Ha bussato alla porta presentandosi come appartenente alle forze dell’ordine. Poi, con un’accusa inventata di furto in gioielleria, ha convinto una donna di 94 anni a consegnargli i propri gioielli. È accaduto l’11 febbraio a Camino, nel Monferrato, dove i Carabinieri di Casale hanno denunciato in stato di libertà due giovani di 25 e 26 anni, originari della Campania, gravemente indiziati di ricettazione e porto abusivo di arma impropria.
Secondo la ricostruzione investigativa, uno dei due si sarebbe spacciato per militare, riuscendo a guadagnare la fiducia dell’anziana. Dopo aver spinto la porta che la donna stava cercando di chiudere, si sarebbe introdotto nell’abitazione con il pretesto di dover verificare alcuni “gioielli sospetti”, collegati a un presunto furto in una gioielleria della zona. Un copione già visto in altre truffe ai danni di persone anziane: l’autorità evocata per abbattere le difese, l’urgenza costruita ad arte, la pressione psicologica.
Mentre uno dei due parlava con la vittima, il complice avrebbe contribuito a distrarla. In pochi minuti i preziosi sarebbero stati consegnati e i due si sarebbero allontanati rapidamente.
Le indagini hanno preso avvio immediatamente. I Carabinieri sono riusciti a risalire all’auto utilizzata, una vettura a noleggio, individuata in un albergo della provincia di Pavia dove i sospettati avevano preso alloggio. Da lì è partito un monitoraggio che li ha seguiti negli spostamenti tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo, dove – secondo gli investigatori – avrebbero potuto colpire ancora.
L’intervento è scattato con il supporto dei militari di Alba. Il veicolo è stato fermato e perquisito: all’interno sono state trovate alcune scatoline di gioielli vuote, poi riconosciute dalla 94enne, e una bomboletta di spray urticante, elemento che ha portato alla contestazione del porto abusivo di arma impropria. Il controllo esteso alla camera d’albergo ha consentito di recuperare 2.800 euro in contanti e due involucri contenenti diversi gioielli ritenuti provento di furti.
Dopo il riconoscimento di parte della refurtiva da parte della vittima, per i due giovani è scattata la denuncia a piede libero. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’episodio ripropone uno schema purtroppo consolidato: la figura del finto carabiniere utilizzata per ingannare persone anziane, spesso sole, facendo leva sulla fiducia nelle istituzioni. Un fenomeno che, oltre al danno economico, produce un forte impatto psicologico sulle vittime.
I Carabinieri ricordano che nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede di consegnare gioielli o denaro per verifiche a domicilio. In caso di dubbi è sempre possibile contattare il 112 per accertare l’identità di chi si presenta alla porta. La tempestività delle segnalazioni, in questo caso, ha consentito di attivare una rete investigativa che si è estesa su più territori, impedendo – secondo quanto ipotizzato – che i due potessero mettere a segno altri raggiri.
Un intervento che dimostra come la collaborazione tra reparti e lo scambio informativo tra province possano fare la differenza in un fenomeno tanto diffuso quanto insidioso.