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Cronaca
01 Aprile 2026 - 09:08
Chivasso, spaccata nella notte: tombino contro la vetrina della nota panetteria (foto archivio)
Una vetrina infranta con un tombino usato come ariete, l’ingresso forzato e pochi minuti per tentare il colpo. Poi l’arrivo dei carabinieri e l’arresto. È il copione, ormai noto, della microcriminalità che colpisce i negozi di quartiere, andato in scena nella notte del 29 marzo in via Paleologi.
Protagonisti due uomini di 39 anni, entrambi residenti in zona e già noti alle forze dell’ordine, sorpresi all’interno di una panetteria subito dopo aver sfondato la vetrina. Per loro è scattato l’arresto con l’accusa di tentato furto aggravato.
Secondo la ricostruzione, i due avrebbero agito con una modalità tanto semplice quanto efficace: sollevare un tombino e utilizzarlo per infrangere il vetro dell’esercizio commerciale. Un metodo che consente di entrare rapidamente nei locali, spesso nel cuore della notte, quando le strade sono deserte e i tempi di reazione ridotti.
Ma questa volta il piano si è interrotto in pochi minuti. I carabinieri, intervenuti tempestivamente, hanno sorpreso i due uomini all’interno del negozio, impedendo che il furto venisse portato a termine. Durante l’azione, uno dei due si è ferito con i vetri della vetrina andata in frantumi. I militari lo hanno soccorso sul posto e accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso, dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di cinque giorni.
Dopo l’arresto, entrambi sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo. Il procedimento si è svolto il 31 marzo davanti al Tribunale di Ivrea, che ha convalidato gli arresti disponendo per i due l’obbligo di firma, misura cautelare che impone la presentazione periodica alle autorità.
Un passaggio giudiziario che si inserisce in un quadro più ampio. I due uomini, infatti, non erano nuovi a episodi simili. Secondo quanto emerso, erano già stati identificati e denunciati per fatti analoghi avvenuti il 23 e il 28 febbraio. Una sequenza ravvicinata che evidenzia una dinamica ricorrente: interventi ripetuti, modalità simili, tempi stretti tra un episodio e l’altro. È il segno di una microcriminalità persistente, capace di colpire con rapidità e di tornare ad agire anche dopo essere stata intercettata dalle forze dell’ordine.
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