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Cronaca

PNRR, operai nei cunicoli tra fango e aria scarsa: cantiere da 200mila euro sospeso dai carabinieri per rischi gravi

Perquisizioni e sequestri tra Piemonte e Campania: la Procura di Novara segue un’indagine su formazione e idoneità sanitaria

PNRR, operai nei cunicoli tra fango e aria scarsa: cantiere da 200mila euro sospeso dai carabinieri per rischi gravi

PNRR, operai nei cunicoli tra fango e aria scarsa: cantiere da 200mila euro sospeso dai carabinieri per rischi gravi

A Romagnano Sesia c’è un cantiere da circa 200mila euro, finanziato con fondi PNRR, e ci sono tre operai che, per lavorare, entrano in un cunicolo passando dai tombini. Dentro trovano acqua stagnante, fango, aria “scarsamente aerata” e spazi così stretti da costringerli, in alcuni tratti, a procedere carponi. È da qui che parte l’indagine congiunta del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Novara e del Comando Gruppo Carabinieri Forestali di Novara, un lavoro di accertamento che riporta al centro una domanda scomoda: quando i soldi pubblici corrono, la sicurezza resta indietro?

Il sopralluogo decisivo risale ad aprile 2025, quando gli investigatori rilevano condizioni riconducibili agli ambienti confinati, quindi a un contesto di rischio elevato per la salute e la sicurezza. Il cantiere viene fermato: scattano provvedimenti di sospensione temporanea dell’attività, per il pericolo di caduta verso il vuoto e per lavorazioni considerate ad alto rischio in spazi chiusi e pericolosi. La scena è di quelle che non dovrebbero esistere in un appalto pubblico: lavoratori sotto terra, in un cunicolo, senza garanzie solide e verificabili, mentre sopra scorrono le procedure, i verbali, i cronoprogrammi.

Eppure, almeno sulla carta, qualcosa sembrava esserci. Durante il primo intervento vengono esibiti attestati di formazione per attività in ambienti confinati e certificazioni di idoneità sanitaria per i lavoratori impiegati. Ma è proprio quando la sicurezza appare “in regola” che spesso si annida il punto critico: la distanza tra i documenti e la realtà.

Dopo i riscontri iniziali, l’Autorità Giudiziaria dispone perquisizioni e sequestri di documentazione non solo in cantiere, ma anche presso la sede della società esecutrice, gli enti formatori e lo studio del medico competente. Un’operazione ampia, che coinvolge più comuni e diverse regioni, dal Piemonte alla Campania, con il supporto delle Stazioni territoriali e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Novara. Tradotto: non un controllo di routine, ma un filone investigativo che si allarga, perché gli elementi raccolti suggeriscono un meccanismo più complesso.

Carabinieri tutela ambientale

Dall’analisi incrociata di documenti, banche dati e dichiarazioni, emerge un quadro pesante: i tre operai impiegati nel cunicolo, secondo quanto ricostruito finora, non avrebbero ricevuto un’effettiva formazione specifica sugli ambienti confinati e non sarebbero stati sottoposti alle visite mediche preventive indicate nei certificati. Non un dettaglio burocratico: in un cunicolo con aria scarsa, acqua e fango, la differenza tra “formazione reale” e “formazione dichiarata” può essere la differenza tra tornare a casa o no.

In una delle audizioni, uno dei lavoratori racconta un episodio che vale più di molte relazioni tecniche: sarebbe stato lasciato da solo nel cunicolo per un periodo prolungato, mentre all’esterno era in corso un controllo ispettivo. Ha riferito di aver provato paura e difficoltà respiratoria. E poi aggiunge un fatto che inchioda la narrazione a un punto preciso: si è dimesso poco dopo, pur non essendo in una situazione economica favorevole, proprio per il timore vissuto in quella circostanza. Quando un operaio sceglie di mollare un lavoro che gli serve, perché teme di non uscirne vivo, non è più solo cronaca: è la fotografia di un sistema che, almeno in quel momento, ha fallito.

Al termine degli approfondimenti svolti finora, risultano denunciati a piede libero più soggetti: il legale rappresentante della società esecutrice, un soggetto indicato come datore di lavoro di fatto, un medico e alcuni operatori della filiera formativa. E c’è un altro elemento che pesa come un macigno: sarebbe stato riscontrato uno scostamento tra le risorse previste e destinate dal bando agli oneri di sicurezza e la reale predisposizione delle misure di prevenzione: corsi, visite, dispositivi di protezione, misure concrete per evitare infortuni.

In altre parole: i soldi per la sicurezza ci sono, ma la sicurezza non si vede. O non si vede abbastanza. E quando succede in un appalto finanziato dal PNRR, il punto non è solo “chi ha sbagliato”, ma come si controlla davvero la catena degli appalti, tra carte perfette e cantieri dove si lavora nel fango, sotto terra, con l’aria che manca.

Il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Novara, intanto, prosegue gli accertamenti su un filone specifico: l’eventuale utilizzo di attestati di formazione non genuini in materia di sicurezza sul lavoro, anche in relazione ad altri contesti lavorativi. Perché se il problema non è isolato, allora non è un incidente: è un metodo.

Resta, come sempre, la premessa dovuta: le persone coinvolte sono da ritenersi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Ma il dato politico e civile è già qui, davanti agli occhi di tutti: un cantiere pubblico, fondi straordinari, e lavoratori costretti a entrare in cunicoli passando dai tombini. La modernizzazione promessa dai bandi non può poggiare su chi lavora come se fosse invisibile.

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