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VENARIA. I sindacati stroncano il Sindaco e l'Asl sul Polo Sanitario

VENARIA. I sindacati stroncano il Sindaco e l'Asl sul Polo Sanitario
Lunedì scorso il Sindaco, Fabio Giulivi, comunicava su Facebook la riapertura del punto di primo intervento di via Don Sapino per venerdì 1 aprile (e no, non è un pesce d’aprile). “Oggi - spiegava il primo cittadino qualche giorno fa- viene comunicato che è possibile far ripartire l’attività dei PPI dal momento che i pazienti ricoverati per il Covid sono in diminuzione progressiva su tutto il nostro territorio, anche grazie alla copertura vaccinale della popolazione della zona che si avvicina al 90% del totale. E’ importante adesso che non venga più chiuso per evitare di generare confusione tra la popolazione del distretto che, a causa delle ripetute aperture e chiusure che si sono susseguite, non hanno mai potuto usufruire a pieno del servizio”. Dopo l’annuncio, in tandem, da parte di Sindaco e AslTo3, è però arrivato il durissimo comunicato da parte del Nursind, il sindacato degli infermieri. “Dal 1 aprile riapre il Ppi di Venaria (e quello di Giaveno, ndr). Si riapre il teatrino, - attaccano i sindacati - uno spettacolo che non giova innanzitutto ai pazienti nè tanto meno a medici ed infermieri. Un obiettivo meramente di facciata e per nulla funzionale. Si continua a voler spremere il personale senza rispetto alcuno, senza tener conto delle risorse disponibili. Secondo l’idea aziendale, nel Ppi di Venaria troveremo l’infermiere del Dea di Rivoli, lo stesso che troveremo poi nel pronto soccorso “sporco” e al quinto piano a lavorare nell’attuale week surgery”. Il servizio era stato sospeso lo scorso 28 dicembre per la riconversione della struttura ad Hub vaccinale.  L’ASL aveva infatti scelto di dedicare spazi e personale sanitario all’emergenza ed in particolare all’incremento della campagna per le vaccinazioni.  Una scelta che aveva riguardato moltissime delle strutture sanitarie di tutto il territorio regionale. Nelle ultime settimane più volte cittadini e politici locali avevano chiesto delucidazioni in merito, proprio sulla riapertura. Ora con l’annuncio della riapertura sembrava che tutto potesse tornare alla “normalità”. Per i rappresentanti dei lavoratori, però, si tratta di una decisione che non tiene conto della quantià di personale presente. “Nonostante la palese carenza di risorse, - continua il Sindacato - l’Azienda decide di riaprire il servizio. Servizio che per essere efficiente necessita di nuovo personale anche adeguatamente formato. Le conseguenze le conosciamo. Un esempio? Dalle 17 circa in poi sarà pressoché impossibile reperire un mezzo di soccorso avanzato disponibile in zona perché lo stesso sarà impegnato il più delle volte impropriamente, per trasportare un paziente dal Ppi di Giaveno (chiusura ore 20) al pronto soccorso di Rivoli. Non solo. Dalle indicazioni dell’Asl il servizio sarà strutturato con un solo infermiere nelle ore del mattino con un’unità di dirigenza medica neo assunta”. Insomma, in un quadro simile diventa impossibile lavorare. “In caso di estrema gravità, - proseguono dal Sindacato - con un caso che richiede manovre ad alta complessità, magari giunto autonomamente nel punto di primo intervento del nosocomio cittadino, ci potremmo trovare con un infermiere impegnato nel gestire i pazienti presenti, eseguire esami vari, seguire il dirigente medico presente e contestualmente gestire l’emergenza con l’ausilio del medico che facilmente non ha neanche l’esperienza necessaria che il settore richiede”. Dunque c’è bisogno di intervenire quanto prima, perché così non si può andare avanti. “Riteniamo - conclude il Sindacato - che tutto ciò non abbia senso. Riteniamo che l’azienda dovrebbe informare i cittadini dei rischi che certe scelte comportano. Segnaliamo inoltre la mancanza di informazione preventiva scritta alle organizzazioni sindacali e la successiva possibilità di confronto. Infatti, la procedura messa in atto va ad impattare sul personale su alcuni punti relativi al contratto di lavoro e non solo”. Giovedì pomeriggio, poco prima della riapertura, sindacati e lavoratori hanno incontrato i vertici dell’azienda. “Il nostro problema - spiega Marco Valenti, dirigente Nursind - è che ci sarà solo un infermiere in alcune ore mentre noi chiedevamo di metterne un secondo perché può arrivare di tutto. Può arrivare anche l’urgenza e per un infermiere da solo gestire tutto è completato. Ci sbattono a destra a sinistra, da Giaveno, a Venaria, a Susa. Abbiamo chiesto almeno l’auto aziendale o il rimborso chilometrico. L’infermiere in aiuto arriverà dopo le 11 e resterà fino alle 20”. Anche perchè, in epoca pre covid, le cose funzionavano diversamente. “Può capitare come no ma nei mesi scorsi ci sono stati casi urgenti ma c’erano sempre 2 infermieri che coprivano 12 ore. L’azienda ci ha detto che secondo loro si poteva andare avanti così. Ci sbalzano come pedine, ci chiedono di fare sacrifici ma sono due anni che ne facciamo con la pandemia. Ora il covid ha un po’ allentato la morsa ma di pazienti al pronto soccorso ne arrivano ancora”. Dopo la riunione, però, alcune richieste dei lavoratori sono state accolte. “Ci hanno concesso - prosegue Valenti - la presenza di un operatore socio sanitaria che darà una mano all’infermiere presente. È buon passo avanti ma occorre insistere con l’assunzione di nuovo personale”. Sul tema, neanche a dirlo, si innesca subito la polemica politica della minoranza. “Venerdì 1 aprile - commenta sarcastico Alessandro Brescia, consigliere di Uniti per Cambiare - è stato riaperto il Punto di Primo Intervento, non si tratta di un pesce d’aprile anche se qualcuno già si chiede se finirà come la volta scorsa....Soprattutto se non ne viene data adeguata informazione e se il servizio non viene potenziato, indicando quali le prestazioni attive. Ad esempio, il servizio radiologia sarà funzionante?  Visto che il relativo poliambulatorio ancora non ha ripreso l’attività”. Il consigliere, poi, arriva alle preoccupazioni mostrate dal sindacato. “Noi - continua - non siamo addetti ai lavori ma non vorremmo trovarci, tra qualche mese, nella situazione che il servizio (ri)chiude a causa dei pochi passaggi. E come potrebbe essere diversamente se fosse vero che il servizio è depotenziato e non adeguatamente attrezzato per esercitare la sua funzione. Ci piacerebbe poter discutere di queste cose nelle sedi istituzionali. Di propaganda leghista e non solo sui social in materia ne abbiamo già sentita a sufficienza...”.
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