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PONT. Lavori di ristrutturazione della scuola media: salta il contributo di 220.000 euro della Regione

Il Comune di Pont ha perso un importante finanziamento per la ristrutturazione dell’attuale scuola media, destinata in futuro ad ospitare la Primaria. Si tratta di 220.000 euro che sarebbero dovuti arrivare dalla Regione su una spesa prevista di 300.000 per rifare i bagni, la cucina, i pavimenti: il 70% lo avrebbe messo la Regione, il 30% il Comune. Lo ha comunicato il sindaco Bruno Riva nel corso dell’ultimo consiglio del 2020, quello del 18 dicembre. Di chi la colpa? Dell’incapacità di una nuova amministrazione che non sa come muoversi (come ha lasciato intendere l’ex-sindaco Paolo Coppo) o di un’eccessiva disinvoltura dell’amministrazione precedente, che pur di fare le cose in fretta aveva  interpretato le norme in modo disinvolto?

La motivazione con cui i fondi sono stati negati è che i lavori in progetto erano stati in parte già effettuati e questo non è previsto dalla legge: per iniziarli si sarebbe dovuto attendere la pronuncia della Regione. In effetti, utilizzando il proprio 30%, il Comune aveva già provveduto al rifacimento dei bagni. Perché si è fatto così? Sicuramente per la fretta che ha caratterizzato ogni iniziativa negli ultimi dieci anni: fare in fretta, fare in fretta è stato l’imperativo di Coppo. In questo caso c’era anche una necessità pratica: come più volte abbiamo spiegato, tutto il settore scolastico a Pont è stato inserito in un puzzle dove ogni pezzo è collegato a vari altri o, se si preferisce, fa parte di un un meccanismo nel quale, qualora un elemento s’inceppi, si blocca a catena tutto il resto.

Così facendo però si è bloccato tutto lo stesso: quando il progetto è approdato sui tavoli della Regione è stato respinto. E’ la legge, non si scappa. Oppure sì? Lascia perplessi una frase pronunciata da Coppo che,  dopo aver dichiarato: “Sono basito, è gravissimo” ed aver di nuovo ripetuto: “E’ gravissimo!  ha posto al suo successore una domanda apparentemente strana: “Hai telefonato? Dovevi telefonare!”. Chi avrebbe dovuto chiamare e per chiarire quali aspetti del problema se erano già chiari? Forse da questo si vede la differenza fra  due modi molto differenti di concepire la gestione della  Cosa Pubblica: rigida applicazione delle regole da una parte, disinvolta gestione delle stesse dall’altra.

Coppo, ad esempio,  continua a sostenere: “Se ci fossi stato io, i ragazzi sarebbero nella nuova scuola da settembre!”.

Non si capisce come sarebbe riuscito a farlo. Li avrebbe sistemati nella sede prescelta senza attendere i collaudi oppure  è dotato di bacchetta magica e grazie a questo le complicate operazioni si sarebbero risolte in due giorni anziché richiedere settimane?

Il suo sembra un atteggiamento un po’ facilone  ed  i nodi di questa faciloneria stanno venendo al pettine, gravando ovviamente sulle spalle del suo successore.

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