Lui si chiama “Schizzo” da “schizzato”, un modo simpatico per indicarne la vivacità. E’ un Cirneco dell’Etna, un cane di media taglia, elegante e riprodotto in gran quantità nelle tombe degli antichi Egizi. Nessuno sa bene quanti anni abbia. E’ un trovatello che da 7 anni vive con una famiglia che lo adora.
Lo scorso 2 aprile se l’è davvero vista brutta. Mentre passeggiava, tenuto al guinzaglio, in via Papa Giovanni XXIII, tra i civici 88 e 122, vicino alla pensilina degli autobus, è stato rincorso e azzannato alla coscia posteriore e alla gamba da una cane di razza “Corsa” che se ne andava in giro senza museruola e in libertà. Di quelli enormi, di quelli che fanno paura. Non se n’è quasi accorto. Tutto è avvenuto con una rapidità inaudita. Chi lo stava accompagnando si è messo a urlare e, fortuna ha voluto, che da quelle parti passasse un signore. Non ha fatto finta di non vedere e di non sentire e con un calcio ben dato ha staccato la presa. Schizzo è finito alla Clinica Veterinaria di Banchette con il muscolo lacerato e i tendini del polpaccio tagliati.
E’ stato operato d’urgenza ma il suo calvario, nonostante i 15 giorni di prognosi siano già passati, non è ancora finito.
La Clinica come prescrive la legge ha inviato una email all’Asl Veterinaria ma l’unica cosa che faranno è verificare che l’assalitore non abbia la rabbia
“E’ già la terza volta che Schizzo viene aggredito -ci racconta Giusi Santo la proprietaria - Nell’ottobre del 2020 sempre dallo stesso cane, per fortuna senza gravi conseguenze. Chi lo stava accompagnando anche in quell’occasione si è messo a urlare come un forsennato…”
Il fatto del 2 aprile è stato denunciato alla Questura con l’indicazione di tutte le spese sostenute (quasi mille euro), ma non sono certo le “spese” il vero problema.
“Sì c’è una denuncia e non ho nessuna intenzione di chiedere i soldi o di ritirarla - commenta Giusi Santo -Vorrei poter passeggiare nel quartiere in cuivivo senza paura, senza dovermi preoccupare di essere assalita da un cane. In libertà ce ne sono molti. Di sera, specie d’estate la situazione è insostenibile e nessuno può conoscere le eventuali reazioni… Ho mandato anche una email alla polizia municipale ma non ho ricevuto risposta e non so se siano intervenuti o meno”
Il problema in via Papa Giovanni e in viale Kennedy si trascina avanti da parecchio tempo. Un paio di anni fa alcuni abitanti del quartiere hanno organizzato una raccolta firme di sensibilizzazione, poi inviata all’Amministrazione comunale. Non s’è mosso nulla salvo un avviso affisso a qualche palo della luce…. Davvero poca cosa
La domanda che ci si fa è banale… Può un intero quartiere vivere con l’ansia di imbattersi in cani di grossa taglia che gironzolano qua e là senza museruola? E’ giusto che un cittadino abbia il terrore di uscire di casa? Di fare una passeggiata o più semplicemente di portare a spasso il proprio di cane.
Giuliana Vivo, presidente dell’associazione Bellavista Viva, da tempo parcheggia la macchina lontano da casa per paura di un cane che si aggira nei paraggi. “La situazione - commenta - s’è fatta veramente insostenibile. Ci sentiamo vittime e ostaggio di cani e proprietari irrispettosi e in taluni casi anche prepotenti ...”.
Tutti in ostaggio compresi i bambini che neanche possono correre tranquilli nei prati, trasformatisi in servizi igienici all’aperto e costellati di feci qua e là.
“Come Associazione - continua Giuliana Vivo- chiediamo maggiori controlli da parte delle forze dell’Ordine e in particolare della polizia Municipale. Chiediamo un vigile di quartiere. Chiediamo che l’Amministrazione comunale affronti questa problematica con un atteggiamento diverso, con le risorse che occorrono e con la serietà che si richiede.Qui siamo alla sbaraglio…”.La domanda a questo punto è però anche un’altra. E se il cane anzichè un altro cane avesse azzannato un bambino? A chi staremmo dando la colpa oggi?
Peraltro da qualche tempo a questa parte, a Ballavista, oltre ai cani si è aggiunto il problema dei cinghiali che con il calare della sera si aggirano indisturbati qua e là in cerca di cibo nei cassonetti dell’immondizia, favoriti dal silenzio del coprifuoco…
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