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Brusasco
31 Gennaio 2023 - 08:45
Un'immagine di un Carnevale di Brusasco di tanti anni fa
Siamo entrati in un periodo speciale, stravagante e fuori dall’ordinario che è il Carnevale, e la domanda che ci poniamo oggi, in un’epoca nella quale i social la fanno da padrone, è: il Carnevale può ancora essere un appuntamento sentito e importante? La rivoluzione tecnologica in atto in questo ultimo ventennio, con l’automazione, la robotica e l’intelligenza artificiale, ha reso obsoleto il Carnevale oppure gli uomini sono fatti sempre di carne e paure, con il desiderio continuo di crearsi un’oasi di libertà e divertimento, che il periodo carnevalesco incarna alla perfezione?
Ma proviamo in poche righe a spiegare che cos’è il Carnevale dal punto di vista socio-fenomenologico, per aiutarci a trovare la risposta corretta.
Sin dalle sue origini, fino alla società post-industriale, il Carnevale è stato un vero e proprio psico-dramma collettivo dove, possiamo affermare, viniva effettuato un tirannicidio senza pena, come se fosse una benevola concessione delle classi dominanti che con questa festa, permettevano alle classi subalterne alcuni giorni di rovesciamento dell’ordine sociale stabilito.
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I Reali del Fuoco con la Corte
Difatti sopra i carri allegorici, i pupazzi ancora oggi hanno le sembianze spesso di uomini politici che rivestono cariche importanti, come una giocosa presa in giro.
Compresso tra il Natale e la Pasqua, il Carnevale rappresenta quindi un momento di novità rispetto al tempo ordinario, un elemento di discontinuità e rinnovamento.
È un regno intermedio tra una abdicazione e un’ascesa al trono della maschera di Carnevale. Difatti c’è l’usanza consacrata che fa diventare la maschera di quel comune, il padrone del paese per quei pochi giorni. I sindaci consegnano le chiavi della città nelle mani di questa figura che ha l’incarico di dirigere la festa per far divertire gli abitanti del paese.
E dopo la processione del corteo che accompagna il sovrano dell’Anno Vecchio declinato, c’è l’investitura del sovrano dell’Anno Nuovo, salito sulla sommità del trono.
E il tirannicidio si compie.
Abbiamo detto che il Carnevale è un momento di sospensione dal tempo ordinario, quel tempo che racconta la fatica del lavoro, il pesante scorrere del tempo monotono, la paura, l’ordine, la sofferenza, il sacrificio. La festa quindi si contrappone a tutto questo e diviene per eccellenza il momento della gioia, della partecipazione, della socializzazione estrema, dello spreco e dell’abbondanza.
Durante quel tempo festivo tutto è lecito. A questa sospensione, sarà sempre legata la rifondazione dell’ordine. E proprio a tal proposito, dopo la festa arriva la Quaresima, il tempo della penitenza. Come dire, dopo la sbornia collettiva, arriva il pentimento, quello però, non del tutto collettivo.
Con questa breve spiegazione, la risposta alla domanda “se oggi il Carnevale possa rivestire ancora un ruolo importante come un tempo”, è senz’altro, sì.

Gianni Ramin e Margherita Marolo Reali del Fuoco
Il Carnevale prova a tenere unito un tessuto sociale, messo continuamente a dura prova dalla tecnologia e dagli svaghi moderni. E da un elemento che sta caratterizzando sempre più questo nuovo millennio, cioè la disgregazione sociale e la solitudine che ne consegue. E ci si trova tutti immersi in quell’isteria collettiva positiva che ci fa estraniare dal mondo reale, invitandoci a condividere gioia e spensieratezza, come fossimo tutti una grande compagnia di amici.
In Italia quasi ogni comune, piccolo o grande che sia, ha una maschera di Carnevale che lo rappresenta, ne citiamo alcune tra le più conosciute perché maschere di grandi città, come Arlecchino, Brighella, Capitan Spaventa, Dottor Balanzone, Gianduja, Colombina, Meneghino, Meo Patacca, Pantalone, Pulcinella, Rugantino, Stenterello.
Anche Brusasco ha la sua leggendaria maschera di Carnevale, cioè il Re del Fuoco.
Tutto nasce nel 1950. Il tema del carro di Carnevale di quell’anno, che rilanciò la tradizione carnevalesca brusaschese dopo la sospensione a causa della guerra, fu la goliardica rappresentazione della separazione dei due comuni un tempo uniti, cioè Brusasco e Cavagnolo.
In quell’anno l’Unione Pro Brusasco diede vita al Re del Fuoco.
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Presentazione dei personaggi del Carnevale
E grazie al lavoro organizzato e alle brillanti trovate di Renzo Vaj, quell’evento diventò negli anni il Carnevalone di Brusasco, per molto tempo il più importante della zona. Una festa comandata a cui ci si preparava con vero rispetto un mese prima con la Festa delle Borgate.
“Quintali di fagioli e salamini venivano distribuiti prima della grandiosa sfilata dei carri allegorici.”
Questo ci racconta l’uomo che abbiamo incontrato, colui che ha indossato i panni della maschera di Carnevale di Brusasco per ben 17 anni, il vero e unico Re del Fuoco, affiancando circa 8 regine diverse, insomma un’icona in paese.
Stiamo parlando di Gianni Ramin, per tutti semplicemente “Ramin”.
Ramin arrivò a Marcorengo da Padova con la famiglia il primo ottobre del 1954 all’età di 5 anni. La mamma affrontò il viaggio da Veneto con il pancione, poiché era incinta del fratello, che vide la luce l’11 ottobre.
A soli 17 anni, cioè dal 1966, entrò nella Unione Pro Brusasco, dove tuttora presta servizio di volontariato. Oggi è anche presidente della Fidas di Brusasco, la Federazione italiana associazioni donatori di sangue.
Ramin ci spiega che ci sono stati anni durante i quali i carri allegorici del Carnevalone di Brusasco prendevano parte alle sfilate importanti della regione, come quella di Torino in via Roma o quella di Ivrea.
“Pensi che veniva da Torino una ditta mandata dalla maschera del capoluogo Gianduja, apposta per caricare il trenino con gli 8 vagoncini, con sopra Re e Regina del Fuoco con tutta la Corte, alla sfilata della città. Negli anni durante i quali ho indossato la maschera del Re del Fuoco, c’era una partecipazione di massa, la gente amava il Carnevale. Una cosa che non dimenticherò mai è che dopo il Carnevalone, alla sera, le strade del paese erano sommerse di caramelle e coriandoli”.
Ramin racconta fiero questo particolare, a sottolineare l’importanza che rivestiva Brusasco durante il Carnevale di quegli anni.
Poi il racconto si fa più scuro, come il viso di Ramin, che prosegue: “adesso tutto si è perso, purtroppo. Siamo disuniti, abbiamo barattato lo stare insieme con lo stare da soli. Oggi, lo sa il problema qual è? C’è troppa invidia. Che tristezza”.
Quello stare insieme, quel festeggiare, dimenticando tutti i problemi e i sacrifici, era proprio la giusta terapia contro la depressione e la solitudine che oggi ci braccano, un po’ tutti, chi più chi meno.
Ma Ramin continua questa storia, una storia quasi magica perché ci racconta di una vera e propria età dell’oro. “Dopo i primi anni, al Carnevalone si è iniziato a invitare sempre più paesi, e lo sa che ci sono stati anni in cui al Carnevalone di Brusasco partecipavano circa 60 comuni? Arrivavano da tutte le parte della regione, da Vercelli, da Biella, da Asti, da Ivrea. Era una cosa magnifica davvero, uno spettacolo. E io che vestivo i panni del Re del Fuoco, ero il centro della festa. Mi viene la pelle d’oca a ripensarci”.
Gianni si commuove, ma giusto un poco, lui che ha un carattere giocoso, con il suo sorriso contagioso e sempre pronto a riversarlo su chi gli sta attorno.
E ci crediamo. Anzi, proviamo per un attimo a immaginare quello spettacolo, quelle vie di Brusasco prese letteralmente d’assalto dalla gente in festa.
Gente che arrivava da tutto il Piemonte o quasi. Quel fiume di gente con la sola grande voglia di divertirsi tutti insieme, come dicevamo all’inizio dell’articolo, sotto l’influenza benefica di quella isteria che è il Carnevale. L’isteria della condivisione, sì, perché quando gli esseri umani sono così emancipati da riuscire a condividere esperienze tra loro, c’è sempre un salto verso il Creato che l’uomo è capace di fare, come testimonianza del vero motivo per il quale si trova qui sulla terra, cioè prendersi per mano e stare insieme in armonia.
E per riallacciarci alla domanda iniziale, noi siamo convinti che al Carnevale la popolazione voglia sempre partecipare, per un’esigenza tipica degli esseri umani, cioè quella di ritrovarsi nelle occasioni di festa.
Il Carnevale poi, ha quel non so che di unico, che spinge a gettarsi alle spalle tutti i pensieri, per viverlo giocosamente.
Il programma del Carnevale di Brusasco di quest’anno non è ancora stato pubblicato, ma siamo certi che in paese ci sarà la possibilità di festeggiarlo nel divertimento, tutti insieme.
E com’è quel detto?
“A Carnevale, ogni scherzo vale”.
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