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Un altro piccolo Comune contro Bill Gates!

Brusasco sta con Coldiretti: "No al cibo sintetico". Ma in Consiglio la maggioranza si astiene dal voto

Cibo sintetico

La carne sintetica prodotta in laboratorio

Anche il Comune di Brusasco dice "no" al consumo di cibo sintetico e si unisce ai 250 mila italiani che ad oggi hanno sottoscritto la petizione per promuovere una legge che vieti la produzione di cibo sintetico in Italia, nonché l’uso e la commercializzazione, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi...

Nell'ultima seduta consiliare, dopo un'ora di acceso dibattito tra la maggioranza del sindaco Giulio Bosso e la minoranza della capogruppo Anna Marolo, si è arrivati ad una sintesi sul punto all'ordine del giorno avente ad oggetto il sostegno e l'adesione alle iniziative di Coldiretti contro il cibo sintetico. 

Nello specifico, su proposta dell'ex parlamentare e consigliere comunale di "Per Brusasco e Marcorengo" Carlo Giacometto, il sostegno è diventato una mozione che è passata con i voti dell'opposizione e l'astensione dell'intera maggioranza. 

Che cos'è il cibo sintetico?

O meglio, che cosa si intende per carne sintetica, latte sintetico, uova sintetiche o pesce sintetico?

Facciamo un passo indietro. 

Con "sintetici" si intendono tutti quegli agglomerati cellulari che riproducono le fibre muscolari animali, ma anche latticini, pesce e uova, attraverso processi biotecnologici in laboratorio. 

Leggiamo dalla rete, perché sull'argomento c'è ancora molta confusione: "C’è la fake meat, finora forse la più famosa ma conosciuta con tanti nomi differenti, oltre che al centro di investimenti multimiliardari. Questa è una carne vegetale – quindi vegetariana e spesso vegana – che si ottiene con sostituti vegetali, arricchiti da aromi, capaci di restituire sapore e consistenza della vera carne. Ecco come nascono quindi gli Impossible Foods o la Beyond Meat. C’è poi, però, anche la clean meat: la carne coltivata in laboratorio che, invece, si ottiene da clonazione delle cellule staminali estratte dagli animali – che non vengono quindi macellati – e poi riprodotte in vitro".

Le infrastrutture biotecnologiche, in alcuni mercati, sono già autorizzate a operare.

Il caso più eclatante è quello degli USA, con la Food & Drug Administration ha recentemente dato il via libera alla commercializzazione di nuggets di pollo coltivati dalla startup californiana Upside Foods.

Bill  Gates

Il testimonial più celebre del cibo sintetico è Bill Gates, che si è già espressoa favore della carne sintetica già descritta come uno dei trend del futuro prossimo. Tra molte polemiche.

Per alcuni è una scelta "etica", una soluzione per arrestare le emissioni di gas serra o contrastare la fame nel mondo. Per altri, invece, quella dei cibi sintetici è una sciagura da evitare.

La petizione di Coldiretti

Sono già oltre 250mila le persone che hanno firmato su tutto il territorio nazionale per promuovere una legge che vieti la produzione di cibo sintetico in Italia, nonché l’uso e la commercializzazione, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi.

Tra i firmatari personalità illustri come il premier Giorgia Meloni e il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, parlamentari nazionali ed europei, sindaci, personalità della cultura, dello sport e dello spettacolo, imprenditori, vescovi.

Coldiretti ha promosso la petizione contro il cibo sintetico per una serie di motivazioni.

Bruno Mecca Cici di Coldiretti Torino

Ne leggiamo alcune: "(il cibo sintetico, ndr) è prodotto in bioreattori; non salvaguardia l’ambiente perché comporta un maggiore consumo di acqua ed energia rispetto agli allevamenti tradizionali e soprattutto è meno efficiente di quelli oggi più performanti; limita la libertà dei consumatori e omologa le scelte sul cibo; favorisce gli interessi di pochi operatori, monopolizzando l'offerta di cibo nel mondo; non tutela la salute non essendoci garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e l’esperienza maturata è ancora troppo limitata per giungere a conclusioni differenti", ecc... ecc....

Il voto del Consiglio di Brusasco

L'altra sera le argomentazioni di Coldiretti sono state portate nel Consiglio del piccolo Comune del chivassese.

Sul punto s'è aperto il dibattito, con il parlamentino che s'è diviso. La maggioranza ha proposto inizialmente un rinvio dell'ordine del giorno per fare ulteriori approfondimenti, l'opposizione cs'è detta subito favorevole al sostegno a Coldiretti: anzi ha fatto suo, con una mozione, l'impegno dell'associazione di categoria degli agricoltori. 

Morale: s'è votato e la mozione che impegna "il sindaco e la Giunta comunale ad adottare, nel rispetto delle rispettive competenze, tutti i provvedimenti utili al sostegno della petizione di Coldiretti contro il cibo sintetico, fornendo a tal fine specifiche direttive ai competenti uffici e servizi del Comune anche per la sollecita trasmissione della presente deliberazione al Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste" è passata con il solo voto favorevole dell'opposizione.

Carlo Giacometto, consigliere comunale ed ex parlamentare

"Il tema riguarda la salvaguardia del made in Italy e della capacità del nostro Paese di essere nello scacchiere mondiale tra i maggiori produttori di materie per agricoltura - ha detto Giacometto -. Da un lato si sottolinea la possibilità di realizzare cibo attraverso cellule che vengono riprodotte non con i metodi naturali che conosciamo, anche andando a ridurre l’uso di risorse, dall’altro allo stesso tempo si dà la possibilità a pochi grandi player mondiali, che hanno fatto investimenti, di monopolizzare il mercato mondiale di questo cibo. Si rischia che un’eccellenza come l’agricoltura italiana venga espulsa dal mercato da grandi multinazionali che possono impiegare risorse per investimenti, con modalità diverse".

Giulio Bosso, sindaco di Brusasco

Per la maggioranza, con questi elementi, la petizione di Coldiretti non sarebbe esaustiva. "La petizione fornisce slogan e non dati - ha spiegato la consigliera Daniela Serra -. E' una petizione che mette nella condizione di percepire una sola posizione, quella del o si fa così oppure metteremo in crisi l’economia in Italia. Il fatto che si faccia riferimento alla libertà di consumo dei consumatori non lo trovo accettabile. Di conseguenza, per me, Coldiretti poteva presentare una petizione migliore".

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