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Cronaca
19 Gennaio 2026 - 17:49
Aggressione all'ex campione di rally: 45enne di Settimo Torinese condannata per concorso in rapina. Foto: Marini
È diventata definitiva la condanna per concorso in rapina nei confronti della donna nata nel 1980, residente a Settimo Torinese, coinvolta nella violenta aggressione ai danni del commendator Giovanni Marini, ex pilota di rally di fama internazionale.
La decisione chiude un capitolo legato a un episodio che aveva profondamente colpito l’opinione pubblica per la brutalità dell’azione e per le condizioni della vittima. I fatti risalgono al giugno 2022, quando Marini, allora 83enne, venne sequestrato, picchiato e rapinato all’interno della sua abitazione torinese di via Parmentola, dove viveva da solo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, due uomini entrarono nell’appartamento senza segni di effrazione, grazie alle chiavi fornite dall’esterno, immobilizzarono l’anziano con fascette da elettricista e lo sottoposero a un pestaggio violento, colpendolo ripetutamente fino a lasciarlo a terra privo di sensi. Durante l’aggressione vennero sottratti tre orologi di pregio, tra cui un Rolex, per rendere l’azione simile a una rapina comune.
Le conseguenze per Marini furono gravissime. L’uomo riportò la frattura delle ossa nasali, la rottura dei denti dell’arcata inferiore e altre lesioni che resero necessario un lungo ricovero, prima al CTO di Torino e poi in altre strutture sanitarie del territorio. Dopo la degenza, l’ex pilota fu costretto a lasciare la propria abitazione, trasferendosi in una residenza protetta, segnato nel corpo e nella psiche da quanto subito.
Le indagini della Squadra Mobile di Torino portarono, nel febbraio 2023, all’arresto di cinque persone, tutte italiane, accusate a vario titolo di rapina in abitazione, sequestro di persona e lesioni personali aggravate. Al centro dell’inchiesta emerse la figura della mandante, una donna di circa 70 anni che si era presentata a Marini come dama di compagnia, riuscendo a conquistare la sua fiducia e a raccogliere informazioni dettagliate sulle sue abitudini quotidiane.
Accanto a lei, secondo quanto accertato dagli investigatori, agivano gli esecutori materiali del pestaggio – un tatuatore 30enne di Settimo Torinese e un 28enne di Torino, affiancati da un 20enne di origine romena – e due intermediari, marito e moglie, entrambi residenti a Settimo Torinese. Proprio questi ultimi avrebbero avuto il compito di mettere in contatto la mandante con chi avrebbe dovuto portare a termine l’aggressione, contribuendo alla pianificazione dell’azione.
La donna nata nel 1980, insieme al marito nato nel 1981, era stata inizialmente sottoposta agli arresti domiciliari. Ora, con la pronuncia della Corte d’Appello, la sua posizione è divenuta definitiva, con l’esecuzione della pena e il trasferimento in carcere.
La sentenza conferma quanto emerso fin dalle prime fasi dell’indagine: quella ai danni di Marini non fu una rapina occasionale, ma una spedizione punitiva organizzata, nata da un contesto di risentimento e avidità, e portata a termine con modalità tali da mettere seriamente a rischio la vita della vittima. Un episodio che, a distanza di anni, continua a rappresentare una delle pagine più nere della cronaca giudiziaria torinese e che lega in modo diretto Settimo Torinese a un fatto di eccezionale gravità avvenuto nel capoluogo.

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