La gigafactory di Stellantis per le batterie delle auto elettriche deve aprire in Italia. L’ennesimo appello a Stellantis è arrivato sabato scorso dalla segreteria generale della Fiom, Francesca Re David, nel giorno delle manifestazioni unitarie dei sindacati contro lo sblocco dei licenziamenti. “Siamo arrivati alla fusione con metà degli stabilimenti con la capacità produttiva dimezzata e tanta cassa integrazione. Quindi la prima cosa è avere la certezza che venga fatta in Italia”, ha affermato, “perché ancora non l’ha detto e, in occasione dell’unico incontro avuto al Mise, si è limitata ad affermare che il nostro Paese è strategico”.
L’invito di Re David a “fare chiarezza”, sgomberando il campo dalle preoccupazioni di vedere all’estero una opportunità di sviluppo e di lavoro, arriva da Torino, che la leader della Fiom definisce “candidata naturale” a ospitare il nuovo impianto. Il capoluogo piemontese, ricorda, “ha la prima auto elettrica in Italia”, la 500, e “ha già l’hub delle batterie”, Mirafiori.
Avere anche la gigafactory, quindi, “significherebbe per una città che è capitale dell’auto storica avere un futuro anche nello smaltimento, in tutto il ciclo delle batterie”. Stellantis presenterà il suo piano sull’elettrificazione l’8 luglio, data a cui i sindacati guardano con attenzione per capire se anche la richiesta di piena occupazione verrà soddisfatta. Nel frattempo un primo importante traguardo è stato raggiunto con l’accordo per Melfi, sottoscritto da azienda e sindacati dopo 36 ore ininterrotte di trattativa. Nello stabilimento lucano saranno prodotti quattro nuovi modelli completamente elettrificati, ognuno di un brand diverso, e sarà realizzata un’area di assemblaggio batterie elettriche. Continuerà inoltre la produzione delle vetture attualmente in loco, compresa l’evoluzione di quelle previste e confermate nel piano industriale 2018/2022.
Ed è di fronte a tutto questo. All’appello dei sindacati. Alle parole utilizzate sabato scorso. Agli interessamenti della politica che conta che ci si chiede quale posto potrà mai occupare Italvolt nei desiderata governativi.
Quel che sta venendo fuori chiaramente per esempio è il pressochè totale disinteresse della Fiom all’iniziativa su Scarmagno. Delle due l’una: o Lars Carlstrom non conosce qual è il valore del sindacato in Italia o è il sindacato a non aver voluto interagire con Lars Carlstrom che fino ad oggi si è mosso solo su Confindustria Canavese, la Regione Piemonte e alcuni piccoli sindaci del territorio e quando parliamo di “piccoli” inesorabilmente ci ficchiamo dentro pureIvrea, una città che nell’elenco dei comuni della provincia di Torino (per propria inerzia su fusioni e unioni) sta ben al di sotto della metà classifica per numero di abitanti.
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