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11 Febbraio 2020 - 12:26
La storia di Alberto Quagliato è iniziata qualche anno fa, dopo un brutto incidente in autostrada che gli ha parzialmente inibito l’uso di una gamba. Da lì una lunga risalita che l’ha portato ad appassionarsi allo sport e ha partecipare al mondiale indoor di canottaggio, qualche giorno fa.
“Sono un paratleta - racconta - ho passato 3 anni in ospedale, dopo uno scontro in autostrada, e poi con la fisioterapia ho cercato di integrare lo sport e, con il tempo, è diventato qualcosa di più serio. Venerdì e sabato ho partecipato ai mondiali indoor di canottaggio di Parigi, in tutto eravamo 5 italiani, 4 paratleti e 1 normodotato della polizia di Stato”.
Gli atleti, in questa specialità, si piazzano su un remoergometro e “simulano” una sorta di regata. “Ho vinto 2 medaglie - prosegue -, un oro nello sprint dei 500 e un bronzo nei 2 mila metri dietro il pluricampione del mondo e al record man di specialità, mio connazionale. Le gare sono andate in scena in un palazzetto dello sport dove, di solito, si fanno importanti partite di Basket, c’era uno scenario americano. È la prima volta che si faceva in Europa”.
Alberto è tornato da Parigi sabato notte e adesso è pronto a rimettersi in sella. “Ora- continua - si ritorna ad allenarsi in barca per le prossime gare, campionati italiani e mondiali. Quella a cui ho partecipato, nel fine settimana, è stata la mia seconda gara internazionale, ho iniziato a luglio del 2018, ho partecipato a diverse competizioni nazionali. Il “rowing”, prima, era una specialità utilizzata solo per fare fiato, ora è diventata una gara a sé, per questo le competizioni sono diventate molto importanti. Partecipano anche persone che non fanno canottaggio, che non sanno stare in equilibrio su una barca”.
Per mantenersi in allenamento serve un duro lavoro, giorno per giorno. Nella vita di Alberto, infatti, non c’è solo il canottaggio indoor ma anche quello sul fiume Po.
“Io sono al circolo canottieri Caprera, mi alleno lì, tutti i giorni, sulla durata dipende, 3-4 ore al giorno.
Oppure, sotto le gare, anche più volte al giorno. Bisogna continuare a praticarlo questo sport altrimenti si perde la frequenza e si va subito fuori allenamento. Se poi la passione nasce è difficile abbandonarla, c’è poesia sul fiume, serve anche la capacità di poter stare sulla barca.
È tutto diverso in barca rispetto all’indoor, subentrano tutti i fattori dell’equilibrio, della tecnica, del saper usare i remi. Non è meno faticoso rispetto alla specialità in cui ho vinta la medaglia, è solo una fatica diversa”. Una fatica che Alberto fa anche a casa. “Il Remoergometro è strumento che esiste da molto tempo, lo si usava solo per allenarsi, io ce l’ho anche a casa, certe cose che posso fare in autonomia me li faccio da solo, ogni tanto si rompe e lo riparo personalmente”.
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