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IVREA. Castellazzo chiuso per sempre dopo il presunto stupro dei sei

IVREA. Castellazzo chiuso per sempre  dopo il presunto stupro dei sei
Sull’uscio del Centro sociale “Il Castellazzo “di via Arduino poche righe per informare che è stato sostituito il lucchetto e chi avesse lasciato all’interno effetti personali e arredi potrà rivolgersi in Municipio e fissare un appuntamento per ritirarli. Il motivo è presto detto. Durante un sopralluogo dei tecnici accompagnati dalla vice sindaca Elisabetta Ballurio è stata trovata una mazza in ferro. C’era anche (così, tanto per dire) pure un pannello con la foto di Sole e Baleno sopra la scritta «Vivono nelle lotte». E per chi non se lo ricordasse Maria Soledad «Sole» ed Edoardo Massari «Baleno» sono i due anarchici che si suicidarono in carcere nel 1998 ingiustamente accusati (lo dirà la Cassazione) di far parte dell’Associazione “I Lupi Grigi”. Correvano gli anni dei primi assalti ai cantieri dell’alta Velocità in val di Susa. Capita tutto questo a pochi giorni  dal presunto stupro avvenuto intorno alle 2 di notte di domenica 11 agosto ai danni di una 17 enne.  La giovane si è presentata al commissariato di polizia accompagnata dalla madre e, alla presenza di uno psicologo, ha raccontato di essere stata vittima di un abuso di gruppo.   “Avevo appuntamento con un amico che conoscevo bene e si sono poi presentate altre cinque persone - ha raccontato alla polizia -   Mi hanno ubriacata e violentata. Mi sono svegliata in stato confusionale con i vestiti strappati e numerosi lividi sul corpo...”.   Per prima cosa avrebbe telefonato alla madre («Vieni a prendermi, sto malissimo»), poi, dopo una doccia, si è recata all’ospedale dove è stata visitata e dimessa con un referto che gli inquirenti ritengono «piuttosto dubbio». I medici, infatti, non avrebbero evidenziato segni inequivocabili di violenza particolari. Resta aperta la questione dei lividi  sul corpo conseguenti (lo ha detto la ragazza) “ad una caduta dallo skateboard”. Estranei alla vicenda gli abituali  frequentatori, appartenenti all’area anarchica e di estrema sinistra molto vicini al Centro Sociale Torinese Askatasuna. “Il Castellazzo - si legge sul profilo Fb del centro sociale - era chiuso dal 9 agosto e avrebbe riaperto il 27. Questi bastardi schifosi hanno scassinato la porta, tagliando il lucchetto nuovo e il suo supporto. Il 12 agosto alcuni componenti del collettivo si sono accorti dell’effrazione. Qualunque cosa sia successa, speriamo che queste persone vengano trovate dalla polizia prima che da noi. Avendo trovato la porta scassinata, e non sapendo cosa fosse successo, l’abbiamo riparata”. Il ‘Castellazzo’ condanna “cose aberranti contro cui lottiamo. Esprimiamo solidarietà alla ragazza vittima degli abusi. A chi ha commesso questo atto diciamo solo che gli conviene costituirsi o emigrare il più lontano possibile”.  Le indagini sono in corso e nei giorni seguenti, su disposizione del pm Lea Lamonaca, una trentina di poliziotti della scientifica del commissariato di Ivrea e della Digos, hanno fatto irruzione nel Centro Sociale alla ricerca – come si legge dagli atti – di indumenti, bevande alcoliche ed eventuali sostanze stupefacenti consumate quella notte.  Sequestrati anche gli indumenti indossati dalla vittima alla ricerca di eventuali tracce biologiche. Non ci sono indagati, ma sono già stati ascoltati in qualità di testimoni tutti e sei ragazzi (italiani e stranieri): non abitano in città e soltanto uno di loro è minorenne. A fare i nomi sarebbe stata proprio la ragazza. Al momento nessuno di loro risulta indagato ma il sostituto procuratore Lea Lamonaca, ha aperto un fascicolo per violenza sessuale su un minorenne, reato punibile con 24 anni di reclusione.  E adesso? Adesso la polemica rischia di diventare anche un caso politico. Lo stabile in cui è avvenuto il presunto stupro, un tempo era un convento e per qualche anno è stato anche sede di un centro anziani. Di proprietà comunale, dal 2013, dopo lo scioglimento dell’associazione «Sioux» (con cui il Comune aveva stipulato un comodato d’uso) non ci sono più accordi che ne regolano l’utilizzo ed è stato occupato degli anarchici di zona. Ora per accedervi si dovranno chiedere le chiavi e l’autorizzazione al Comune.   
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