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Cronaca

Bambino di 11 anni lasciato a piedi dal bus, il piccolo non aveva il ticket da 10 euro: ha vagato per 6 km sotto la neve

Un undicenne costretto a rientrare da solo, con due zaini e temperature sotto zero, dopo essere stato fatto scendere perché senza il nuovo ticket da 10 euro. La famiglia denuncia per abbandono di minore

Bambino di 11 anni lasciato a piedi dallo scuolabus, il piccolo non aveva il ticket da 10 euro: ha vagato per 6 km sotto la neve

Bambino di 11 anni lasciato a piedi dallo scuolabus, il piccolo non aveva il ticket da 10 euro: ha vagato per 6 km sotto la neve

Un ragazzino di 11 anni, studente di prima media, è stato costretto a rientrare a casa a piedi per circa 6 chilometri, lungo la statale tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore, in pieno inverno e con la neve che tornava a cadere. Secondo il racconto della famiglia, il bambino sarebbe stato fatto scendere da un autobus della linea 30 Calalzo–Cortina perché sprovvisto del nuovo biglietto da 10 euro, introdotto per il periodo legato ai flussi olimpici verso Milano-Cortina 2026.

La madre e il padre hanno presentato denuncia per abbandono di minore e hanno segnalato l’episodio a Dolomiti Bus, chiedendo chiarimenti e responsabilità. Il ragazzino è arrivato a casa infreddolito, ma sta bene. Resta però una domanda che, in queste ore, attraversa la valle: cosa succede quando un regolamento rigido incontra la fragilità di un minore solo, con due zaini sulle spalle e la strada di casa ancora lunga?

L’episodio sarebbe avvenuto nel pomeriggio, durante il rientro da scuola. In condizioni normali il tragitto tra San Vito e Vodo è breve: una dozzina di minuti in autobus. Ma a piedi diventa un’altra storia, soprattutto con buio, gelo e carreggiata scivolosa. La distanza supera i 6 chilometri e per un undicenne significa camminare per quasi un’ora, esposto al freddo e al rischio lungo una strada trafficata.

Il punto di rottura, secondo quanto riferito dai familiari, sarebbe arrivato al momento del controllo: l’autista avrebbe chiesto il pagamento del nuovo ticket da 10 euro, valido sulla tratta durante il periodo speciale. Il bambino non avrebbe potuto pagare e sarebbe stato invitato a scendere. Il minore avrebbe spiegato di avere con sé un biglietto precedente, non più valido con le nuove regole, e la madre sostiene che quel titolo non gli sarebbe stato restituito. Su questi passaggi ora dovranno fare chiarezza le autorità, anche perché la denuncia presentata dalla famiglia parla di un punto preciso: un minore non può essere trattato come un passeggero qualsiasi quando si trova solo e senza alternative immediate.

La vicenda si inserisce nel cambio di regole imposto sulla linea 30, potenziata e rimodulata in vista dell’afflusso legato ai Giochi. Dal 23 gennaio al 17 marzo 2026 Dolomiti Bus ha introdotto una tariffa unica: non valgono più i vecchi biglietti chilometrici e al loro posto c’è il “giornaliero Calalzo–Cortina” da 10 euro, con viaggi illimitati sulla tratta nell’arco della giornata. Esiste anche un abbonamento dedicato, la “Navetta Calalzo–Cortina” da 150 euro per l’intero periodo. Il problema, però, non è solo economico: cambia anche il modo di acquistare. Il biglietto si fa tramite App Dolomiti Bus, piattaforma OpenMove (con QR alle fermate) oppure a bordo con POS, perché non è accettato contante.

È un sistema pensato per velocizzare i controlli e rendere tutto tracciabile, ma nel quotidiano rischia di lasciare indietro chi non ha strumenti digitali, carte o procedure già pronte. E quando a trovarsi nel vuoto è un ragazzino, la questione diventa immediatamente di sicurezza, prima ancora che di tariffa.

Chi vive in Cadore lo sa: non serve un’emergenza “da manuale” per finire nei guai. Basta poco. Un bambino con i guanti bagnati, le scarpe non adatte, la neve che riprende, il buio che scende in fretta. In quel contesto, la differenza tra una regola applicata e una regola gestita con buon senso può diventare enorme. Il punto non è stabilire se il biglietto fosse dovuto — quello lo diranno le verifiche — ma capire quale procedura si attiva quando un minore non riesce a regolarizzarsi. Si chiama un genitore? Si avvisa la centrale operativa? Si attende un adulto? Si chiede supporto? Perché far scendere un undicenne e lasciarlo andare da solo non è una semplice “decisione di servizio”: è una scelta che produce conseguenze.

Nelle stesse ore, il territorio prova a tamponare gli effetti collaterali del nuovo sistema. La Provincia di Belluno ha annunciato un fondo da 10.000 euro per rimborsare fino a 5 biglietti a persona ai residenti dell’alto Bellunese che, non avendo abbonamenti, devono acquistare il giornaliero da 10 euro durante il periodo speciale. Una misura ponte, nata dopo le proteste e le segnalazioni arrivate dai comuni più coinvolti, da Calalzo a Cortina passando per San Vito, Borca e Vodo. Anche qui, però, la cronaca è più veloce delle procedure: molte famiglie si chiedono come fare, cosa conservare, a chi rivolgersi, e soprattutto quanto durerà un fondo così limitato se il problema è quotidiano.

Intanto, in valle, la storia del bambino nella neve è diventata qualcosa di più di un fatto di trasporto pubblico. È l’immagine di una frattura: quella tra la macchina perfetta dei grandi eventi e la vita reale delle comunità. Perché l’olimpiade passa, ma le scuole restano. E restano gli studenti, i genitori, i residenti che usano l’autobus non per turismo, ma per tornare a casa.

Ora si attendono risposte: dalla società di trasporto, dalle istituzioni, e dalle verifiche ufficiali sul singolo episodio. Ma una cosa è già chiara, al di là di ogni ricostruzione: un sistema che cambia le regole deve prevedere anche l’eccezione. E quando l’eccezione ha 11 anni, non può essere lasciata sul ciglio della strada.

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