Il ministero dei Trasporti ha pubblicato il bando, previsto per fine anno, per il rinnovo delle concessioni autostradali in Piemonte. Lo rende noto l’assessore ai Trasporti della Regione, Marco Gabusi, dicendosi “stupito e amareggiato”. “Avevamo aperto un dialogo con l’ex ministro ai Trasporti Toninelli che prevedeva la condivisione con i territori delle linee guida per decisioni strategiche come le concessioni autostradali - osserva -. In pochi giorni ci troviamo nella situazione diametralmente opposta”. “Abbandonare così repentinamente - prosegue l’assessore Gabusi - un percorso già avviato, e su cui c’era ampia convergenza politica, è estremamente dannoso per le migliaia di piemontesi che ogni giorno percorrono il sistema viario locale e che vedono ora il futuro nelle mani di decisori che non vivono sul territorio come noi. Il percorso che abbiamo in mente è stato recentemente condiviso anche con la Città Metropolitana di Torino e punta ad una ‘autonomia ragionata’, dove i territori sono protagonisti delle decisioni che li riguardano”. “Nelle ultime settimane la Regione e la Città Metropolitana di Torino - ricorda Gabusi - hanno infatti concordato di costituire un tavolo di coordinamento per elaborare proposte da sottoporre al Governo sul rinnovo delle concessioni autostradali, come l’ipotesi di un affidamento di tratte in concessione per una gestione in house ad una società di cui potrebbero far parte Regioni ed enti locali piemontesi, lombardi ed emiliani. La pubblicazione del bando non ci consente nemmeno di valutare la possibilità di costituire una società in house con le altre due regioni oppure di valutare le altre opzioni indicate all’unanimità dai sindaci dall’assemblea metropolitana. Un irresponsabile colpo di spugna ha cancellato tutto”.
E in ballo c’era e c’è la concessione di Ativa per la tangenziale di Torino e la Torino Aosta.Altro fronte caldo, quello delle barriere di Beinasco, Ivrea, Vadò, Bruere, Falchera, Orbassano, Trofarello, Carmagnola e Settimo. Il preavviso
Non si può dire che il preavviso non ci sia stato.
Tutto era apparso chiarissimo e cristallino lo scorso 12 luglio a Montecitorio, a valle dell’intervento del sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti Michele Dell’Orco chiamato a rispondere ad una interpellanza urgente sulle concessioni autostradale presentata dall’onorevole Federico Fornaro (Leu).
“Ma glielo avete detto alla Città Metropolitana e al consiglio comunale delle città di Torino - aveva sbottato Forrnaro - che se vogliono gestire il sistema autostradale devono mettere in piedi una società in house? Se sì, ditemi quando è stato loro comunicato e che cosa hanno risposto...”.
Forse sì, ma era già stato tutto deciso, nel solco di quelle che erano state le decisioni prese ai tempi del Ministro Graziano Delrio, Pd. E chi se ne frega se da queste parti i sindaci della prima cintura di Torino continuavano a riunirsi e a sparare indicibili castronerie una dietro l’altra, peraltro con il supporto del vicesindaco della Città Metropolitana Marco Marocco. Tant’è.
Il bando europeo, gli schemi di gara e le linee guida della concessione sono lì e sono stati forniti dall’Art (Autorità di regolazione dei trasporti) che ha sede al Lingotto di Torino.
Si prevede il raggruppamento e l’assegnazione ad un unico ente gestore dell’A5 Torino-Quincinetto con la Ivrea-Santhià, la Torino Pinerolo e la Alessandria Piacenza.
“Un unico affidamento e un sistema tariffario congiunto per sfruttare meglio le economie di scala...” aveva sentenziato Michele dell’Orco.
L’affidamento in house potrebbe ancora essere una strada percorribile ma solo se in fretta e furia si costituisse una società interamente partecipata da soggetti pubblici e con tutte e tre le regioni interessate (Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia), quindi senza i privati.
“Dovrà anche dimostrare la convenienza economica ad operare sul mercato....” aveva aggiunto Dell’Orco.
Tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni e il pagamento di 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 e per Satap) per il subentro, c’è poi anche un piano di investimenti pari a 900 milioni che in base alle simulazioni effettuate dal Ministero significherebbe per il nuovo soggetto l’assunzione di un debito pari a 270 milioni di euro.
Finita qui? Manco per idea. Spetterà infatti al Mit (cioè al Ministero) il controllo e la nomina di tutti gli organi societari.
Tra gli investimenti indicati nel bando, oltre al nodo idraulico di Ivrea, anche l’adeguamento sismico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi e un piano di risanamento acustico.
Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un nuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazione dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Nel senso che si pagherà anche in assenza di caselli, che non è proprio quel che stanno invocando da mesi alcuni sindaci. Ancor meno si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
Insomma resterà tutto più o meno com’è adesso, salvo il concessionario.
Aldilà di come finirà - e con molta probabilità finirà tutto nelle mani del Gruppo Gavio - quel che non si è ancora capito è se si siano o meno stati conteggiati gli utili realizzati dai privati in questi anni di proroghe, il tutto in detrazione ai conteggi per il subentro.
Ativa e le richiestedel consigliometropolitano di Torino
Con deliberazione del consiglio provinciale n. 6-5569 del 22 maggio 1954 la provincia di Torino approvava la costituzione di Ativa s.p.a., Autostrada Torino-Ivrea Valle d’Aosta s.p.a., poi avvenuta il 2 agosto del 1954.
Nella società, con prevalente capitale pubblico, avente come scopo quello di costruire e gestire la tangenziale autostradale di Torino, la Provincia deteneva il 50 per cento del capitale sociale, e partecipavano anche il comune di Torino ed altri soggetti. Realizzata l’infrastruttura, la Attiva s.p.a. è stata interessata dal processo di privatizzazione con la cessione della quota detenuta dal comune di Torino e la riduzione di quella della provincia di Torino. Oggi la maggioranza azionaria è della Società Iniziative Autostradali e Servizi - SIAS s.p.a. (cioè del Gruppo Gavio) e della Mattioda Autostrade s.p.a.. La società ha la gestione delle autostrade Torino-Ivrea-Valle d’Aosta, Ivrea-Santhià e Sistema Autostradale Tangenziale di Torino e della diramazione autostradale Torino-Pinerolo.
Contro l’ipotesi della gestione unificata del sistema tangenziale di Torino con l’autostrada Torino-Piacenza il 19 dicembre 2017 il consiglio metropolitano di Torino ha approvato un ordine del giorno sottolineando l’impossibilità di candidarsi, come gestore qualificato della conduzione di 3.000 chilometri di strade, in quanto non potrebbe giustificarsi il coinvolgimento dell’ente nella gestione di un sistema viario insistente in prevalenza al di fuori del territorio di competenza.
Si era chiesto perciò al Governo di mantenere autonoma e separata la concessione per la gestione del sistema tangenziale di Torino (la diramazione autostradale Torino-Pinerolo, l’asse autostradale di Moncalieri di Torino, l’autostrada A5 Torino-Ivrea-Quincinetto, il raccordo A5/SS 11, la bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià), prospettando un accorpamento con altro asse autostradale insistente esclusivamente sul territorio metropolitano (Autostrada A32 Torino-Bardonecchia), quindi di affidare la gestione del sistema tangenziale autostradale di Torino alla città metropolitana di Torino o a una propria società in house. L’ex Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio, aveva però espresso parere negativo alla proposta della città metropolitana di Torino mentre l’attuale Ministro Toninelli su tale richiesta non ha ancora detto alcunché.
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