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VERCELLI. Covid-19: ospedali al collasso, i medici: «necessario il lockdown» Ma l’Ascom e i ristoratori protestano in piazza contro le restrizioni

Un mese pessimo, quello di ottobre, sul fronte del Coronavirus: a Vercelli e provincia l’hanno contratto (almeno) 981 persone, molte di più anche rispetto al bimestre nero marzo-aprile. Inoltre si registrano 9 decessi di persone con Covid-19: nell’ultimo trimestre, tra luglio e settembre, erano state complessivamente solo 6. Nel Vercellese da marzo i morti con Covid-19 sono stati 234.

La sera del 31 ottobre in tutto il Vercellese si contavano 862 positivi, di cui 238 nel capoluogo. Pesanti anche le situazioni a Crescentino, Trino, Saluggia, Livorno e Cigliano (v. articoli qui sotto), a Santhià (39) e a Tronzano (15).

Mercoledì scorso l’Ascom vercellese ha organizzato in piazza Cavour la manifestazione “Siamo a terra”, con baristi e ristoratori che protestavano per la chiusura serale anticipata. I medici ospedalieri e quelli di base, intanto, vista la situazione sanitaria, chiedono a Governo e Regione un lockdown generale: di questo passo, infatti, tra qualche giorno non riusciranno più a garantire cure e assistenza a tutti. Il primario del pronto soccorso dell’ospedale di Vercelli, Roberta Petrino, dopo aver visto alcune fotografie di manifestanti ha commentato su Facebook: «In piazza c’erano striscioni con scritto “la salute senza libertà non vale niente”. Quando avranno un casco in testa o un tubo in gola mi diranno cosa vale di più». La sua presa di posizione è stata duramente criticata dal parlamentare locale Paolo Tiramani (Lega) e da parecchi leoni da tastiera leghisti.

La Regione ha individuato nel nosocomio “Ss. Pietro e Paolo” di Borgosesia il Covid hospital per la provincia di Vercelli. Sabato mattina, inoltre, nel piazzale dell’ospedale “Sant’Andrea” sono stati ultimati, a cura del Reggimento Artiglieria a Cavallo di stanza alla Caserma Scalise, i lavori per l’installazione delle tende dell’esercito che potranno ospitare fino a un massimo di 20 persone.

L’Asl di Vercelli ha deciso di sospendere tutti gli esami e le visite programmate differibili in ospedale. Inoltre ben quattro medici di famiglia vercellesi si sono ammalati: due sono stati ricoverati al Sant’Andrea e per gli altri due si sta valutando la situazione in queste ore.

Infine, sempre a Vercelli, la casa di riposo Piccola Opera Charitas ha scritto ai parenti di nove ospiti: «Attualmente non siamo in grado di garantire un servizio adeguato alle necessità del suo congiunto, che sarà dimesso entro le 48 ore. È con amarezza che si è presa tale decisione, ma necessaria». Nella casa di riposo ci sono stati alcuni positivi tra gli assistenti, per lo più tra gli oss, e questo ha provocato un’improvvisa carenza di organico: «tra venerdì e sabato - ha dichiarato la presidente del cda Tiziana Archero - si sono messi in malattia 10 operatori su 17, tutti asintomatici, e con i rimanenti non si riesce a garantire la dovuta assistenza. Mi sono trovata con sette assistenti in dieci turni, e ho dovuto fare una scelta, rivolta agli autosufficienti che possono andare a casa».

All’Università del Piemonte Orientale le lezioni si tengono da settembre con sistema misto (alcuni studenti in aula, altri collegati da casa), ma il Senato Accademico non esclude di ridurre ulteriormente la presenza di docenti e allievi nelle sedi vercellesi.

Nella graduatoria delle province piemontesi più colpite dal Covid-19, quella di Vercelli è la quarta (ha contratto il virus l’1,61% della popolazione), dopo quelle di Torino (1,73), Asti (1,68) e Alessandria (1,64%).

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