ROCCA CANAVESE. Giancarlo Ferrari entra nella stanza Meet in cui ci siamo dati appuntamento. Giusto il tempo di presentarsi ed è subito ora di cominciare con le domande. Ferrari è conosciuto più o meno da chiunque abbia bazzicato la vita pubblica del Canavese.
Per i pochi che ancora non lo conoscessero vanno dette due cose per introdurlo. Al resto penserà lui. 72 anni, residente a Rocca, Ferrari ha vissuto per quarant'anni al fianco della sua anima gemella. Lei si chiamava MarisaBettassa, ed è scomparsa due anni fa.
Con lei condivideva non solo il percorso di studi (entrambi laureati in psicologia) ma anche un tipo di esperienza molto particolare: quella della disabilità. E proprio in virtù di questa condivisione, i due hanno creato nel '97 l'associazione "Volare Alto", che ha l'obiettivo di “avvicinare persone in difficoltà e i loro genitori, offrendo un aiuto sia materiale che psicologico per favorire al massimo il raggiungimento della serenità e l’autonomia”. MarisaBettassa ne era la presidente, Giancarlo il vice.
L'associazione ha dato, e continua a dare, i suoi frutti. Tra quelli dal colore più roseo c'è il progetto "Mai Soli", che ambisce a creare spazi abitativi pensati per permettere alle persone con disabilità di vivere una vita autonoma. C'è già una casa in via di costruzione, e tutti sperano che ne arrivino altre.
Il percorso di vita, pubblica e privata, dei due non è però sempre stato facile. Dalle colonne de La Voce, ad esempio, Ferrari e Bettassa avevano già denunciato più volte i problemi e le angherie di Stato a cui i portatori di handicap sono sottoposti: dai pesanti tagli dei fondi destinati alle pensioni di invalidità fino alle barriere architettoniche presenti nei centri urbani.
Insomma, quella di Giancarlo e Marisa è una storia di lotta per la giustizia sociale e per il diritto di tutti e tutte a vivere una vita in completa autonomia materiale e psicologica. Giancarlo parla di questi valori lungo tutta l'intervista con la lucidità di un uomo colto e la saggezza di chi ne ha viste tante.
Chi è Giancarlo Ferrari?Un tipo come tutti ma diverso dagli altri. Come tutti, perché da è un uomo che è sempre vissuto nel migliore dei modi facendo una vita abbastanza normale. Diverso dagli altri perché ha avuto un handicap che ha condizionato molto la sua vita. I ho fatto i miei studi e mi sono sposato con una donna meravigliosa, che mi ha lasciato il primo gennaio del 2020. Ci siamo uniti in matrimonio nel ‘78, abbiamo vissuto quarantadue anni insieme. Mia moglie aveva una vitalità incredibile, era una persona forte e coraggiosa. La gente dice che ci siamo sposati perché eravamo disabili, ma in realtà noi prima ci siamo scelti, e poi abbiamo capito che eravamo disabili. Abbiamo vissuto con tante amicizie e la nostra vita è stata stupenda. Nel ‘97 abbiamo fondato “Volare Alto”.Esatto, “Volare Alto”: com'è nata questa associazione?“L'associazione è nata nel ‘97 da un nucleo di cinque persone, io Marisa e un’altra coppia con un bambino disabile. Ci siamo chiesti come potessimo aiutarci e come potessimo aiutare altre famiglie di Ciriè e dintorni che vivevano esperienze simili alle nostre. Ne abbiamo discusso e abbiamo notato che c’erano molti ragazzi e bambini disseminati sul territorio che avevano una disabilità. Abbiamo così cominciato a incontrarli per mettere in piedi l'Associazione.Quale filosofia sta dietro all'associazione?La nostra filosofia è fondata sull’autonomia del disabile: noi vorremmo aiutare i bambini con disabilità a diventare sempre più consapevoli delle loro difficoltà. Comprendere queste difficoltà è il primo passo per iniziare ad affrontarle e a capire come condurre una vita autonoma. Abbiamo fatto numerosi convegni sul tema.Potresti specificare meglio il concetto di "autonomia del disabile"?L'autonomia è innanzi tutto materiale, organizzativa. Nel mio ambito professionale mi sono formato una mia autonomia, perché la vita mi ha obbligato a svilupparla. Quando facevo la scuola di psicoterapia abitavo a Rimini e la scuola era ad Ancona, dunque ero costretto ad andarci in treno. Ho dovuto rendermi autonomo. Ma l’autonomia è anche psicologica: quando mi sono sposato con Marisa ho dovuto combattere una certa mentalità che guardava al nostro matrimonio come a qualcosa di inverosimile, di impossibile. E questo avveniva perché al disabile non era riconosciuta l'autonomia affettiva, cioè la capacità di provare sentimenti autentici.Il contesto socioeconomico fa la differenza nella vita del bambino con disabilità?Certo. Noi disabili abbiamo bisogno di tanti aiuti materiali, e quindi se la famiglia è precaria a livello economico ha pochi mezzi per aiutare l’individuo a raggiungere l'autonomia nella società in cui vive. La povertà materiale della famiglia, talvolta si accompagna anche alla povertà culturale, e questo fa sì che il bambino che vi nasce sia doppiamente penalizzato, perché deprivato economicamente e culturalmente.E tu in che famiglia sei cresciuto? Hai ricevuto il sostegno dei familiari?La mia famiglia non era benestante, era una famiglia media. Eravamo in provincia di Mantova. I miei genitori avevano una mente molto aperta, e questo è stato determinante per il me bambino. Nel ‘56-’57 sono stato inserito nelle scuole elementari comunali e sono andato avanti grazie al fatto che i miei genitori mi consideravano prima come bambino e poi come disabile. Questo dimostra che la situazione economica non è completamente determinante ma è importante.Cosa dovrebbero fare le istituzioni per chi non ha i mezzi economici?Dovrebbero subito prendere in carico la situazione di una famiglia con un bambino disabile, aiutandola non solo economicamente ma anche psicologicamente. Oggi le giovani coppie che si trovano con un bambino disabile sono molto abbandonate, e hanno rapporti molto fragili con le istituzioni. Le istituzioni dovrebbero colmare questa carenza al più presto. Volare Alto è nata anche dare supporto alle famiglie che hanno un bambino disabile e per colmare la mancanza di supporto istituzionale. Abbiamo lottato perché le istituzioni si attivassero maggiormente sui temi legati alla disabilità, dotandosi di apparati legislativi aggiornati. Un altro aspetto è economico e riguarda la vita adulta: una persona con disabilità riceve 900 euro al mese, e con questi soldi non riesce a vivere. Siamo indietro rispetto a paesi nordici o Germania. Anche loro hanno delle carenze ma sono molto più avanti di noi. A un certo punto, Volare Alto decide di dare il via al progetto Mai Soli: me lo racconti?Il progetto nasce nel '98 e si fonda sempre sulla stessa idea di autonomia. In generale, lo scopo è di proporre al disabile un modello di vita indipendente quando non ci saranno più i suoi genitori. Questo è logicamente un capitolo molto insidioso, perché le persone con disabilità devono vedersi garantita una vita dignitosa anche quando i genitori non ci saranno più. Ho dimenticato qualcosa di importante?Sì, si tratta di un concetto a cui tengo molto: la disabilità non è un fatto privato, bensì pubblico, perché riguarda tutti, è una realtà di vita che si lega alla vita di ognuno di noi. Le persone non devono pensare di stringere col disabile una relazione di aiuto, ma di solidarietà. Inoltre, dobbiamo assolutamente tornare a comprendere e a valorizzare la diversità. In questi anni, invece, siamo tornati indietro, perché non c’è più il concetto per cui la diversità arricchisce, ma in giro c'è una grossa indifferenza. Basterebbe così poco: io mi sento partecipe della società anche solo quando le persone mi salutano e mi parlano. Sento e credo di arricchire il posto in cui vivo e questo è meraviglioso. Lo stesso discorso di inclusione vale per gli immigrati, per gli anziani, per i bambini: tutte categoria ad altissimo rischio di marginalizzazione, ma che invece arricchiscono e rendono bella questa società.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.