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IVREA. C’è un progetto per il restauro arboreo della tomba di Adriano Olivetti

Tutt’intorno alla tomba di Adriano Olivetti quegli alberi e quel verde che c’erano quando fu costruita... A promuovere il  “restauro arboreo”, a sua insaputa considerando che stava solo cercando qualcuno che potesse fare un intervento di pulizia, è stata la “mitica” Rita Munari (chi non la conosce?), qualche anno fa, parlandone con Alessandro Massa, un eporediese doc, arboricoltore, vivaista, arrampicatore, amante degli sport estremi e tante, tantissime altre cose. Avrebbe potuto farle pervenire un “preventivo” e morta lì. Lo avrebbe fatto chiunque ma non lui che si è presentato qualche tempo dopo con un progetto vero e proprio curato da un’associazione  senza scopo di lucro chiamata “Tree Climbing”, di cui lui è vicepresidente e che conta in città qualcosa come 16 iscritti, tra cui l’architetto Maddalena Bracco e un dottore forestale. E non si parla di sole piante, ma anche di storia, di cultura, di patrimonio, di un luogo visitato ogni anno, e negli anni, da centinaia di “amici” provenienti da tutta Italia. E per ritornare alle origini evidentemente si è fatto anche un lavoro di ricerca partendo dai parenti, togliendo e aggiungendo sulla carta tutto quello che è emerso dalle vecchie foto ingiallite e dai ricordi.  “L’associazione di cui sono vice presidente - ci racconta Massa -  si occupa tra le altre cose di divulgazione scientifica sulle buone pratiche dell’arboricoltura. Per essere più chiari, c’è chi si occupa di erbacee e di arbusti, noi ci occupiamo di alberi...”. L’altra settimana Massa è stato invitato dal presidente  Francesco Comotto ad intervenire durante una commissione consigliare “assetto del territorio”.  “Siamo stati coinvolti e ne siamo onorati - ci spiega - per parlare del progetto calato sulla tomba Olivetti ma anche per esprimere un parere, in chiave moderna, sulla gestione del patrimonio arboreo cittadino da un punto di vista progettuale e manutentivo. Si è partiti dall’esame del regolamento del verde risalente al 2016. Ivrea è stata una delle prima città ad averne uno, insieme a Torino e a Pavia,  prima di Milano e Roma. Il punto di partenza è che non si può dare spazio alla libera interpretazione o a professionisti alla buona....”. Che poi sono quelli pronti, ogni tre per due, a lanciare l’Sos sugli alberi malati e che, prima o poi, si schianteranno a terra uccidendo qualche passante.
massa Alessandro
“Una leggenda - mette le mani avanti Massa - Esiste una scienza per evitarlo...”. Il regolamento ha previsto un anno zero con il censimento di tutti gli alberi e una scheda sullo stato di salute. E vi si trovano anche regole di “alberi cultura” moderna sulle nuove realizzazioni, sulle manutenzioni e sulle potature. “Per esempio non tutti sanno che quando si taglia la chioma, quello che succede sopra succede anche alle radici e si perde in stabilità - ci spiega Massa - Nel dopoguerra gli alberi venivano tagliati drasticamente per fornire legna. Questo non funziona in uno spazio urbano, tra scavi e asfalti. Ci sono da considerare una serie di problemi che si ripercuotono nel terreno....”. Gli occhi sono puntati su un patrimonio comunale di circa 4 mila piante più tutte quelle presenti nei giardini privati che sono comunque patrimonio di tutti non foss’altro che forniscono ossigeno.  “Il cittadino come custode - aggiunge Massa - E il regolamento del 2O16 va in questa direzione , cioè puntando molto sull’educazione ambientale e su una serie di obblighi tra cui il divieto di abbattimento. Come tutti sanno non si può buttare giù un albero a sentimento ma solo in seguito al giudizio di un agronomo e con un piano compensativo: tolgo un albero e ne piantumo un altro...”.  Il problema dunque non è il regolamento ma le difficoltà dell’Amministrazione nel farlo rispettare. “Abbiamo chiesto più rigore e più pubblicità - passa e chiude Massa - I cittadini devono smetterla di dire che cosa devono fare i giardinieri. E’ un po’ come se il paziente desse dei consigli al medico sulla terapia giusta....”. Tornano alla tomba di Adriano Olivetti ora non restano da fare che poche cose: trovare i soldi e approvare il progetto in giunta, tra gli applausi di Munari, dei cittadini e delle Opposizioni.
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