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SETTIMO TORINESE. Rifiuti: il regalo di Natale del Consorzio. Ha un debito e non sa come pagarlo...

SETTIMO TORINESE. Rifiuti: il regalo di Natale del Consorzio. Ha un debito e non sa come pagarlo...

Il Consorzio di Bacino 16 sta per farci il regalo di Natale e gli auguri di felice anno nuovo. I dettagli li sapremo nella riunione dell’assemblea dei sindaci di venerdì 27 dicembre a Settimo. Ma la sostanza è questa: il Consorzio di Bacino ha un debito, per la precisione “disavanzo”, di 1.423.000 euro, e entro la fine dell’anno deve capire come fare a pagarlo.

Il Consorzio di Bacino è l’ente pubblico che nella nostra zona svolge compiti di indirizzo e governo della raccolta rifiuti urbani, che viene effettuata dalla società semipubblica SETA. Il Consorzio è composto da 31 Comuni, che ne sono i soci. Ciò vuol dire che, se il Consorzio non ha trovato un’altra soluzione, venerdì prossimo chiederà ai Comuni di aiutarlo a pagare il debito, versandogli un “contributo straordinario”. 

Nella convocazione dell’assemblea non si trova la parola disavanzo o debito. Si trova invece il punto “cessione quote di partecipazione in SETA SPA possedute dal Consorzio”. Ma le due questioni, seppure formalmente distinte, hanno finito per intrecciarsi proprio nel corso di quest’anno, nel dibattito pubblico, nei consigli comunali, e nelle precedenti assemblee dei sindaci del Consorzio.

In un primo tempo, almeno a partire dalla delibera consortile n. 8 del 20 febbraio scorso, il Consorzio ha formulato una proposta, che non è mai stata ufficialmente ritirata e che quindi va considera la sola esistente: i Comuni comprano dal Consorzio la quota di SETA tuttora in mano al Consorzio stesso. Si tratta del 18,78% delle azioni di SETA, pari a un valore nominale di 2.256.000 euro. Con questi soldi il Consorzio copre il disavanzo di 1.423.000 e gliene restano ancora. In cambio i Comuni si mettono in cassa altre azioni di SETA, che oggi è risanata e fa utili. Scriviamo “altre azioni di SETA” perché i Comuni ne posseggono già complessivamente il 32,37% (il restante 48,85% è di IREN). Con un ulteriore beneficio, almeno per chi lo considera tale: SETA resta in maggioranza pubblica. Nei mesi successivi un buon numero di Comuni, fra cui Settimo e Chivasso, che sono i più grandi, accoglie la proposta del Consorzio e dichiara la propria disponibilità a comprare le azioni di SETA: sommando i loro versamenti il Consorzio incasserebbe 1.591.997, una cifra superiore al disavanzo. In pochi mesi tutto sembra risolto.

A maggio però si svolgono le elezioni amministrative e qualche neo sindaco pare ripensarci. Si fa strada una soluzione alternativa: anziché ai Comuni, il Consorzio potrebbe vendere quel 18,78% di azioni SETA a IREN, il socio privato e operativo che ne possiede il 48,85%.  In questo modo i Comuni non sborserebbero un euro e il Consorzio potrebbe lo stesso pagare il debito. Però vendere a IREN non sembra così facile né rapido.  Bisogna cambiare l’art. 5 dello Statuto di SETA, in base al quale il suo capitale deve restare in maggioranza pubblico, e tutti i Comuni devono ratificare in consiglio comunale il cambiamento dello Statuto. E questo è solo uno degli ostacoli: già in febbraio uno studio legale, interpellato dalla stessa SETA, aveva esposto dettagliatamente tutti i dubbi circa la fattibilità dell’operazione “vendita a IREN”.

Nei mesi successivi nei Comuni si discute. Si confrontano le due soluzioni: vendere ai Comuni o vendere a IREN. Si dibatte ma non si sceglie. Il risultato è la paralisi. Il Consorzio è preoccupato e a ottobre il presidente Davide Rosso avverte i Comuni: se non vi decidete a confermare di voler acquistare le azioni, e a effettuare i necessari adempimenti, il Consorzio vi chiederà un “contributo straordinario” per coprire il disavanzo.  Tutto confermato nella delibera dell’assemblea dei sindaci n. 28 del 18 novembre 2019.

Così, a quanto sembra, spunta una terza soluzione. SETA, sostengono gli ideatori di questa soluzione, non ha effettuato tutti gli investimenti che avrebbe dovuto fare, come da contratto, fra il 2014 e il 2018. E allora deve pagare una sorta di multa al Consorzio. Una multa che al Consorzio servirebbe per coprire il disavanzo. A quanto ne sappiamo, SETA risponde picche. Replica di avere rigorosamente rispettato il contratto e di avere fatto tutti gli investimenti dovuti.

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