Cerca

TORRAZZA. Smarino: Frediani presenta in Regione un'interrogazione

TORRAZZA. Smarino: Frediani presenta in Regione un'interrogazione

Francesca Frediani

Smarino: Frediani presenta in Regione un'interrogazione sulla questione relativa al materiale di scavo del tunnel del Tav proveniente dalla Val di Susa, articolata in sette punti. Il 27 dicembre 2019 il Consiglio comunale di Torrazza ha espresso parere favorevole alla “nuova soluzione progettuale” della messa a deposito dello smarino della Valsusa nella grande cava sulla strada per Rondissone. Alla votazione erano assenti Luigi Corna e Rocco Muscedra, usciti dall’aula dopo avere ribadito la loro contrarietà all’arrivo dello smarino indipendentemente dalle tecniche di conferimento adottate. La “nuova” soluzione progettuale, elaborata da TELT, la società pubblica costruttrice della TAV Valsusa, non è granché nuova. La quantità di smarino che sarà stoccato a Torrazza non cambia: 850.000 metri cubi di materiale. Cambia solo il mezzo di trasferimento dello smarino dalla ferrovia Torino – Milano alla cava: un sistema di nastri trasportatori al posto di un collegamento su rotaia. E muta di poco il luogo di deposito: dalla porzione Sud Ovest della cava al suo lato Est.   Tuttavia, vuole vederci più chiaro Francesca Frediani, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione alla giunta regionale del Piemonte, articolata in sette punti. La consigliera chiede ad esempio se il rispetto delle concentrazioni soglia - stabilite dalla legge - di contaminazione nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee “avverrà con rilevamenti in contradditorio con ARPA Piemonte”. Inoltre, Frediani domanda se il nuovo progetto contempli una gestione diversa “in merito all’eventuale ritrovamento di amianto superiore ai limiti previsti dalla normativa di riferimento”. La consigliera chiede poi se è stata opportunamente valutata la profondità della falda e “la possibile contaminazione con inquinanti presenti nello smarino, vista la presenza dell’acquifero profondo sottostante del bacino padano”. Una domanda riguardo anche il paesaggio: il nastro trasportatore produrrà un impatto paesaggistico maggiore rispetto alla precedente scelta del collegamento su rotaia? Ricordiamo che “impatto paesaggistico” vuol dire, tradotto in portafogliese, che se la “vista” peggiora le case perderanno di valore. Infine, Francesca Frediani vuole sapere se, in seguito ai mutamenti apportati, i costi del progetto cambieranno. Domanda comprensibile: la TAV infatti la paghiamo noi, cittadini italiani e francesi. La paghiamo noi tutta quanta, da Torino a Lione. TELT è una società interamente pubblica: metà è dello Stato italiano e metà di quello francese. La sola parte transfrontaliera – sono dati TELT - costa 8,6 miliardi di euro. La progettazione dell’opera è cominciata circa 20 anni fa e – sono sempre dati TELT – ad oggi è stato realizzato solo il 10% degli scavi. Quando mai l’opera verrà terminata non lo sa nessuno. Intanto lo stato spende. Solo per portare a deposito la smarino dalla Valsusa fino a Torrazza, realizzando le infrastrutture necessarie, la spesa dovrebbe ammontare a una trentina di milioni.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori