Un’operazione che riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più allarmante dentro gli istituti penitenziari italiani. Nella serata del 28 marzo 2026, la polizia penitenziaria del carcere di Saluzzo ha portato a termine un intervento definito rilevante contro la criminalità organizzata, sequestrando due telefoni cellulari nascosti all’interno delle celle dei detenuti.
Il blitz è avvenuto intorno alle ore 20 nella 5ª sezione dell’istituto, nell’ambito delle attività di controllo e prevenzione dei fenomeni illeciti all’interno del reparto di reclusione. Un’operazione che ha consentito di individuare dispositivi in mano a soggetti di alto profilo criminale.
Uno dei telefoni era infatti nella disponibilità di un broker del narcotraffico internazionale, già condannato per l’importazione in Italia di ingenti quantitativi di droga destinati alla camorra. L’altro dispositivo apparteneva invece a un camorrista, indicato come braccio armato di un potente clan della città di Napoli.
Un episodio che, secondo il sindacato, non rappresenta un caso isolato ma un segnale preoccupante di un sistema sotto pressione. A lanciare l’allarme è Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, che sottolinea con parole nette la gravità della situazione: «Ormai le carceri rischiano di diventare veri e propri colabrodo, con la proliferazione di call center illegali – dichiara Leo Beneduci, Segretario Generale dell’Osapp – È necessario intervenire immediatamente prima che la situazione sfugga completamente al controllo».

Il sindacato esprime soddisfazione per l’operazione portata a termine dalla polizia penitenziaria, ma allo stesso tempo rilancia la necessità di un intervento strutturale. Il tema è quello della sicurezza interna agli istituti, dove la presenza di telefoni cellulari consente ai detenuti di mantenere contatti con l’esterno, alimentando traffici e attività illecite anche dal carcere.
L’episodio di Saluzzo si inserisce in un contesto più ampio di criticità segnalate da tempo dagli operatori del settore, che chiedono controlli più stringenti e strumenti adeguati per contrastare l’ingresso e l’utilizzo di dispositivi non autorizzati.