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Cronaca
09 Aprile 2026 - 15:01
Rubato nel 1972, ritrovato dopo 50 anni: torna a Feltre il dipinto di Palizzi
C’è voluto più di mezzo secolo, ma alla fine quell’opera è tornata a casa. Un dipinto trafugato nel 1972 dalla Galleria d’Arte Moderna “Carlo Rizzarda” di Feltre è stato recuperato e restituito grazie al lavoro dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino, riportando alla luce una vicenda che attraversa generazioni e restituisce un tassello importante alla memoria artistica del Paese.
L’opera in questione è “Riposo della pastorella”, realizzata da Filippo Palizzi (1818-1899), pittore tra i più rappresentativi della scuola naturalista italiana dell’Ottocento. Un dipinto che, per oltre cinquant’anni, era scomparso dai radar ufficiali, diventando parte di quella lunga lista di beni culturali sottratti e mai più ritrovati.
A cambiare il corso della storia è stata la tecnologia. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vercelli, è partita grazie all’utilizzo del sistema S.W.O.A.D.S. (Stolen Works Of Art Detection System), un applicativo basato sull’intelligenza artificiale capace di monitorare in modo continuo il web e i social network alla ricerca di opere trafugate. Il sistema confronta le immagini intercettate con quelle presenti nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il più grande archivio al mondo nel suo genere, con oltre 7 milioni di oggetti censiti.
È proprio questo incrocio digitale ad aver fatto emergere un dettaglio decisivo: un dipinto messo all’asta in una casa d’aste piemontese, estremamente simile a quello rubato nel 1972. Da lì sono partiti gli accertamenti tradizionali, quelli fatti di verifiche, analisi e ricostruzioni della provenienza.

I Carabinieri del TPC di Torino hanno quindi proceduto al sequestro dell’opera, risalendo anche alla posizione del venditore, un cittadino piemontese risultato in buona fede. Un passaggio non secondario, che racconta come spesso queste opere attraversino decenni e passaggi di mano senza che chi le possiede conosca la loro origine illecita.
La conferma definitiva è arrivata dalla perizia tecnica e dal riconoscimento ufficiale da parte degli esperti della Galleria d’Arte di Feltre, che hanno identificato senza dubbi il dipinto come quello sottratto oltre cinquant’anni fa.
Il ritorno dell’opera si inserisce in una storia più ampia, quella della stessa Galleria “Carlo Rizzarda”, istituzione nata dal lascito dell’omonimo artista e custode di un patrimonio significativo. Negli anni, la struttura ha ospitato centinaia di opere, tra ferro battuto e dipinti di artisti di primo piano come Casorati, Schiele, Fattori, Signorini e Carrà. Ma proprio nel giugno del 1972, un furto importante aveva colpito la collezione, al punto da costringere alla chiusura temporanea del museo, poi riaperto solo nel 2001 con un nuovo allestimento.
Il recupero del dipinto di Palizzi rappresenta quindi non solo un successo investigativo, ma anche una ricucitura simbolica con quella ferita aperta più di mezzo secolo fa.
La restituzione è avvenuta nei giorni scorsi con una cerimonia riservata, alla presenza delle autorità locali, tra cui l’assessore alla cultura del Comune di Feltre. Un momento volutamente sobrio, ma carico di significato: quello in cui un bene sottratto torna finalmente alla collettività.
Al di là del singolo caso, l’operazione conferma il ruolo sempre più centrale della tecnologia nella tutela del patrimonio culturale. L’intelligenza artificiale, in questo ambito, non sostituisce il lavoro investigativo, ma lo potenzia, rendendo possibile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: individuare un’opera rubata decenni prima tra migliaia di immagini che circolano online.
Eppure, resta una consapevolezza: il traffico illecito di opere d’arte è ancora oggi un fenomeno diffuso e complesso. Ogni recupero è una vittoria, ma anche un promemoria di quanto patrimonio sia ancora disperso.
In questo caso, però, la storia ha avuto un finale diverso. Dopo più di cinquant’anni, “Riposo della pastorella” è tornato nel luogo da cui era stato strappato, restituendo non solo un’opera, ma un frammento di identità culturale.
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