AGGIORNAMENTI
Cerca
23 Febbraio 2020 - 01:00
È Paola Gregorutti in Paonessa la Mugnaia dell’edizione 2020 del Carnevale di Ivrea.
Paola è nata ad Ivrea il suo orgoglio eporediese sprizza da tutti i pori: “Amo la mia città – sottolinea più volte con occhi scintillanti –. Mio marito è di Ivrea. Sia lui che la mia famiglia arrivano da Bellavista, quartiere cui sono profondamente legata. Amo Ivrea e l’ho scelta per viverci e crescere i nostri figli in una dimensione molto familiare. Viviamo in centro e per me è bellissimo scendere e salutare i miei vicini, il panettiere. Io qui mi sento a casa. Adoro la mia città e appena ho saputo che sarei stata io la Mugnaia, il mio pensiero è andato agli eporediesi, agli aranceri, a tutte le componenti. La mia speranza è quella di trasmettere la mia gratitudine immensa”.
Paola Gregoretti è vissuta a Cerone (frazione di Strambino) con mamma, Laura Grampioggia, il papà Claudio e il fratello Marco, fino a tredici anni fa quando si è sposata con Marco Paonessa. Era il 2007. Insieme hanno avuto due figli, Filippo, di undici anni e Nicolò, di dieci.
Io e Marco siamo insieme da vent’anni - ci racconta Paola – ero appena ritornata dal mio Erasmus di una anno all’estero quando l’ho conosciuto. Studiavo farmacia, ma poi ho fatto altro nella vita. Oggi ho due studi dentistici. Uno a Caluso ed uno ad Aosta.
Raccontaci il tuo rapporto con il Carnevale
Il mio amore per il Carnevale nasce da mio papà Claudio che è stato uno dei fondatori, nel 1964, della squadra di aranceri degli Scacchi. E’ stata la terza squadra dopo gli Asso di Picche (1947), la Morte (1956). Sono stata cresciuta a pane e arance. Sono un arancere. Ho sempre tirato negli Scacchi.
A quanti anni hai iniziato a tirare?
Ho iniziato alle medie. Mio padre caricava in macchina me e i miei amici e ci portava a a Ivrea. Anni a tirare tra aneddoti, storie buffe, scherzi fra una squadra e l’altra, allenamenti in riva alla Dora per arrivare preparati.
Una passione che hai tramandato anche ai tuoi figli?
Assolutamente sì. Non vedono l’ora di andare a tirare anche loro. Andranno lunedì con il papà. Il battesimo per loro è stato tre anni fa.
Quindi il tuo Carnevale è da arancere?
Sì, il mio Carnevale è da arancere, ma la parte storica, il corteo storico, è sempre stato un sogno o quanto meno una magia che osservavo da lontano e non avevo mai pensato di interpretare nel ruolo principale.
Era il tuo sogno da bambina?
Sì, ma un sogno non detto. Quasi per proteggerlo. Questa idea è nata in punta di piedi. Come ipotesi remota. Un sogno grande. L’abbiamo custodito fino all’ultimo io e Marco tra di noi. Ai bambini l’abbiamo detto solo martedì sera.
E i bimbi, cos’hanno pensato di mamma Mugnaia?
Filippo ha pianto e Nicolò ha subito chiesto su quale carro sarebbe salito se sul mio o su quello del papà.
E quando hai saputo che saresti stata tu la Mugnaia come hai reagito?
C’è stata magia sin da subito. Rituali che accompagnano ogni passo di questo meraviglioso viaggio
Qual è stato il primo di questi rituali?
Marco Adriano e il presidente della Fondazione sono venuti a casa portandomi un garofano camuffato in una carta di giornale. E’ stato un momento incredibile che non scorderò mai. Quel garofano rappresenta la restituzione che fa la città del garofano che riceve dalla Mugnaia precedente quando il martedì lancia i fiori. Un gesto pieno di significato.
Cosa rappresenta oggi la Mugnaia per Ivrea?
Oggi e in passato la Mugnaia è una figura che rappresenta il coraggio delle donne. Quello di tutti. Io sono una donna molto fortunata, non ho subito lutti difficili fino alla scomparsa di mio padre, un anno fa. In questo frangente così triste della mia vita, ho dovuto sfoderare il coraggio di Violetta. Mia madre è una donna molto forte. La più forte che conosca. Lo spirito di Violetta è con noi tutti i giorni e siamo tutte chiamate ad essere coraggiose come lei. Il messaggio trasmesso è un messaggio di coraggio e di purezza imperitura. Il progetto Violetta la Forza delle Donne porta un messaggio bellissimo cui tutti gli aranceri, tutti, hanno aderito. E questo è un bellissimo sentimento di unione della città. Un sentimento che ho sempre sentito e mi fa sentire protetta nella mia città. Ed è questo che deve essere il Carnevale. Un momento di unione. Mi stringo alla mia città, sento la sua carezza. La sento davvero. E spero di riuscire a trasmettere la stessa gioia. Mi auguro che gli eporediesi, le genti del Carnevale, chi viene nella nostra meravigliosa città, lo senta quanto siamo orgogliosi di noi e uniti.
Hai mai avuto una Mugnaia di riferimento. Una che ti è piaciuta più delle altre. Che ti è entrata nel cuore?
No. Non ce n’è una in particolare. Sono tutte speciali. E io le ho amate tutte. Il sabato sono sempre stata lì, tra la gente, ad aspettare la Mugnaia. E sempre, vedendola affacciarsi, piango. Infatti gli organizzatori si sono raccomandati: mi hanno chiesto affettuosamente di non piangere. Almeno quest’anno… La Mugnaia è una figura senza tempo. Magica. E io le ho trovate tutte, per un verso o per un altro, eteree e bellissime. Ed è per questo che per me è un vero onore e spero di esserne all’altezza.
Quando ti è stato comunicato che saresti stata tu la Mugnaia quest’anno?
Tra Natale e Capodanno. Sono state Feste speciali. Ora ci ridiamo su, ma mantenere il riserbo non è stato semplice. A mia mamma l’ho detto solo la scorsa settimana.
E del Toniotto cosa possiamo dire?
E’ L’amore della mia vita!
Marco Paonessa, raccontaci di te, di voi
Siamo sposati dal 2007. Era il 26 ottobre, un venerdì, una data non casuale. In quel giorno, infatti, molti anni prima, proprio quel giorno, si sono sposati i nonni di Paola. Ho 47 anni. Sono cresciuto a Bellavista è il mio quartiere e lo sento ancora vicino. Sono contento che quest’anno la Mugnaia porti un pezzo di Bellavista con il Generale, anche lui proveniente da lì. Mio papà era operaio Olivetti. Sono, dunque, un figlio della Olivetti. Ho una start up informatica. Si chiama Tezeus. Mi sto occupando di questa nuova creatura da circa un anno e ciò assorbe moltissimo. Sono laureato in scienze dell’informazione. Per quanto riguarda il Carnevale, ci sentiamo un po’ scelti dalla città e quando è successo è stato bellissimo. Un ringraziamento va alla Fondazione e a Marco Adriano che hanno lavorato per noi. Dal momento in cui ce l’hanno comunicato, il lavoro è stato tanto e ci hanno aiutato tantissimo.
Cosa rappresenta Toniotto per la città?
Sono come Melania Trump in questo momento. Faccio un passo indietro perché è giusto chesia così. L’eroina è lei.
Paola raccontaci dei tuoi nonni, cui sei legatissima
Mia nonna compirà 100 anni tra pochi mesi. Si chiama Pedrazzi Umbertina. Conosciuta come Umberta. Mio nonno, invece, ne ha 99 e si chiama Attilio Grampioggia. Vivono a Samone. Io e Marco abbiamo scelto proprio la data del loro matrimonio e ci siamo sposati ad Ivrea in Sala Dorata. Mio nonno Attilio era spilla d’oro Olivetti.
E Filippo è arrivato subito dopo il matrimonio
Sì, al ritorno dal viaggio di nozze alle Canarie. Siamo stati a Lanzarote.
Quali sono le vostre passioni?
Amiamo andare in bicicletta. La macchina di Marco è attrezzata per portare quattro bici. Poi facciamo grandi passeggiate tra i boschi con il nostro cagnolino. Ci piace stare all’aria aperta. Siamo persone semplici. Abbiamo un territorio unico, meraviglioso in cui è bellissimo immergersi.
Adesso che i bimbi sono un po’ più grandi stiamo iniziando a viaggiare un po’ di più. Siamo stati a Parigi, Liverpool, Madrid, in Umbria. Avendo avuto Filippo e Nicolò così vicini, abbiamo ripreso a viaggiare da poco.
Come hai conciliato il lavoro con due figli avuti a così breve distanza l’uno dall’altro?
Ci si rimbocca le maniche e si corre. Poi ho mia mamma che è una gran risorsa. La mia alleata numero uno. Senza almeno un nonno forte, oggi, è impossibile riuscire a fare tutto. La mamma di Marco è mancata dieci anni fa. E’ un vero peccato perché sarebbe stata una nonna fantastica. Ha tirato su quattro figli, tutti maschi, in modo splendido. Per me è un’icona.
Quali sono i tuoi hobby, le tue passioni?
Io sono nata e cresciuta sui cavalli. Per me sono una grandissima passione. Nell’azienda di famiglia a Cerone non ne abbiamo più. Sono un grosso impegno. però ho una cara amica che li ha ancora. Sua madre, che è una cavallante, guida il carro dei Grifoni che sono tutti ragazzi di Cerone che conosco da sempre, amici di mio fratello Marco. Ho giocato tanti anni a pallavolo. Per me resta lo sport più bello del mondo. Giocavo qui a Strambino. I miei orari adesso me lo impediscono. In futuro, chissà… Siamo grandi lavoratori. Me lo hanno insegnato i miei genitori. Per me l’etica del lavoro è fondamentale. E’ una cosa che ho dentro. Mi chiamano, per la mia severità, “Rottermeier” come l’istitutrice di Heidi. Le cose devono essere fatte come dico io. Ma questo dà grandi soddisfazioni lavorativamente parlando. E di ciò sono molto felice e soddisfatta.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.