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Cronaca
11 Aprile 2026 - 15:21
Alessio Rosa, Christ Jesus Mawete e a Fausto Perseu
Il punto, per l’Associazione Calcio Bra, è uno solo: quella sera il club non c’entra. È su questa linea netta che si inserisce la precisazione ufficiale della società, intervenuta dopo che la vicenda giudiziaria che coinvolge tre ex calciatori è tornata al centro dell’attenzione. “Nella serata di venerdì 30 maggio 2025 a Bra, il club non ha organizzato alcun tipo di evento, festa, aperitivo o cena per celebrare la promozione in Serie C”, si legge nella nota. Una presa di posizione che mira a chiarire un elemento ritenuto decisivo: l’assenza di qualsiasi iniziativa ufficiale riconducibile alla società.
La puntualizzazione arriva mentre il caso è ormai approdato sul piano processuale e mediatico. Secondo quanto ricostruito, l’incontro tra la giovane che ha denunciato e alcuni giocatori — tra cui i tre oggi imputati — sarebbe avvenuto in un locale, quindi in un contesto estraneo all’organizzazione del club. È su questo confine che il Bra insiste, tracciando una linea di separazione netta tra la propria attività sportiva e ciò che sarebbe accaduto successivamente.
Una precisazione che non entra nel merito delle accuse, ma interviene su un punto chiave: evitare che il racconto pubblico sovrapponga la festa per la promozione con la serata in cui, secondo l’accusa, si sarebbero verificati i fatti. Per il club, quella sovrapposizione è fuorviante. E va corretta.

Nel capo d’imputazione si fa riferimento a una condizione di “inferiorità fisica e psichica” della giovane, legata anche allo stato di alterazione. Un elemento ritenuto centrale dagli inquirenti per qualificare quanto sarebbe accaduto. La ragazza ha confermato le accuse nel corso dell’incidente probatorio, passaggio chiave per cristallizzare la sua versione dei fatti.
Nel registro degli indagati della procura di Asti sono iscritti Fausto Perseu, di 23 anni, romano, oggi nella rosa del Giulianova, Alessio Rosa, di 22 anni, di Tivoli (Roma), in forza al Ligorna (accusato anche di diffusione illecita di immagini sessuali) e Christ Jesus Mawete (20), di Mondovì (Cuneo), il quale ora milita nel Livorno.
Intanto, gli effetti della vicenda si allargano anche oltre il contesto piemontese e arrivano proprio a Livorno, dove oggi gioca uno degli imputati, Christ Jesus Mawete. Il club toscano ha deciso di non convocarlo per il derby contro l’Arezzo, in programma domani. Una scelta motivata dal presidente Joel Esciua con parole che evitano giudizi ma fotografano la situazione: “Non siamo qui per esprimere giudizi o trarre conclusioni, ma il giocatore non è nelle migliori condizioni psicologiche per affrontare una partita così importante”.
Un ruolo rilevante nell’inchiesta è rappresentato anche da video e fotografie che, secondo la procura, sarebbero stati realizzati e poi condivisi in una chat denominata “We are Champs”. Per questo uno degli imputati deve rispondere anche dell’accusa di diffusione illecita di immagini sessuali. A far emergere la situazione quella notte sarebbe stata la preoccupazione di un’amica della giovane, che non riusciva più a contattarla e che avrebbe minacciato di allertare i carabinieri. Il giorno successivo è scattata la denuncia.
Il quadro, tuttavia, è fortemente contestato dalle difese, che sostengono la totale assenza di responsabilità penale. Una linea che sarà al centro del processo, per il quale gli imputati hanno chiesto di procedere con rito abbreviato. Nel frattempo, la vicenda ha avuto conseguenze profonde anche sul piano personale per la presunta vittima, che nei mesi successivi ha affrontato un percorso difficile, tra ricoveri e cure, interrompendo temporaneamente gli studi.
Sul fronte sportivo, la presa di distanza del Bra si inserisce in un percorso già avviato sin dall’inizio della vicenda, quando la società aveva espresso “assoluto stupore” per quanto emerso. Oggi, con questa nuova precisazione, il club interviene su un punto specifico ma cruciale: non c’è stata alcuna festa organizzata dalla società quella sera. Un chiarimento che non cambia la sostanza del procedimento giudiziario, ma che ridisegna il contesto in cui si sono svolti i fatti.
Ed è proprio su questo equilibrio che si muove l’intera vicenda: da una parte il processo, che dovrà accertare responsabilità e dinamica degli eventi; dall’altra il racconto pubblico, che rischia di semplificare o confondere i piani. In mezzo, una storia che continua a interrogare, non solo sul piano giudiziario, ma anche su temi più ampi come il consenso, la pressione del gruppo e la responsabilità individuale.
Il punto fermo, per ora, resta quello fissato dal Bra: quella sera, ufficialmente, il club non c’era. Tutto il resto sarà materia delle aule di tribunale.
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