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02 Giugno 2021 - 01:45
castellazzo ivrea
Capitava tutto questo a pochi giorni dal presunto stupro avvenuto intorno alle 2 di notte di domenica 11 agosto ai danni di una 17 enne della Valchiusella. La giovane si era presentata al commissariato di polizia accompagnata dalla madre.
“Avevo appuntamento con un amico che conoscevo bene e si sono poi presentate altre cinque persone – aveva confusamente raccontato alla polizia – Mi hanno ubriacata e violentata. Mi sono svegliata con i vestiti strappati e numerosi lividi sul corpo…”.
La notizia è che martedì 1 giugno la Sostituta Procuratrice Lea Lamonaca ha chiesto l'archiviazione del caso per non aver trovato riscontri tali da poter cristallizzare la prova della violenza sessuale di gruppo. La palla passa ora al tribunale.
In base ai racconti, la ragazza, allora 17enne, per prima cosa telefonò alla madre («Vieni a prendermi, sto malissimo»), poi, dopo una doccia, si recarono insieme in ospedale dove venne visitata e dimessa con un referto che gli inquirenti ritengono «piuttosto dubbio». I medici, infatti, non evidenziarono segni inequivocabili di violenza. C'erano dei lividi ma, per ammissione della ragazza, se li sarebbe procurati cadendo dallo skateboard.
Nei giorni seguenti, su disposizione del pm Lea Lamonaca, una trentina di poliziotti della scientifica del commissariato di Ivrea e della Digos, fecero irruzione nel Centro Sociale alla ricerca – come si legge dagli atti – di indumenti, tracce biologiche, bevande alcoliche ed eventuali sostanze stupefacenti consumate quella notte. Infine vennero ascoltati in qualità di testimoni tutti e sei ragazzi (italiani e stranieri) di cui uno minorenne. A fare i nomi sarebbe stata proprio la ragazza che in verità, in due incontri con il Procuratore, non disse mai esplicitamente di essere stata violentata da 6 ragazzi ma di ricordare un rapporto sessuale con un paio di loro. Nessuno di loro è mai stato iscritto nel registro degli indagati.
La morale è che a rimetterci sono stati i frequentatori del Castellazzo, appartenenti all’area anarchica e di estrema sinistra molto vicini al Centro Sociale Torinese Askatasuna. Lo stabile un tempo era un convento e per qualche anno è stato sede di un centro anziani. Di proprietà comunale, dal 2013, dopo lo scioglimento dell’associazione «Sioux» (con cui il Comune aveva stipulato un comodato d’uso) non ci sono più stati accordi per regolarne l’utilizzo. Per questo era stato occupato degli anarchici di zona.
“Il Castellazzo – si leggeva sul profilo Fb del centro sociale nell'agosto del 2019– era chiuso dal 9 agosto e avrebbe riaperto il 27. Questi bastardi schifosi hanno scassinato la porta, tagliando il lucchetto nuovo e il suo supporto. Il 12 agosto alcuni componenti del collettivo si sono accorti dell’effrazione. Qualunque cosa sia successa, speriamo che queste persone vengano trovate dalla polizia prima che da noi. Avendo trovato la porta scassinata, e non sapendo cosa fosse successo, l’abbiamo riparata”. Il ‘Castellazzo’ condanna “cose aberranti contro cui lottiamo. Esprimiamo solidarietà alla ragazza vittima degli abusi. A chi ha commesso questo atto diciamo solo che gli conviene costituirsi o emigrare il più lontano possibile”.Edicola digitale
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