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FAVRIA. I soldi della ‘ndrangheta riciclati nell’ospizio “Casa del Sole”

FAVRIA. I soldi della ‘ndrangheta riciclati nell’ospizio “Casa del Sole”

Cortese incatenato alla Casa del Sole

Attraverso atti e documenti falsi era riuscito ad ottenere la gestione della casa di riposo “Casa del Sole” di Favria per riciclare i soldi della ‘ndrangheta, circa 300 mila euro provenienti da tre affiliati alla “locale” di Desio. Grazie a quella gestione aveva anche incassato le rette dai pazienti privati soprattutto dalle Asl torinesi in un periodo compreso tra il 1º novembre 2012 e il 15 luglio 2013.

E tutto questo con l’aggravante di far parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso. Con queste accuse, pesantissime, Pasquale Motta, 46 anni, imprenditore di origine calabrese residente a Pino Torinese, è stato condannato con rito abbreviato a cinque anni di reclusione e 10 mila euro di multa. La sentenza è stata letta ieri mattina dal giudice di Torino, Ersilia Palmieri. Motta è stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e di contrattare con la pubblica amministrazione per 3 anni.

Pasquale Motta è la figura principale nell’inchiesta denominata Perseo condotta dai carabinieri di Torino e Rivarolo e che ruota attorno alla gestione della casa di riposo (che ha cambiato gestore ormai da anni).

Per i pm Ruggero Crupi, Paolo Toso e Monica Abbatecola, Pasquale Motta aveva costituito due società intestandole a prestanomi e insieme ad altri tra cui l’allora amministrazione comunale, aveva prodotto certificazione falsa per turbare l’appalto della gestione della struttura. Sotto la lente di ingrandimento della procura era finito il bando di gara per l’affidamento della gestione della casa di riposo poi vinta per 2,5 milioni di euro proprio dalla “Eurocoop Service” di Pasquale Motta e anche dalla società “Interactive” di Paolo Giuseppe Leggero con sede a Villareggia.

I titolari della casa di riposo estromessi avevano poi denunciato una gestione poco trasparente da parte dell’allora amministrazione comunale di Favria, perché aveva estromesso la loro società dalla gestione della casa di riposo per affidarla all’Eurocoop Service con sede a Corato, in provincia di Bari.

Nel processo attraverso l’avvocato Andrea Casltenuovo di Torino si sono costituite parte civile le Asl Città di Torino, To 3, To 4 e To 5 perché avevano pagato rette degli ospiti della casa di riposo per un valore di circa 112 mila euro alla cooperativa “Eurocoop Service” di cui Pasquale Motta era l’amministratore di fatto. Asl che grazie alla sentenza hanno ottenuto diritto a cospicui risarcimenti: 5 mila euro all’Asl To 3 e 35 mila euro per ciascuna delle altre Asl e il comune di Favria. L’avvocato Andrea Castelnuovo all’uscita dall’aula ha commentato con soddisfazione la sentenza: “Una condanna severa e i risarcimenti alle Asl soddisfano appieno le nostre richieste”.

Su Pasquale Motta è in corso un altro filone d’indagine aperto in procura a Ivrea in cui è coinvolto anche l’ex allenatore del Milan, Gennaro Gattuso. Dal novembre 2011 al dicembre 2013, “Ringhio” Gattuso è stato socio costituente al 35 per cento della Cascina Tre Olmi Srl di Gallarate. La società, poi fallita nel 2013, era specializzata nell’allevamento di suini e nella produzione di insaccati e secondo la Procura sarebbe stata utilizzata per ripulire “denaro sporco”.

IL FILONE DI IVREA

Per gli altri indagati nell’inchiesta Perseo (in tutto 53) tra cui ex amministratori pubblici come l’ex sindaco di Favria Giorgio Cortese e l’allora vice sindaco Severino Ferrino le indagini non sono ancora concluse, ma larga parte delle responsabilità amministrative contestate sono prescritte.

Secondo l’accusa nel 2010, insieme a sindacalisti, avevano organizzato ‘ad hoc’ uno sciopero contro la gestione della casa di riposo comunale, ‘Casa del sole’ di Favria, per permettere al sindaco e al vicesindaco dell’epoca di estromettere la società che allora la gestiva e affidare la struttura alla Eurocoop Service di Pasquale Motta.

Durante lo sciopero, l’ex sindaco di Favria, Giorgio Cortese, si era anche incatenato al pilastro della hall della casa di riposo.

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