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Cronaca

Frode fiscale da milioni, arrestato un editore a Monza e due consulenti ai domiciliari

Crediti d’imposta inesistenti per oltre quattro milioni, sequestri e interdizioni professionali

Frode fiscale da milioni

Frode fiscale da milioni, arrestato un editore a Monza e due consulenti ai domiciliari

Un sistema costruito attorno a crediti d’imposta inesistenti, utilizzati per abbattere debiti fiscali milionari, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Monza che ha portato a tre arresti e a una raffica di denunce. Tra i destinatari delle misure cautelari c’è anche un editore brianzolo, proprietario di una storica testata giornalistica del territorio.

A eseguire l’ordinanza sono stati, nella mattinata di oggi, i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Monza Brianza, su disposizione dell’autorità giudiziaria monzese. Il provvedimento riguarda Davide Erba, 45 anni, imprenditore attivo nel settore dell’editoria, Lorenzo Rigoni, 42 anni, e Diego Zerri, 59 anni, entrambi consulenti fiscali.

Secondo l’impianto accusatorio, i tre avrebbero consentito a numerosi imprenditori di frodare il fisco attraverso l’utilizzo indebito di crediti d’imposta inesistenti, compensati con debiti tributari per un importo complessivo superiore ai quattro milioni di euro. Un meccanismo che avrebbe permesso di ridurre o azzerare le somme dovute all’erario, aggirando i controlli fiscali.

Per l’imprenditore brianzolo è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Al momento, secondo quanto riferito, l’uomo si troverebbe all’estero. Per i due consulenti fiscali, invece, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari, accompagnati da una misura particolarmente incisiva: l’interdizione dall’esercizio della professione. I due non potranno quindi svolgere attività come commercialista e avvocato, ritenute centrali nel presunto schema fraudolento.

Parallelamente agli arresti, la Guardia di Finanza sta eseguendo anche un sequestro preventivo nelle province di Monza, Milano e Novara. Il provvedimento, emesso dalla stessa autorità giudiziaria, è finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni per un valore di 300mila euro, cifra che corrisponderebbe ai compensi illeciti che i professionisti avrebbero percepito per la loro attività.

L’inchiesta, tuttavia, non si ferma ai tre arrestati. Complessivamente sono 14 gli imprenditori denunciati alla Procura di Monza per dichiarazione fiscale fraudolenta, mentre sono tre i professionisti chiamati a rispondere del reato di indebita compensazione di debiti tributari, sempre attraverso l’uso di crediti d’imposta risultati inesistenti.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe funzionato grazie alla creazione e all’utilizzo di crediti fittizi, poi inseriti nelle dichiarazioni fiscali per compensare imposte dovute. Un’operazione tecnicamente complessa, che avrebbe richiesto competenze specifiche in materia tributaria e una conoscenza approfondita dei meccanismi di compensazione previsti dalla normativa fiscale.

Il ruolo dei consulenti, per la Procura, sarebbe stato determinante. Sarebbero stati loro a predisporre le pratiche e a fornire agli imprenditori gli strumenti per ridurre in modo illecito il carico fiscale. L’editore arrestato, invece, viene indicato come figura centrale nell’organizzazione, con un ruolo attivo nella gestione del sistema e nei rapporti con alcuni dei soggetti coinvolti.

L’indagine si inserisce in un filone di particolare attenzione da parte della Guardia di Finanza sul fronte delle frodi fiscali legate ai crediti d’imposta, un ambito che negli ultimi anni ha visto un aumento significativo dei controlli, anche alla luce delle agevolazioni e dei bonus introdotti in diversi settori economici. Proprio la complessità e l’ampiezza di questi strumenti hanno aperto spazi a utilizzi distorti e a vere e proprie operazioni fraudolente.

Gli arresti e i sequestri rappresentano ora solo una prima tappa del procedimento giudiziario. Sarà il processo a chiarire nel dettaglio ruoli, responsabilità e l’effettiva portata del sistema contestato. Nel frattempo, l’inchiesta scuote il territorio brianzolo e il mondo dell’imprenditoria locale, riportando al centro dell’attenzione il tema della legalità fiscale e dei controlli sui professionisti che operano a supporto delle aziende.

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