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Cronaca

Rapina-lampo a Torino, giovane accerchiato vicino a piazza Massaua per rubargli lo smartphone

Vittima di 21 anni bloccata da due coetanei, minacce per ottenere il pin del telefono

Rapina-lampo a Torino, giovane accerchiato vicino a piazza Massaua per rubargli lo smartphone

Rapina-lampo a Torino, giovane accerchiato vicino a piazza Massaua per rubargli lo smartphone (immagine di repertorio)

Un ragazzo di 21 anni è stato accerchiato e rapinato da due giovani nei pressi di piazza Massaua, a Torino, in un episodio che viene descritto come tutt’altro che isolato e che si inserisce in un contesto di violenza mirata al furto di smartphone e dei relativi codici di accesso. Un’azione rapida, studiata nei ruoli e nella dinamica, che punta non solo all’oggetto ma anche alla possibilità di utilizzarlo immediatamente.

Secondo il racconto della vittima, i due aggressori avrebbero agito in coppia. Uno dei due lo avrebbe immobilizzato, mentre l’altro gli avrebbe sottratto il telefono dalla tasca. Subito dopo sarebbe arrivata la richiesta del pin per sbloccare il dispositivo. Il giovane, colto di sorpresa e sotto forte stress, non sarebbe riuscito a ricordare immediatamente il codice, trovandosi così esposto a una pressione crescente.

A quel punto, sempre secondo quanto riferito, la minaccia avrebbe fatto un ulteriore salto di livello, con il riferimento alla presenza di un coltello in tasca utilizzato come strumento di intimidazione per costringere la vittima a collaborare. Una dinamica che ricalca quella delle cosiddette rapine-lampo, caratterizzate da una netta divisione dei compiti, dalla neutralizzazione fisica della persona presa di mira e da una forte pressione psicologica finalizzata allo sblocco immediato del telefono.

Il dettaglio del vuoto di memoria raccontato dal giovane non è marginale. In situazioni di forte stress e paura, anche informazioni abituali possono diventare temporaneamente irraggiungibili, aumentando il rischio e la vulnerabilità della vittima. È un aspetto che emerge spesso in episodi di questo tipo e che contribuisce ad alimentare la tensione durante l’aggressione.

Restano diversi elementi ancora non chiariti. Non sono stati resi noti la data e l’orario precisi dell’episodio, né se il ragazzo abbia poi fornito o meno il codice richiesto. Non si conosce l’esito fisico dell’aggressione, né se siano state riportate ferite, così come non è dato sapere se sia stata presentata denuncia e se siano in corso indagini. Mancano inoltre informazioni sull’identità degli aggressori e sull’eventuale presenza di testimoni o di sistemi di videosorveglianza nella zona.

La definizione dell’episodio come “tutt’altro che isolato” apre però uno scenario più ampio. Il racconto richiama un modello di rapina sempre più diffuso nelle aree urbane, dove l’obiettivo non è solo il valore economico del dispositivo, ma l’accesso immediato ai dati personali, alle applicazioni, ai contatti e ai contenuti digitali della vittima. Una modalità che rende questi episodi particolarmente insidiosi e che contribuisce a diffondere un senso di insicurezza nei luoghi di passaggio e nelle zone frequentate quotidianamente.

Immagine di repertorio

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