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Cronaca
27 Marzo 2026 - 10:25
Addio a Marco Aleotti, il regista che ha raccontato l’Italia in diretta: Ciriè lo saluta
C’è chi racconta la storia davanti alle telecamere e chi, silenziosamente, la costruisce dietro. Marco Aleotti apparteneva a questa seconda categoria. Sabato, nella sua Ciriè, la città che lo aveva accolto e che lui non aveva mai dimenticato, si è consumato l’ultimo saluto a uno dei registi televisivi più autorevoli della Rai.
Un addio composto, segnato da un silenzio carico di rispetto, quello che ha accompagnato le esequie e che ha restituito il peso umano e professionale di una figura che, pur lontana dai riflettori, ha contribuito a raccontare alcuni dei momenti più importanti della storia recente.
Aleotti non era un volto noto al grande pubblico, ma il suo lavoro lo era eccome. Per anni è stato uno degli “occhi” dietro le quinte di Porta a Porta, contribuendo a costruire il linguaggio televisivo di uno dei programmi simbolo dell’informazione italiana. Una regia fatta di equilibrio, mai sopra le righe, capace di tenere insieme ritmo e sobrietà.
Nel corso della sua carriera ha seguito eventi di portata mondiale, come i funerali di Papa Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, dimostrando una capacità rara: gestire la complessità della diretta senza mai perdere il controllo narrativo. Un lavoro invisibile ma fondamentale, che richiede lucidità, precisione e sangue freddo.
Chi ha lavorato con lui negli studi Rai lo ricorda come un professionista di altri tempi, capace di coniugare rigore tecnico e sensibilità giornalistica. Non un semplice esecutore, ma un interprete della notizia, capace di trasformare un talk show istituzionale in un racconto televisivo moderno, senza tradirne la natura.
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La sua firma si riconosceva proprio in questo: un equilibrio difficile tra eleganza formale e dinamismo, tra tradizione e innovazione. Un modo di fare televisione che ha contribuito a definire una vera e propria “grammatica” del racconto politico e istituzionale, diventata negli anni un punto di riferimento.
Ma Aleotti non era solo il regista dei grandi eventi. Era anche un uomo profondamente legato alle proprie radici. La sua famiglia, di origine emiliana, si era stabilita a Ciriè decenni fa, intrecciando il proprio percorso con quello della comunità locale.
Il cognome Aleotti, infatti, è ben conosciuto in città. Il fratello Stefano, medico ortopedico stimato, la sorella Marina, figura ricordata con affetto nel mondo culturale locale, e Stefania, che ancora oggi rappresenta il legame diretto della famiglia con il territorio. Un nucleo familiare unito da valori solidi, che hanno segnato anche il percorso di Marco.
Se altri avevano scelto la medicina o l’impegno culturale, lui aveva trovato la propria strada nelle immagini, portando con sé quella disciplina e quella precisione che chi lo conosceva definiva quasi “chirurgiche”.
Le esequie sono state anche un momento di raccoglimento collettivo, in cui la comunità si è stretta attorno ai familiari, ricordando non solo il professionista, ma soprattutto l’uomo. Un uomo che, nonostante una carriera ai vertici della televisione pubblica, non aveva mai reciso il legame con Ciriè.
La sua scomparsa lascia un vuoto importante anche nel mondo televisivo. Per Bruno Vespa, Aleotti era molto più di un collaboratore: rappresentava una garanzia, il custode di uno stile e di un metodo che hanno reso “Porta a Porta” un punto fermo dell’informazione italiana.
Con lui se ne va una figura capace di unire competenza, discrezione e senso del dovere. Qualità sempre più rare in un mondo dominato dalla velocità e dall’esposizione.
Ciriè oggi lo saluta con orgoglio e riconoscenza. Perché dietro ogni grande racconto televisivo c’è sempre qualcuno che lo rende possibile. E Marco Aleotti, per anni, è stato proprio questo: una presenza silenziosa ma decisiva.
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