d’imputazione per Pasquale Motta. Cortese e Mattioda erano accusati di “falsità ideologica” per aver estromesso,

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