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Cronaca

Superbonus, maxi sequestro da 2 milioni a Novara: 70 denunce e sette misure interdittive

La Guardia di Finanza smantella un presunto sistema di società: lavori mai eseguiti, crediti d’imposta monetizzati e fondi reimpiegati tra mutui e auto

Superbonus, maxi sequestro

Superbonus, maxi sequestro da 2 milioni a Novara: 70 denunce e sette misure interdittive

Quasi settanta denunce, cantieri mai partiti e bonifici versati per lavori rimasti sulla carta. Da qui è partita l’inchiesta che a Novara ha portato a un sequestro preventivo di circa 2 milioni di euro tra disponibilità finanziarie e beni immobili e all’applicazione di sette misure cautelari interdittive.

L’operazione è stata eseguita dalla Guardia di Finanza di Novara, su delega della Procura della Repubblica, al termine di un’articolata indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria delle Fiamme Gialle. Al centro, un presunto sistema di associazione a delinquere, frode fiscale, truffa e autoriciclaggio legato ai lavori del Superbonus 110%.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, privati cittadini e condomini si sarebbero affidati a una società per l’esecuzione di interventi edilizi rientranti nel meccanismo del Superbonus. I committenti avrebbero sottoscritto contratti di “Facility Management”, impegnandosi a versare, di norma in due tranche, una somma pari al 10% dell’importo complessivo dei lavori richiesti. Interventi che, stando all’accusa, non sarebbero mai stati realizzati.

Le indagini, coordinate dalla Procura, avrebbero consentito di disvelare l’esistenza di un articolato sistema societario. Una rete di aziende che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto il compito di monetizzare i crediti d’imposta derivanti dal Superbonus attraverso una pluralità di operazioni ritenute fraudolente. La società affidataria dei lavori sarebbe stata solo uno degli ingranaggi di un meccanismo più ampio.

Gli accertamenti di polizia economico-finanziaria avrebbero inoltre fatto emergere l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con un duplice effetto: drenare i profitti delle truffe e favorire l’evasione dell’IVA e delle imposte sui redditi da parte delle principali società del gruppo. Un circuito chiuso in cui le risorse pubbliche, destinate a incentivare la riqualificazione energetica, sarebbero state trasformate in liquidità privata.

Non solo. Gli ulteriori sviluppi investigativi avrebbero permesso di ricostruire presunte attività di autoriciclaggio: i profitti illeciti sarebbero stati reimpiegati per il pagamento di mutui, polizze assicurative e per l’acquisto di autovetture. Una fase successiva del presunto sistema, finalizzata a ripulire e reinserire nel circuito economico legale il denaro ritenuto frutto delle truffe.

Il sequestro preventivo, disposto dal giudice su richiesta della Procura, ha riguardato beni immobili e assetti finanziari riconducibili, a vario titolo, alle società e alle persone fisiche coinvolte. Contestualmente, nei confronti di sette indagati è stata notificata un’ordinanza di applicazione di misura cautelare interdittiva, che comporta il divieto temporaneo di esercitare determinate attività imprenditoriali o professionali.

L’inchiesta si inserisce nel filone delle verifiche sul corretto utilizzo delle risorse legate ai bonus edilizi. Il Superbonus 110%, nato per rilanciare l’economia e favorire la transizione energetica, ha generato un volume di investimenti senza precedenti, ma ha anche aperto spazi a condotte illecite. La complessità delle procedure e l’elevato valore dei crediti fiscali hanno attirato l’attenzione di soggetti pronti a sfruttare falle e controlli non sempre tempestivi.

Le investigazioni, sottolineano gli inquirenti, testimoniano l’impegno congiunto della Procura della Repubblica di Novara e della Guardia di Finanza nel presidio della legalità economico-finanziaria, con particolare attenzione al contrasto delle frodi fiscali e alla tutela delle risorse pubbliche.

Resta fermo che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Per il principio di presunzione di innocenza, le responsabilità degli indagati saranno definitivamente accertate solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.

Intanto, per i cittadini e i condomini che avevano confidato nella possibilità di ristrutturare casa grazie agli incentivi statali, resta il danno economico e la delusione. Un’ombra su uno strumento che, nelle intenzioni del legislatore, doveva rappresentare un volano per l’edilizia e la sostenibilità, ma che in alcuni casi si è trasformato in terreno fertile per presunte operazioni illecite da milioni di euro.

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