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Pestaggi nel carcere di Ivrea Il Garante nazionale ha chiesto alla Procura di Torino di avocare le quattro inchieste

Pestaggi nel carcere di Ivrea Il Garante nazionale ha chiesto alla Procura di Torino di  avocare le quattro inchieste

Carcere

Sia l’emergenza Covid che quella legata alle inchieste in carcere sottolineano il ruolo che la Regione Piemonte e l’assessore alla Sanità hanno nel carcere. Infatti oltre un terzo dei detenuti positivi al Covid-19 sono in Piemonte, in particolare a Torino, Saluzzo e Alessandria, e le inchieste di Ivrea e di Torino ci segnalano l’urgenza di un rapporto nuovo e più efficace tra la sanità penitenziaria, che è servizio regionale, e l’amministrazione del carcere. Questo perché dobbiamo adottare procedure condivise che ci permettano di evitare crisi e abusi, ma anche di garantire sia i diritti dei detenuti che la tranquillità degli operatori penitenziari”. Questo, in estrema sintesi, il pensiero del garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, esternato poco prima di ferragosto nell’Aula di Palazzo Lascaris, nell’ambito della relazione annuale sulla situazione carceraria del Piemonte.  “Si parla sempre di nuove strutture - ha aggiunto Mellano - però noi abbiamo in Piemonte 500 posti che non sono disponibili perché in ristrutturazione: il carcere di Alba è chiuso quasi interamente e a Cuneo c’è un intero padiglione chiuso, un altro mezzo chiuso, e solo uno interamente attivo. I detenuti in Piemonte oggi sono 4202, a fronte di una capienza regolamentare di 3783. Facendo un po’ di manutenzione straordinaria si potrebbe dare una risposta il problema del sovraffollamento. Ristrutturare è più sensato che costruire un carcere nuovo perché non bastano i muri, c’è tutta una struttura da creare e da dotare di personale”.  “Naturalmente se la pena deve puntare al recupero è importante attivarsi anche sul fronte delle pene alternative. La Regione Piemonte su questo ha ripreso la strada del sostegno al reinserimento sociale, sia con progetti finanziati autonomamente sia con altri. Anche se non è mai abbastanza, qualcosa è partito”. 

Le inchieste eporediesi

Il Garante regionale Bruno Mellano ha anche riportato all’attenzione i quattro episodi di violenza accaduti a Ivrea, con la conferma che nel febbraio scorso, quando è scoppiato il caso “Vallette”, l’avvocata del Garante, Maria Luisa Rossetti, ha chiesto aiuto alla Procura generale di Torino depositando un’istanza di avocazione dei fascicoli aperti a Ivrea.  Stando alle denunce, i maltrattamenti dei detenuti avvenivano all’interno della “cella liscia”, quella che dalle guardie penitenziarie veniva chiamato “l’acquario”: una stanza al piano terra del carcere che avrebbe dovuto essere la sala d’attesa dell’infermeria e dove, invece, i detenuti venivano chiusi anche per ore, senza che nessuno potesse vedere all’interno, mentre erano sottoposti a trattamenti “di contenimento”. Le segnalazioni riportano tre pestaggi specifici, compresa quella poi battezzata la “repressione di ottobre” per i fatti avvenuti nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2016. Testimonianze molto dure nelle quali si raccontava di almeno due detenuti vittime delle guardie carcerarie, trattenuti prima in una delle celle del carcere e poi nel cosiddetto “acquario”. La Garante nazionale, Emilia Rossi, dopo una visita a Ivrea confermò il racconto delle vittime in una relazione ufficiale: “Gli agenti fecero ingresso nella stanza di uno di loro lanciando il getto dell’idrante sul pavimento interno e lo presero violentemente a schiaffi e pugni sul viso e sulla testa e, quando era scivolato a terra, a colpi di manganello sul costato”. Lo stesso racconto è riportato anche dall’associazione Antigone e sulla pagina web infout.org, sulla quale gli altri detenuti scrissero: “Noi qui stiamo testimoniando tutto quello che è accaduto, poteva esserci un altro caso Cucchi, addirittura più accentuato e che avrebbe coinvolto altre persone”. Morale? La procura di Ivrea, ha risposto con quattro richieste di archiviazione, ed è poi stato il gip Stefania Cugge a rimandare indietro i fascicoli chiedendo di svolgere indagini ulteriori per individuare i responsabili dei pestaggi. Da qui la decisione dell’avvocato Rossetti di chiedere aiuto alla Procura di Torino con un’istanza di avocazione.  

L’acquario c’era e si trovata al piano terreno vicino all’infermeria

Storie di pestaggi in carcere. “Poi toccò a me. Di colpo aprirono il blindo e con un getto di acqua gelata di idrante mi stordirono e entrarono in tre o quattro velocemente in cella, mi buttarono per terra ammanettandomi e mi diedero nei costati dei colpi di manganello, poi mi tirarono su e nel tragitto verso l’infermeria, nei corridoi e per quattro piani di scale, presi schiaffi e manate in testa, finché non venni lasciato, credo qualche ora, chiuso senza vestiti, nell’Acquario al piano terra”. Si dirà: “Tutto falso..”. “E’ solo scivolato, caduto!”. Ma sul referto, il medico che quella sera visitò il detenuto, scriverà che la caduta da lui descritta “non è compatibile con le lesioni  riscontrate…”. La cella “Acquario”, una cella liscia, una sorta di sala d’attesa senza panca, senza riscaldamento e con le finestre oscurate i detenuti non se l’erano sognata. Lo dirà bene il  Garante Nazionale in una relazione pubblica redatta in seguito ad una attenta visita presso il carcere di Ivrea. L’”acquario” c’era si trovava al piano terreno, vicino all’infermeria. Per quei fatti, risalenti alla notte tra il 25 e il 26 novembre del 2016, si è svolta, nel febbraio dello scorso anno, un’udienza in tribunale a Ivrea durante la quale la Procura ha chiesto l’archiviazione, il Garante Comunale si è opposto e il gip Stefania Cugge ha dato loro ragione, disponendo altri sei mesi di indagini e accogliendo così le richieste dell’avvocato Maria Luisa Rossetti. Da una parte ci sono gli esposti dei detenuti sui pestaggi subiti, rimbalzati agli onori della cronaca grazie al Garante Nazionale che ha redatto una relazione pubblica. Dall’altra  gli agenti  che dicono di vivere in condizioni disumane e che non ci stanno più a passare come i “cattivi”. Finita qui? No! Agli atti una lettera, con nomi e cognomi, inviata dal detenuto Matteo Palo di Chivasso ai Radicali e pubblicata sul sito infoaut.org.  Si raccontano i fatti della notte tra il 25 e del 26 ottobre 2016 che sarebbero (il condizionale è d’obbligo) state sedate dalla polizia “con un pestaggio ai limiti della sopportazione e due detenuti quasi in fin di vita”. Ultima fermata di un calvario cominciato con la protesta del 14 ottobre dello stesso anno organizzata per richiedere un televisore in cella. E’ il racconto di chi si era ritrovato ostaggio di 3 o 4 agenti. E’ la disperazione che sale di notte, quando la direttrice non c’è. 

Altri fascicoli

Ci sono anche altri tre fascicoli, relativi a fatti analoghi. Di tutti la Procura di Ivrea ha richiesto l’archiviazione. In due di questi, contro ignoti, il Garante comunale e l’associazione Antigone hanno chiesto alla Procura Generale di avocare le indagini. Per il terzo il GIP aveva già respinto una prima richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini, ma la Procura aveva nuovamente richiesto l’archiviazione. L’attuale Garante comunale, Paola Perinetto, e l’associazione Antigone chiedono che su tutti gli episodi denunciati sia fatta chiarezza affinché quanto emerso ed in particolare quanto rilevato dal Garante Nazionale non venga accettato come una fatalità, ma vengano perseguiti i responsabili e non si ripetano mai più episodi simili. Oggi alla luce di quanto successo al carcere Le Vallette di Torino si guarda a tutta questa brutta storia in modo diverso...  

Lettera dal carcere  sui pestaggi e abusi  del 25  ottobre 2016

Noi sottoscritti Agostino Stefano, Esposito Giovanni, Palo Matteo, Maccarone Francesco dichiariamo quanto segue: Siamo detenuti presso la Casa Circondariale di Ivrea, nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2016 sono accaduti pestaggi ed abusi verso sei detenuti, tra cui: Angelo, Boccale Francesco, Edoardo Surco,Dolce Marco, Alex sudamericano e Paparazzo. La sera del 25 ottobre al 4° piano si trovavano 4 dei ragazzi sopra indicati, che con delle urla gridavano e gridavano per farsi sentire da noi e da tutti i detenuti con la speranza che li sentissimo e potessimo capire cosa stesse accadendo lassù. Verso le 23.00 sentivamo le urla di Surgo Edoardo:“Stanno entrando!” In quel momento capimmo che gli assistenti si stavano preparando per fare irruzione nelle celle, sentimmo ancora i compagni gridare: “venite uno alla volta.” Gli assistenti di Ivrea avevano chiamato in rinforzo i colleghi di Vercelli, presentatisi in assetto antisommossa muniti di manganello e scudi, causando con questi abusi e violenze verso i nostri compagni. Addirittura noi del 1° piano abbiamo sentito gli assistenti che ad un certo punto urlavano: “Basta così li ammazzate.” Allora ad un certo punto dopo il pestaggio e gli idranti, tutto si è fermato. Silenzio. Poi la mattina seguente verso le 13.00, prima io (Palo Matteo) passando per l’infermeria mi accorgo che nella saletta detta “l’acquario” c’era Surco Edoardo sdraiato per terra con un evidenti trauma alle braccia e al corpo. Ma la cosa più atroce è che io, Esposito Giovanni, Agostino Stefano mentre andavamo in infermeria come tutti i giorni alle 13.30, di sfuggita dai vetri oscurati del ”acquario” vedemmo una coperta e sotto una forma di un corpo. Subito cominciammo a battere la prima volta con esito negativo, interrotti dall’assistente dell’infermeria che ci disse:”Dai facciamo presto e andate su”. Non contenti al nostro ritorno facemmo presente alla Dottoressa del Sert quello che avevamo visto: “Un corpo coperto, che al nostro battere sul vetro non dava segni di vita!” Subito la Dottoressa si alzò e venne a controllare, ma nel frattempo giungevano una quindicina di assistenti per allontanarci. In quel momento Edoardo Surco si alzò e tutto barcollante ci disse: “Guardate cosa mi hanno fatto.” Aveva tutto il corpo tumefatto ed era in mutande e canotta, dopodiché gli Assistenti con vigore ci hanno allontanato. Tutto questo è successo anche con Grottini e Alex il sudamericano. La sera del 26 ottobre i due furono trasferiti verso altri carceri, tra cui Novara e Cuneo, questo per non far vedere ai dottori e agli altri detenuti quello che era successo. Noi qui stiamo testimoniando tutto quello che è accaduto, poteva esserci un altro caso Cucchi, addirittura più accentuato e che avrebbe coinvolto altre persone. Il caso che abbiamo appena spiegato è stato scaturito per questi seguenti motivi: in questa struttura detentiva dove tutti noi dobbiamo stare è malfunzionante e mal gestita, ci sono problemi igienico sanitari, il vitto non funziona adeguatamente. La televisione in alcune celle non esistono e dove ci sono hanno il tubo catodico non più a norma, di conseguenza si ricevono alcuni canali, i materassi sono putridi e fatiscenti. Le reti fuori dalle sbarre delle finestre anch’esse non più a norma per la vista; le brande sono bullonate al pavimento e i blindi delle celle non rispettano le norme vigenti, all’interno di queste la capienza sarebbe per una singola persona ma sono occupate da due detenuti. Il sopravvitto è il più caro del Piemonte, ad esempio 1 bombola di Gas qui costa 2,50 euro mentre al LoRusso e Cotugno di Torino costa 1,50 euro e così per tutto il resto del sopravvitto. La fornitura amministrativa non viene data quasi mai, un detenuto con due rotoli di carta igienica. La dignità non esiste.

Agostino Stefano, Palo Matteo, Esposito Giovanni, Maccarone Francesco

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