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Cronaca

Insegnante e madre separata dalla figlia disabile: il tribunale dà loro ragione

A Collegno giudici parlano di scelta discriminatoria: ripristinata la continuità scolastica

Insegnante e madre

Insegnante e madre separata dalla figlia disabile: il tribunale dà loro ragione

Per due anni era stata una soluzione condivisa, costruita attorno alle esigenze di una bambina fragile e alla necessità di garantire continuità didattica e assistenza. Poi, improvvisamente, quell’equilibrio si è spezzato. E ora la vicenda approda in tribunale, dove due decisioni convergenti ristabiliscono ciò che era stato interrotto: il diritto allo studio e all’inclusione.

Al centro della storia c’è una bambina di dieci anni, affetta da gravi disabilità e soggetta a crisi epilettiche, iscritta all’istituto comprensivo Borgata Paradiso di Collegno. Nei primi anni della scuola primaria, la madre — insegnante di sostegno — era stata assegnata alla classe della figlia. Una scelta concordata con la dirigenza scolastica, ritenuta allora la più adeguata per gestire una situazione complessa, anche per la necessità di intervenire tempestivamente con farmaci salvavita.

Una soluzione che aveva funzionato, almeno fino al cambio della dirigenza. Con l’arrivo della nuova preside, il quadro è cambiato. La docente è stata spostata in un’altra classe, sulla base del timore di un possibile conflitto di interessi. Parallelamente, è stato ridotto anche il piano di istruzione domiciliare della bambina, passato da undici a quattro ore.

Due decisioni che, secondo la famiglia, hanno avuto un impatto diretto sulla possibilità della bambina di frequentare la scuola nei momenti in cui le condizioni di salute lo permettevano. Da qui la scelta di rivolgersi alla giustizia, avviando un ricorso sostenuto dal sindacato Cub Sur e da un legale.

Nei giorni scorsi sono arrivate le sentenze. Due giudici, uno del lavoro e uno civile, hanno esaminato la vicenda arrivando a una conclusione netta: le misure adottate dalla scuola sono state considerate discriminatorie. Il trasferimento dell’insegnante e la riduzione delle ore di istruzione domiciliare sono stati ritenuti lesivi dei diritti della bambina.

Le decisioni dei magistrati hanno quindi imposto il ripristino della situazione precedente. Un passaggio che va oltre il caso specifico e che tocca un tema più ampio: quello della reale applicazione dei principi di inclusione scolastica.

La scuola italiana, sulla carta, è tra le più avanzate in Europa per quanto riguarda l’integrazione degli studenti con disabilità. Ma casi come questo mostrano quanto sia delicato il confine tra norme e pratica quotidiana. La gestione concreta delle situazioni più complesse richiede equilibrio, competenze e, soprattutto, la capacità di adattare le regole alle esigenze reali.

Nel caso di Collegno, il nodo centrale è stato proprio questo: la contrapposizione tra un principio formale — evitare possibili conflitti di interesse — e una necessità concreta, quella di garantire assistenza continua a una bambina con bisogni specifici. I giudici hanno scelto di privilegiare il secondo aspetto, riconoscendo che la tutela del diritto allo studio deve rimanere prioritaria.

La vicenda apre anche una riflessione sul ruolo delle famiglie e degli insegnanti di sostegno, figure spesso chiamate a muoversi in contesti complessi, dove le decisioni organizzative possono avere conseguenze dirette sulla vita degli studenti.

Per la bambina, ora, si riapre la possibilità di tornare a un percorso scolastico più stabile, con una continuità educativa che negli ultimi mesi era venuta meno. Per la madre, il riconoscimento di una professionalità che non può essere automaticamente messa in discussione in situazioni come questa. Resta però il segnale di una vicenda che ha richiesto l’intervento della magistratura per risolvere un problema che, in teoria, avrebbe potuto essere gestito all’interno del sistema scolastico.

E mentre si chiude una fase di contenzioso, resta una domanda di fondo: quanto è davvero pronta la scuola ad affrontare le sfide dell’inclusione quando queste diventano casi concreti, quotidiani, complessi? Una risposta che non riguarda solo Collegno, ma l’intero sistema educativo.

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