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Cronaca

Torino, raid nella sede della Pastorale migranti: rubati computer e telefoni

Secondo episodio in due settimane: cresce la preoccupazione

Torino, raid nella sede della Pastorale migranti: rubati computer e telefoni

Torino, raid nella sede della Pastorale migranti: rubati computer e telefoni (foto d'archivio)

Un nuovo colpo in un luogo simbolo dell’accoglienza torinese. Questa notte, a Torino, è stata vandalizzata la sede della Pastorale diocesana migranti, all’interno del distretto sociale Barolo, con il furto di materiali fondamentali per le attività quotidiane. Un episodio che colpisce non solo per il danno materiale, ma per il contesto in cui si inserisce.

Secondo quanto comunicato dalla diocesi, ignoti si sono introdotti nei locali portando via computer, telefoni e attrezzature operative, strumenti indispensabili per garantire i servizi offerti ogni giorno a centinaia di persone. Un furto che rischia di rallentare, almeno temporaneamente, il lavoro di una realtà impegnata sul fronte dell’assistenza e dell’inclusione.

A rendere ancora più significativo l’accaduto è la sua ripetizione nel tempo. Non si tratta infatti di un episodio isolato: appena quindici giorni fa era già stato registrato un altro atto di intrusione, mentre un ulteriore furto aveva colpito anche la sede del Polo alimentare Barolo. Una sequenza che solleva interrogativi sulla sicurezza di strutture che svolgono un ruolo sociale delicato e fondamentale.

Nonostante questo, dalla Pastorale arriva un messaggio chiaro. Il responsabile Sergio Durando ha espresso «amarezza» per quanto accaduto, ma ha anche ribadito la volontà di andare avanti: «Quanto accaduto non modificherà lo stile di accoglienza, di servizio e di ascolto». Parole che segnano una linea precisa, quella della continuità, anche di fronte a episodi che colpiscono direttamente l’operatività quotidiana.

Il danno, infatti, non è soltanto economico. Colpire una struttura di questo tipo significa incidere su una rete di servizi che riguarda persone fragili, spesso in condizioni di difficoltà. La sottrazione di strumenti di lavoro rischia di tradursi in ritardi, disservizi e minori possibilità di risposta ai bisogni del territorio.

Resta ora il lavoro delle forze dell’ordine per individuare i responsabili e chiarire la dinamica dell’accaduto. Ma al di là dell’aspetto investigativo, l’episodio riporta al centro una questione più ampia: la vulnerabilità dei presìdi sociali e la necessità di garantirne la tutela.

Nel frattempo, la Pastorale migranti prova a ripartire, facendo leva su ciò che non è stato sottratto: la rete di volontari, le competenze e la volontà di continuare. In un contesto segnato da difficoltà e tensioni, la risposta scelta è quella di non arretrare. Perché, come sottolineato dagli operatori, l’accoglienza non è solo un servizio, ma una pratica quotidiana che va oltre gli oggetti rubati.

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