Quando han visto sui giornali la notizia che grazie al Ministro Dario Franceschini sarebbero arrivati 3 milioni di euro per la trasformazione del complesso di San Bernardino in Museo han sgranato gli occhi. Si son messi quasi a piangere quando han letto le dichiarazioni della deputata Francesca Bonomo e del circolo locale del Pd. "Come se il merito fosse tutto loro....", ha alzato le spalle l'assessore Casali
"Non siamo capaci di dire tutto quello che facciamo - ha subito commentato l'assessore Costanza Casali -Il Comune, a partire dal Sindaco, si è impegnato direttamente nella vicenda e il protocollo di collaborazione, la cui firma ho fortemente auspicato, attivo dallo scorso anno con TIM Olivetti e Associazione Archivio Storico Olivetti si inserisce nello stesso contesto di valorizzazione culturale e turistica della città di cui fa parte il progetto di San Bernardino. L'Amministrazione di Ivrea seguiva da ormai oltre un anno il progetto del FAI di acquisire la Chiesa di San Bernardino dalla Famiglia Olivetti e il complesso del Convento e del centro sportivo da TIM SpA. Sono state fatte diverse riunioni in Comune: tra il Sindaco, Beniamo De' Liguori Carino (in rappresentanza della famiglia Olivetti) e il vice Presidente del FAI Marco Magnifico; tra il Sindaco e il Vice Presidente del FAI; tra Amministrazione comunale, FAI, Regione Piemonte e TIM SpA. Tali incontri, oltre ad annunciare all'Amministrazione di Ivrea la volontà di procedere con la donazione del complesso, sono stati finalizzati a individuare la modalità migliore di gestione dell'operazione che si fonda sia su un rapporto tra proprietà e FAI che sull'interesse di stakeholder importanti come il Comune di Ivrea e la Regione Piemonte.
Il complesso di San Bernardino è importante per il suo valore storico e culturale, per la stretta relazione con la storia della famiglia Olivetti e per il fatto che la parte sportiva, con le tribunette, fa parte dei beni inseriti nel Sito Patrimonio Mondiale di "Ivrea, città industriale del XX secolo", tant'è che le stesse sono comprese nello stesso vincolo della Mensa di Gardella...".
A Ivrea, i soldi serviranno per restituire al Convento l’originale e autentico spirito del luogo che scaturisce dalla sua storia di “casa” della famiglia Olivetti. Nella Chiesa di San Bernardino, sarà realizzato un percorso museale per la visita agli affreschi, con possibilità di usare spazi per incontri e conferenze. Il Convento invece, in base al progetto, ospiterà la Biblioteca storica di Camillo e Adriano Olivetti e gli uffici dell’Associazione Archivio Storico Olivetti.
"Ho accompagnato fin dal primo momento il percorso seguito dal FAI che ha per la città di Ivrea una grandissima importanza - commenta il sindaco - Sono felice che il Ministero della Cultura abbia deciso di sostenere il lavoro proposto dal FAI mettendo a disposizione una cifra importante che consentirà di fare un passo decisivo per portare il complesso di San Bernardino e l'area sportiva ad essere un punto focale della città e della fruizione turistica della stessa. L'essere inserita nella Core Zone UNESCO non può che dare ulteriore importanza a un'area che si sta rivitalizzando grazie all'interesse turistico-culturale suscitato e allo sviluppo imprenditoriale in continua crescita. Non posso che essere grato agli eredi Olivetti e ai vertici di TIM SpA per la volontà di ridare a luoghi tanto cari agli eporediesi il giusto risalto consentone il rilancio attraverso una nuova fruibilità".
A completamento di questo percorso, il Sindaco Stefano Sertoli ha firmato - in accordo con le parti - l'8 febbraio di quest'anno una manifestazione di sostegno all'accordo tra FAI, TIM SpA, Eredi Olivetti e Associazione Archivio Storico Olivetti.
San Bernardino
La chiesa, nella sua prima struttura, fu edificata tra il settembre del 1455 ed il gennaio del 1457 assieme al convento destinato all’ordine francescano dei frati minori osservanti.
Nel 1465 ebbero luogo i lavori di ampliamento, con la costruzione di una navata con accesso al pubblico, divisa dalla chiesa primitiva da un tramezzo con tre arcate. L’ampliamento del 1465 comprendeva anche la costruzione, sul lato nord, di due cappelle laterali (andate poi distrutte come molte parti del convento).
Le fortune del monastero andarono decadendo già verso la fine del XVI secolo, anche a causa della rivalità con la famiglia, pur essa francescana, dei frati minori riformati, che subentrò nella gestione del convento a partire dal 1612, senza tuttavia arrestarne il declino. Nel Settecento la chiesa ed il convento subirono un ulteriore degrado a causa delle successive occupazioni militari, sino alla conquista napoleonica ed alla abolizione delle proprietà ecclesiastiche. La chiesa, ormai sconsacrata, venne utilizzata per anni come deposito agricolo.
Camillo Olivetti acquistò il complesso (posto nelle immediate vicinanze della sua fabbrica di macchine per scrivere) nel 1910 ed avviò un suo primo recupero, trasformandolo in sua abitazione. Egli fece anche rimuovere il soppalco costruito a ridosso della parete spanzottiana.
Fu poi Adriano Olivetti che realizzò, tra il 1955 ed il 1958, un più importante progetto di riqualificazione dell’area, destinandola a sede dei servizi sociali ed delle attività dopolavoristiche per i dipendenti aziendali.
Gli affreschi di Spanzotti, restaurati nello stesso periodo sotto la guida di Noemi Gabrielli, trovarono la loro giusta celebrazione critica in un saggio di Giovanni Testori, che operava in quel tempo ad Ivrea presso i servizi culturali della Olivetti.
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