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Cronaca

Addio a Vittorio Messori: lo scrittore che raccontò il mistero di Torino

Dalla conversione alla città “fondata tre volte”: scompare a 84 anni una delle voci più influenti del giornalismo cattolico

VITTORIO MESSORI

VITTORIO MESSORI

È morto il 3 aprile, all’età di 84 anni, Vittorio Messori, tra i più importanti giornalisti e scrittori cattolici italiani. Si è spento nella sua casa di Desenzano del Garda, dopo un periodo segnato da problemi di salute aggravatisi anche dalla perdita della moglie Rosanna Brichetti, scomparsa nel 2022. La sua morte, avvenuta nel giorno del Venerdì Santo, assume un valore simbolico per una figura profondamente segnata dalla fede.

Nato a Sassuolo in una famiglia anticlericale, Messori si trasferì dopo la guerra a Torino, in Borgo San Donato, in via Sobrero 18. Qui si formò, frequentando il liceo D’Azeglio e laureandosi in Scienze Politiche in via Po nel 1965 con Alessandro Galante Garrone. Fu proprio in quegli anni che avvenne la sua conversione, descritta come «da una forza imprevista e irresistibile» nel libro “Ipotesi su Gesù”.

A raccontare quel passaggio fu lui stesso, ricordando: «La religione non mi aveva mai interessato, avevo vissuto benissimo fino ad allora prendendo la vita come veniva, senza farmi domande ma fui come costretto a diventare cattolico, ne rimasi affascinato, presi a frequentare la messa, inizialmente di nascosto, anche perché quando mia mamma lo scoprì chiamò il dottore preoccupata: "Corra", gli disse, "che Vittorio sta male"».

La sua carriera iniziò proprio a Torino, prima alla Società Editrice Internazionale e poi a Stampa Sera, dove si occupò di cronaca. Fu tra i protagonisti della nascita di Tuttolibri, supplemento culturale de La Stampa, per poi collaborare con i periodici della San Paolo e con il Corriere della Sera. Anche dopo il trasferimento a Milano e successivamente a Desenzano del Garda, il legame con Torino non venne mai meno.

Per Messori, il capoluogo sabaudo era una città unica, sospesa tra fede e mistero: tra la Sindone, i santi sociali, il Museo Egizio, l’esoterismo e le suggestioni legate a Nostradamus. Frequentatore del sensitivo Rol, continuò a interrogarsi su quello che definiva un enigma irrisolto.

Da questa visione nacque uno dei suoi lavori più noti, scritto con Aldo Cazzullo: “Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa”, pubblicato nel 2004. Un libro diventato un riferimento per chi cerca di interpretare le contraddizioni della città, descritta da Messori come “fondata tre volte”: da Augusto, da Emanuele Filiberto e dal senatore Agnelli con la Fiat.

Ma è soprattutto attraverso i suoi libri religiosi che ha raggiunto un pubblico vastissimo. Il primo grande successo arriva nel 1976 con “Ipotesi su Gesù”, seguito da opere come “Scommessa sulla morte”, “Inchiesta sul cristianesimo”, “Patì sotto Ponzio Pilato”, “Dicono che è risorto” e “Ipotesi su Maria”.

Decisivi anche i suoi dialoghi con i protagonisti della Chiesa contemporanea. Nel 1984, dal confronto con il cardinale Joseph Ratzinger, nacque “Rapporto sulla fede”, mentre nel 1994 intervistò Giovanni Paolo II, dando vita a “Varcare le soglie della speranza”, uno dei libri religiosi più letti al mondo.

Alla notizia della sua scomparsa sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio. Antonio Tajani ha ricordato il coraggio della sua conversione e della sua attività giornalistica negli anni Settanta, Alessandro Giuli lo ha definito uno dei più competenti studiosi del mondo cattolico, mentre Lorenzo Fontana ha sottolineato il valore dei suoi dialoghi con grandi figure della Chiesa. Alfredo Mantovano ha evidenziato come il successo dei suoi libri dimostri una forte domanda di verità anche nel mondo contemporaneo.

Con la morte di Vittorio Messori scompare una figura capace di unire giornalismo, fede e riflessione storica, lasciando un’eredità culturale che continua a interrogare credenti e non credenti.

VITTORIO MESSORI GIORNALISTA GIULIO ANDREOTTI

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