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Cronaca

Buoni benzina in cambio di voti: messa alla prova per Elisa Tarasco e il marito

Si chiude senza condanne il caso scoppiato a Crissolo: l’ex candidata di Fratelli d’Italia e Gabriele Genre ammessi ai lavori di pubblica utilità. Patteggiamento invece per Luciano Mobiglia, condannato a due anni e due mesi

Buoni benzina in cambio di voti: messa alla prova per Elisa Tarasco e il marito

Elisa Tarasco

Si chiude con la messa alla prova per Elisa Tarasco e per il marito Gabriele Genre l’inchiesta sui presunti buoni benzina in cambio di voti che, nei mesi scorsi, aveva scosso la piccola comunità di Crissolo, in alta Valle Po, nel Cuneese. Al centro della vicenda l’imprenditrice locale, candidata alle elezioni regionali del 2024 nelle liste di Fratelli d’Italia.

L’indagine aveva preso le mosse da un esposto presentato dal sindaco di Crissolo, Fabrizio Re, alla Procura di Cuneo. A innescare l’attenzione degli inquirenti era stato il racconto di una coppia residente in paese, Kanti Fadelli e Daniele Brezzo, che avevano riferito di essere stati avvicinati nei giorni immediatamente precedenti al voto. Secondo la loro testimonianza, il lunedì prima delle elezioni avrebbero ricevuto una busta contenente due buoni benzina da 50 euro ciascuno insieme a materiale elettorale della candidata. In quell’occasione, sempre stando al loro racconto, Tarascoavrebbe pronunciato la frase: «Ci aiutiamo tra noi che siamo della valle».

La vicenda, inizialmente circoscritta al piccolo centro montano, ha assunto una dimensione più ampia alcuni mesi dopo, quando – nel novembre successivo all’apertura delle indagini – Fadelli e Brezzo hanno deciso di raccontare pubblicamente l’accaduto alla trasmissione televisiva Report. Le loro dichiarazioni hanno contribuito a riaccendere i riflettori sul caso, portando all’emergere di ulteriori testimonianze.

Tra queste quella di Luciano Mobiglia, altro residente di Crissolo, che in un’intervista ha dichiarato di essere stato «comprato» con una somma di 50 euro. Le sue ammissioni hanno avuto conseguenze dirette sul piano giudiziario: l’uomo è stato infatti imputato per corruzione elettorale insieme alla stessa Tarasco e al marito Genre. Mobiglia ha scelto la strada del patteggiamento e il giudice Emanuela Dufour ha disposto nei suoi confronti una pena di due anni e due mesi.

Diverso l’esito per l’ex candidata e il coniuge. Entrambi hanno richiesto e ottenuto l’accesso alla messa alla prova, istituto previsto dall’ordinamento che consente la sospensione del procedimento penale subordinandola allo svolgimento di lavori di pubblica utilità e al rispetto di specifiche prescrizioni. Se il percorso verrà completato positivamente, il reato potrà essere dichiarato estinto.

Una conclusione che chiude formalmente il capitolo giudiziario, ma che lascia aperto il dibattito politico e civile in una realtà di dimensioni ridotte, dove il rapporto tra candidati ed elettori si intreccia spesso con dinamiche di prossimità e fiducia personale. Un contesto in cui, come dimostra il caso di Crissolo, anche episodi circoscritti possono assumere un forte impatto simbolico e mediatico.

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