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IVREA. Il Tar boccia il ricorso di Bombonato contro la Fondazione dello Storico Carnevale

IVREA. Il Tar boccia il ricorso di Bombonato contro la Fondazione dello Storico Carnevale

Il mai generale Alberto Bombonato e il presidente della Fondazione Piero Gillardi

I nodi presto o tardi vengono al pettine. I giudici della seconda sezione del Tar (Tribunale Amministrativo) di Torino hanno bocciato il ricorso contro la Fondazione dello Storico Carnevale presentato dall’avvocato Davide Gallenca in nome e per conto di Alberto Bombonato, 49 anni,  Generale designato (e poi rimosso) nell’edizione 2020 del Carnevale.  “La decisione della Fondazione - scrivono i giudici  era motivata dalla ragione di porre la manifestazione carnevalesca al riparo anche solo dal dubbio che uno dei partecipanti, cui è stata attribuita una carica di particolare rilievo, potesse avere tenuto nei confronti di un altro partecipante un comportamento non solo ben poco consono alla dignità del personaggio, ma anche penalmente rilevante”. Del “Cerimoniale”, più volte richiamato dal Bombonato nella denuncia, i giudici se ne sono fregati, concentrati, come sono stati sulla gravità degli addebiti contestati “che hanno portato alla recente adozione da parte del GIP presso il Tribunale di Ivrea di un decreto penale di condanna nei confronti del ricorrente), incompatibili con lo spirito della manifestazione, sia per la risonanza, anche mediatica, che ha avuto l’episodio e dunque per la necessità di porre celermente il Carnevale al riparo da ogni polemica sia, in ogni caso, per la natura giocosa del ruolo attribuito...”. Il Tar ha anche ritenuto legittime le difese della Fondazione dello Storico Carnevale (avvocati Celere Spaziante e Carlo Emanuele Gallo) sul potenziale rischio di ordine pubblico se Bombonato non fosse stato sostituito nella carica di Generale.   Per la cronaca, Bombonato era stato sostituito in seguito ad una denuncia di molestie telefoniche presentata dalla Vivandiera Federica Di Matteo.   Al suo posto il Generale dell’anno precedente Vincenzo Ceratti, il tutto senza dar troppo conto, peso e sostanza al “Cerimoniale”  laddove si prevedeva che la sostituzione sarebbe dovuta avvenire con l’Aiutante di campo più anziano, cioè con Massimo Lova.  Chiuso questo capitolo, resta aperto, il procedimento in tribunale a Ivrea Nelle scorse settimane, infatti, Bombonato, difeso dall’avvocato Alberto Villarboito, dopo aver ricevuto un decreto di condanna (pena pecuniaria di 750 euro), richiesto dal Pm Lea Lamonaca e firmato dal Gip Fabio Rabagliati, che gli avrebbe evitato il procedimento giudiziario, ha deciso di presentare ricorso. Nella querela, Federica Di Matteo, difesa dall’avvocato Manuel Peretti, fa riferimento non solo ai messaggi ricevuti, giudicati inappropriati, ma anche ad atteggiamenti che le avrebbero procurato un forte disagio, tanto da generare un clima estremamente pesante che non le avrebbe consentito di proseguire la sua avventura carnevalesca. Una volta presentata la denuncia, infatti, la vivandiera aveva lasciato l’incarico. “Nessuna intenzione di innescare, da parte mia, un rancoroso e conflittuale risentimento nei confronti dell’uomo – aveva scritto in una lettera aperta – ma solo un tentativo di ottenere rispetto al mio essere donna, al mio essere persona, per me e per tutte le donne. Tengo a sottolineare quanto sia importante da parte di ciascuno di noi chiedere aiuto, come ho avuto la possibilità di fare io”. La vicenda In ogni caso, a prescindere da come finirà, si tratta di una gran brutta storia, gestita malissimo dalla Fondazione e dal suo presidente Piero Gillardi. Per capirne la gravità basta ripercorrere quelle incredibili giornate a cominciare dal 1° febbraio 2020 quando questo giornale diede per primo la notizia (tenuta nascosta) delle dimissioni “per motivi famigliari” di una delle quattro vivandiere individuate attraverso il bando di arruolamento dello Stato Maggiore. “Mi ha telefonato il presidente della Fondazione Piero Gillardi per chiedermi quale procedura adottare – si nascose dietro ad un dito il Notaio Pierluigi Cignetti – gli ho confermato che era sufficiente nominare  una delle altre due che avevano fatto domanda… tutto qui…!”. “Questa a me non sembra una notizia..” si accodò il Generale entrante Alberto Bombonato. E invece la vicenda, due giorni dopo, finì su tutti i rotocalchi italiani con lo stesso identico racconto di una vivandiera che si era dimessa nel totale silenzio degli organizzatori intenti a non far trapelare nulla. E si scoprì anche che prima di abbandonare il campo la ragazza aveva informato Gillardi e il sindaco. I giornali lo scrivono e succede un patatrac. Evidenti però le resistenze sia del cda della Fondazione, sia del sindaco a dare troppo credito alla storia, un po’ per quell’insano maschilismo che governa la festa, un po’ per il danno di immagine che la manifestazione ne avrebbe avuto … Gran finale con il sindaco che se ne lava le mani e affida a Gillardi il compito di risolvere in fretta la “frittata” peraltro considerandolo colpevole per essersela fatta sfuggire di mano quando ancora poteva essere gestita. Bene! Bravo! Bis! E cosa fa Gillardi? A leggere il suo comunicato  viene ancora oggi la pelle d’oca. Parla di “campagna social”, di “rumors”, di “disagio”, di “mancata conoscenza”, di “informazioni” non verificate. Insomma: tutto sbagliato. Eppure la questione era un’altra. Cioè la “non” reazione della Fondazione di fronte alla denuncia di una ragazza e questa “sì” che era una notizia verificata e pure di interesse pubblico. Perchè ci sono cose che si possono scrivere fino ad un certo punto ma ce ne sono altre che, invece debbono essere urlate a squarcia gola a cominciare dall’obbligo morale che c’è di gestire il Carnevale con il dovuto rispetto ai tanti soldi che si spendono, in gran parte soldi pubblici (qualcosa come 700 mila euro). Cosa avrebbero dovuto fare il presidente della Fondazione Piero Gillardi di fronte ad una serie di inopportuni messaggi via whatsapp? Chiamare i personaggi coinvolti. Verificare i racconti e, di fronte ad una conferma, chiedere al Generale di fare subito un passo indietro con una motivazione qualsiasi, non importa quale. Solo così si sarebbe evitato il gossip e il danno d’immagine alla ragazza ma soprattutto al Carnevale.  Solo così Gillardi avrebbe dimostrato di essere idoneo a gestire un ente e una manifestazione che proprio per l’investimento  di cui sopra era ed è da considerarsi una cosa seria. 

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