“Erano le due di notte, stavamo tornando alla nostra auto. All’improvviso ci siamo imbattuti in un gruppo di ragazzi. Avevano un atteggiamento aggressivo: ci hanno sbarrato la strada, accerchiati. Uno mi ha spinto. Volevano cellulare e portafogli. Poi hanno iniziato a prenderci a calci e pugni…”. Ettore G., 25 anni, di Torino, è una delle due vittime del branco.Domenica 15 febbraio 2015 fu pestato a sangue da un gruppo di bulletti canavesani.
Era andato al Carnevale d’Ivrea con un amico, Francesco M., 26 anni, anche lui di Torino. Anche lui massacrato di botte per un niente. Un divertimento. Un gioco. Uno “svago”. Una rapina “spiccia”: due telefoni cellulari Samsung.
Ettore G. riportò contusioni in varie parti del corpo. Dall’ospedale d’Ivrea fu dimesso con cinque giorni di prognosi. L’amico, Francesco M., ebbe la peggio: trenta giorni per la frattura della mandibola.
C’è voluto un anno di indagini per individuare tutti i componenti del branco che quella notte di festa e baldoria per le strade d’Ivrea, sul lungo Dora massacrò di botte i due torinesi.
Per identificarli gli uomini agli ordini del vice questore Gianluigi Brocca hanno seguito passo passo il profilo facebook di uno dei sospettati, scandagliando tutte le amicizie e le foto. A lui gli inquirenti erano arrivati quasi subito, non foss’altro per il fatto che aveva attivato la scheda di uno dei due cellulari rubati appena dodici giorni dopo la rapina.
La Procura d’Ivrea ha così denunciato undici ragazzi ed una ragazza, residenti a Volpiano, Foglizzo, Pont C.se., San Benigno, Rivarolo, Favria e Cuorgnè. I reati contestati, in concorso, vanno dalla rapina alle lesioni personali.
Cinque all’epoca erano minorenni e sono stati giudicati dal Tribunale dei Minori.
Sette sono finiti a processo. Di questi, cinque hanno scelto la via dei riti alternativi. Due, invece, sono oggi a giudizio: si tratta dei 22enni Domenico Tocci di Favria, assistito dall’avvocato Danilo Armanni, e Michael Mancuso di Rivarolo, difeso dal legale Marco Stabile.
Giovedì, di fronte al collegio presieduto dal giudice Elena Stoppini, ha testimoniato una delle due vittime, Ettore G., costituitosi insieme all’amico parte civile con l’avvocato Guido Orlando del foro di Torino.
Con voce ferma, senza farsi tradire dall’emozione che può suscitare un ricordo orribile, ha ricostruito per filo e per segno quel drammatico quarto d’ora.
“Eravamo stati al Carnevale d’Ivrea tutto il giorno e tutta la sera - ha raccontato la vittima del branco -. Io e Francesco stavamo tornando all’auto quando ci siamo imbattuti in questo gruppo di ragazzi. Ci hanno fermati e la situazione è presto degenerata…”.
“Mi sono rifiutato di dargli il telefono e il portafogli - ha aggiunto - e così hanno iniziato a picchiarmi. Mi arrivavano colpi da tutte le parti. Sono caduto, ho perso i sensi. Quando ho riaperto gli occhi quei ragazzi erano andati via. Ho visto Francesco a terra anche lui. Mi sono rialzato: ho notato che mi avevano preso il telefono, ma non il portafogli che avevo protetto con il corpo. Siamo stati soccorsi da una coppia, che ha chiamato il 118”.
Nell’udienza dell’altra settimana avrebbe dovuto essere sentito anche Francesco M., l’altro ragazzo pestato, ma non s’è presentato. A sua giustificazione, l’avvocato di parte civile ha prodotto un biglietto aereo che la vittima dell’aggressione ha acquistato tempo fa e che lo tiene in questi giorni lontano dall’Italia. E, per ora, lontano anche da Ivrea, da una notte horror e da una brutta storia che lascia di quelle ferite che non restano sulla pelle ma che non vanno più via.
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