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Cronaca

Falsi poliziotti a Givoletto: scatta l’allerta in Val Ceronda e Casternone

Segnalati raggiri in borgata Forvilla: la sindaca Mulatero invita a non aprire e chiamare i Carabinieri

Falsi poliziotti a Givoletto: scatta l’allerta in Val Ceronda e Casternone

Falsi poliziotti a Givoletto: scatta l’allerta in Val Ceronda e Casternone

Suonano alla porta, mostrano sicurezza, dicono di dover controllare l’acqua perché potrebbe essere avvelenata. È uno schema noto, ma continua a colpire. In questi giorni la truffa dei falsi poliziotti è ricomparsa nella zona della Val Ceronda e Casternone, con segnalazioni a Givoletto, in borgata Forvilla. Un richiamo alla vigilanza che riguarda tutti, ma che pesa soprattutto sulle spalle dei più fragili.

Le segnalazioni parlano di finti agenti che si presentano per “verifiche urgenti” in casa, legate a un presunto avvelenamento dell’acqua. Gli episodi, riscontrati a Givoletto e in particolare in borgata Forvilla, hanno spinto il Comune a chiedere ai cittadini di alzare la soglia di attenzione e di non lasciarsi ingannare da targhe, pettorine o linguaggi tecnici ostentati alla porta.

A rendere noto quanto sta accadendo è la sindaca di Givoletto, Azzurra Mulatero, che ha invitato la popolazione «a non aprire la porta e a segnalare l’episodio immediatamente ai Carabinieri». La prima cittadina ha inoltre chiarito di aver già informato i militari dell’Arma.

Azzurra Mulatero sindaca di Givoletto

L’escamotage è sempre lo stesso: evocare un pericolo imminente — l’acqua “avvelenata” — per creare urgenza e ottenere l’accesso all’abitazione. Dietro la presunta tutela della salute pubblica, l’obiettivo è guadagnare fiducia, distrarre e, spesso, arraffare denaro o oggetti di valore. Una sceneggiatura collaudata, che funziona perché intercetta timori reali e fa leva sulla buona fede.

Le truffe colpiscono con particolare ferocia le persone anziane o fragili. Oltre al danno economico e al trauma dell’invasione del proprio spazio, alle vittime resta spesso addosso il senso di colpa per essere state raggirate. È proprio su questa sensibilità emotiva e sulla fragilità fisica che i malintenzionati provano a costruire la loro credibilità. La prima difesa, allora, è la diffidenza ragionevole: nessun controllo urgente giustifica l’ingresso in casa di sconosciuti.

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