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19 Febbraio 2026 - 16:22
Si finge la figlia e parla di un bimbo ferito: tentata truffa telefonica a Settimo Torinese
Ci sono telefonate che durano pochi minuti ma lasciano addosso un tremore che non passa per ore. A Settimo Torinese, nelle scorse ore, una di quelle chiamate è arrivata a casa di un’anziana signora sola. Dall’altra parte una voce femminile, agitata, che si finge la figlia. Parla in fretta, quasi piange. Racconta di un incidente, di un bambino ferito alla testa, di guai seri. Poi la frase che stringe lo stomaco: serve una somma di denaro come “cauzione”, altrimenti la porteranno dai Carabinieri di Torino.
È il copione della cosiddetta “truffa dell’incidente”, uno schema ormai tristemente noto, ma che continua a mietere tentativi – e purtroppo anche vittime – in tutto il Torinese. Si fa leva sulla paura più grande: che a un figlio sia successo qualcosa di grave. Si crea urgenza, si parla di arresti imminenti, di responsabilità penali, di bambini coinvolti. Si chiede di non chiamare nessuno, di non perdere tempo. E intanto si prepara il terreno per il passaggio di un finto incaricato che dovrebbe ritirare il denaro o i gioielli.
Questa volta, però, qualcosa non ha funzionato. Nonostante lo spavento, l’anziana è rimasta lucida. Ha ascoltato con attenzione. E ha colto un dettaglio decisivo: il timbro di voce non era quello della figlia. Una sfumatura, un’intonazione diversa. È bastato quello per far crollare la messinscena. La telefonata è stata interrotta e l’episodio segnalato immediatamente ai Carabinieri.
Un tentativo andato a vuoto, ma che riaccende i riflettori su un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto proporzioni allarmanti. Nel Torinese, solo negli ultimi mesi, si sono registrati diversi casi con modalità analoghe: falsi carabinieri che annunciano incidenti causati da figli o nipoti, finti avvocati che parlano di “pratiche urgenti da sbloccare”, sedicenti funzionari che chiedono denaro per evitare conseguenze giudiziarie. In alcuni episodi i truffatori si sono presentati direttamente alla porta, approfittando dello stato di agitazione creato al telefono.
A Collegno, lo scorso autunno, un’anziana ha consegnato oltre 8 mila euro in contanti dopo aver creduto che il nipote fosse nei guai per un incidente stradale. A Chivasso, un uomo di 82 anni ha dato via i gioielli di famiglia convinto di aiutare la figlia a evitare l’arresto. A Torino città, in più occasioni, le forze dell’ordine hanno arrestato “trasfertisti” che giravano tra Piemonte e Lombardia con questo identico copione, spostandosi di quartiere in quartiere per colpire persone sole.

Il meccanismo è sempre lo stesso: si crea panico, si isola la vittima, si impedisce di fare verifiche. E spesso, purtroppo, funziona. Perché quando si toccano i figli e i nipoti la razionalità vacilla.
Le forze dell’ordine lo ripetono da tempo: nessun carabiniere, nessun poliziotto, nessun avvocato chiede denaro per telefono per evitare arresti o procedimenti. In caso di dubbio bisogna riagganciare e chiamare direttamente il 112. Parlare con un familiare, con un vicino, con chiunque possa aiutare a verificare. Mai aprire la porta a sconosciuti senza controlli.
A Settimo Torinese, questa volta, è stata la prontezza di una donna a sventare il raggiro. Ma ogni episodio è un campanello d’allarme per l’intera comunità. Perché i truffatori scelgono con cura le loro vittime: anziani, persone sole, case dove durante il giorno c’è silenzio. E puntano tutto sull’emotività.
Raccontare questi fatti non significa creare allarmismo, ma fare prevenzione. Informare genitori e nonni, spiegare loro che queste chiamate esistono, che sono studiate nei minimi dettagli, può davvero fare la differenza. Basta una voce “stonata”, un sospetto, un minuto di sangue freddo per evitare di perdere i risparmi di una vita.
A Settimo, per fortuna, la trappola non è scattata. Ma la guardia resta alta. Perché dietro una cornetta può nascondersi un inganno che viaggia veloce quanto la paura.
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