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Cronaca
22 Gennaio 2026 - 17:19
Lorenzo Maio aveva 20 anni
Morì a vent’anni per shock anafilattico, dopo aver ingerito per errore un agnolotto contenente gamberetti, alimento al quale sapeva di essere allergico. Una reazione violenta, rapidissima, che non gli lasciò scampo. A distanza di oltre quattro anni da quella mattina d’agosto che sconvolse Cuorgnè, la morte di Lorenzo Maio è tornata ieri al centro dell’aula del Tribunale di Ivrea, riaprendo una ferita che, fuori dalle carte giudiziarie, non si è mai rimarginata.
Giovedì 15 gennaio, davanti al giudice per l’udienza preliminare Andrea Cavoti, si è svolta l’udienza che ha segnato una svolta nel procedimento. Al termine, il gip ha disposto il rinvio a giudizio dell’imprenditore Roberto Marchello, datore di lavoro del giovane cameriere, chiamato ora ad affrontare un processo pubblico. La prima udienza è fissata per il 26 marzo, alle 9.15, davanti al giudice Tiseo.
Contestualmente, si è chiusa invece la posizione della società Tre Re, coinvolta nella gestione del catering dell’evento. La società, difesa dall’avvocato Alberto Bazzani, ha scelto la strada del patteggiamento, ottenendo l’applicazione di una sanzione amministrativa pari a 19 mila euro. Una decisione che il giudice ha accolto, separando definitivamente il destino processuale della persona giuridica da quello del datore di lavoro.
I fatti risalgono al 2021. Lorenzo Maio non era uno stagionale inesperto né un ragazzo alle prime armi. Era un cameriere professionista, assunto a tempo indeterminato da un ristorante del Canavese noto anche per l’organizzazione di catering per matrimoni ed eventi di alto profilo. Quella sera stava lavorando al Castello di Rivara, impegnato nel servizio di un banchetto di nozze. Un contesto complesso, caratterizzato da ritmi serrati, piatti in uscita continua e personale sotto pressione.
Nel corso del servizio, mentre rientrava in cucina, Lorenzo avrebbe preso un agnolotto del plin da una pirofila per assaggiarlo. Un gesto istintivo, frequente tra chi lavora in cucina o in sala. All’interno, però, c’era un ripieno di gamberetti, crostacei ai quali il giovane era allergico. Se ne accorge immediatamente e tenta di rimediare sputando il boccone, ma l’organismo reagisce comunque in modo devastante.
Nel giro di pochi minuti compaiono i primi sintomi: gonfiore all’occhio, difficoltà respiratorie, soffocamento. La situazione precipita rapidamente. Lorenzo viene caricato in auto e trasportato d’urgenza all’ospedale di Ciriè, dove arriva già in condizioni critiche. Nonostante i tentativi dei sanitari e il successivo trasferimento al San Giovanni Bosco di Torino, il quadro clinico resta compromesso. Lorenzo muore poco dopo. Aveva vent’anni, anche se in molti atti giudiziari viene ricordato come diciannovenne, perché prossimo al compleanno.

L'ospedale di Ciriè
L’inchiesta della Procura ipotizza il reato di omicidio colposo, concentrandosi sulle procedure di sicurezza alimentare adottate nel contesto del catering e sulla tutela del personale. Al centro dell’impianto accusatorio vi è la presunta carenza di protocolli efficaci sugli allergeni, non soltanto per i clienti, ma anche per chi lavora a stretto contatto con i piatti, in ambienti dove la pressione operativa può favorire errori fatali.
Nel corso dell’udienza preliminare, la Tre Re ha motivato la scelta del patteggiamento come un atto volto a salvaguardare la continuità dell’attività e i posti di lavoro, sottolineando come dall’azienda dipendano numerose famiglie e come la decisione di aderire alla sanzione amministrativa fosse prevista dall’ordinamento proprio per tutelare la sopravvivenza dell’impresa in una vicenda tanto delicata. Una scelta che ha consentito di chiudere il capitolo penale a carico della società.
Diversa la linea del datore di lavoro, difeso dall’avvocato Filippo Amoroso, che ha scelto il rito ordinario. La difesa ha manifestato la volontà di affrontare il dibattimento per chiarire nel dettaglio ogni passaggio dell’inchiesta, contestando l’ipotesi di condotte omissive e sostenendo che la gestione dell’azienda fosse conforme alle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro, a partire dalla regolarità della documentazione sanitaria dei dipendenti. Secondo questa ricostruzione, la tragedia non sarebbe riconducibile alle mansioni svolte, ma si sarebbe verificata in un contesto estraneo alle competenze professionali del giovane.
Valutazioni giuridiche che ora saranno sottoposte al vaglio del tribunale. Ma al di là delle strategie difensive, resta una vicenda dal peso umano enorme. Perché dietro ogni atto, ogni rinvio e ogni formula processuale, c’è la storia di un ragazzo morto mentre stava lavorando, stroncato da una reazione allergica innescata da un errore minimo, consumato in pochi istanti.
A Cuorgnè, quell’estate del 2021, il tempo si era fermato. Una città intera aveva accompagnato Lorenzo nell’ultimo saluto, in una chiesa gremita, tra applausi e palloncini lasciati volare in cielo. Un dolore collettivo che non si è mai dissolto. Oggi quella tragedia è tornata nelle aule di giustizia, dove si cercherà di stabilire se e dove si siano spezzate le maglie della sicurezza.
Il 26 marzo, davanti al giudice Tiseo, inizierà il processo. Sarà lì che la morte di Lorenzo Maio verrà scandagliata in ogni dettaglio, tra responsabilità penali, valutazioni tecniche e interrogativi che nessuna sentenza potrà cancellare del tutto. Perché una vita spezzata a vent’anni, per un agnolotto mangiato per errore, resta una ferita che va ben oltre il diritto.
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