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Cronaca
13 Aprile 2026 - 12:36
Infermiere aggredito alle Molinette: calcio al petto e torace fratturato
Un calcio al torace, improvviso, violento. E un infermiere che finisce a terra mentre sta lavorando. È accaduto al pronto soccorso delle Molinette di Torino, dove un operatore sanitario è stato aggredito da un paziente in stato alterato, riportando la frattura del torace e una prognosi di 35 giorni.
L’episodio, avvenuto nelle ultime ore, si inserisce in una sequenza ormai sempre più frequente di aggressioni nei confronti del personale sanitario. Non un caso isolato, ma l’ennesimo segnale di una tensione crescente all’interno dei reparti di emergenza, dove medici e infermieri si trovano a operare in condizioni sempre più difficili.
Secondo quanto ricostruito, il paziente avrebbe colpito l’infermiere con un calcio al petto durante una fase concitata dell’assistenza. Altri operatori presenti sono riusciti a sottrarsi senza riportare conseguenze gravi, ma la violenza dell’impatto ha causato lesioni importanti al collega. La notizia ha immediatamente riacceso il dibattito sulla sicurezza negli ospedali, già al centro dell’attenzione dopo un episodio analogo avvenuto pochi giorni fa a Ciriè. Due casi ravvicinati che, per il sindacato Nursing Up, confermano una tendenza ormai consolidata.
«Non possiamo continuare a commentare aggressioni a posteriori con la solita solidarietà di circostanza», afferma Francesco Malara, dirigente torinese del sindacato. «Qui siamo di fronte a lavoratori che rischiano l’incolumità fisica ogni giorno. Oggi parliamo di uno sterno fratturato, domani cosa dovremo raccontare?».
Le parole del sindacato fotografano una situazione che viene descritta come strutturale e non più emergenziale. Il pronto soccorso, luogo simbolo della sanità pubblica, diventa sempre più spesso teatro di episodi di violenza, legati a tensioni, attese, stati di alterazione o disagio.
Al centro delle critiche c’è anche la gestione operativa di questi episodi. Secondo Nursing Up, mancano protocolli chiari e strumenti adeguati per prevenire e affrontare situazioni di rischio. «È evidente che serve un cambio di passo immediato», sottolinea Claudio Delli Carri, segretario regionale Piemonte e Valle d’Aosta. «Non basta indignarsi dopo. Servono prevenzione e misure concrete».

Tra queste, viene citata l’introduzione delle guardie armate negli ospedali del Canavese, prevista dal 1° maggio. Un intervento che viene definito un segnale importante, ma non sufficiente. «Non può essere l’unica risposta», osserva il sindacato, che chiede un piano più ampio e strutturato.
Accanto al tema della sicurezza, emerge anche quello organizzativo. L’aggressione non si limita a colpire una persona, ma ha effetti immediati sull’intero reparto. L’infermiere ferito resterà fuori servizio per oltre un mese. E la domanda, inevitabile, è chi coprirà quei turni. «Non possiamo continuare a chiedere a professionisti già stremati di sostenere ulteriori carichi di lavoro», prosegue Malara. «Si continua a spremere un sistema che non regge più».
Un nodo che riguarda l’intero sistema sanitario, alle prese con carenze di personale, turni pesanti e una pressione costante. In questo contesto, ogni episodio di violenza amplifica le criticità già esistenti, mettendo a rischio non solo gli operatori, ma anche la qualità dell’assistenza. Per il sindacato, il punto è chiaro: sicurezza e sanità sono inseparabili. Garantire condizioni di lavoro adeguate significa anche garantire cure migliori ai pazienti.
L’episodio delle Molinette, con la sua gravità, diventa così emblematico. Non solo per le conseguenze fisiche subite dall’infermiere, ma per ciò che rappresenta: un sistema sotto pressione, dove la linea tra assistenza e rischio personale si fa sempre più sottile. La richiesta alle istituzioni è diretta: interventi immediati, concreti, non più rinviabili. Perché, come sottolinea Delli Carri, «la situazione è ormai insostenibile».
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