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Cronaca
07 Gennaio 2026 - 21:05
Pretende i soldi dall’ex del debitore: condannato per estorsione a Cuneo (foto di repertorio)
Cinque anni e due mesi di carcere per estorsione. È la condanna inflitta dal giudice Edmondo Pio a Daniele Decolombi, pregiudicato sinti residente a Villafranca Piemonte, arrestato dai carabinieri mentre stava incassando 600 euro in contanti da una donna che da mesi subiva pressioni e minacce.
La vicenda giudiziaria si è conclusa a Cuneo, ma era iniziata a Verzuolo, dove vive la vittima, una commerciante finita nel mirino dell’uomo per un debito che, formalmente, non era nemmeno suo. A chiedere la condanna era stato il sostituto procuratore Attilio Offman, richiesta accolta integralmente dal tribunale.
Secondo quanto ricostruito in aula, tutto nasce da un prestito di 30mila euro che l’ex fidanzato della donna aveva ricevuto da Decolombi per acquistare un capannone e avviare un’attività. Il progetto imprenditoriale, però, non è mai decollato e nel frattempo la coppia si è separata. Nonostante questo, l’imputato avrebbe iniziato a pretendere la restituzione del denaro direttamente dalla donna, ritenendola responsabile del debito.
Lei, chiamata a testimoniare, ha raccontato di aver subito un’escalation di pressioni e intimidazioni. «Gli dissi che la cosa non mi riguardava, ma lui si fece minaccioso», ha riferito davanti al giudice. Le frasi pronunciate dall’uomo sarebbero state ripetute più volte, sia a lei sia alla madre: «Non farmi diventare cattivo», accompagnate da riferimenti alla vita privata della famiglia, come «so dove abiti, che bella macchina ha tuo fratello».
Nel tempo, la paura avrebbe spinto la donna a consegnare più volte buste di contanti, fino all’episodio decisivo. I carabinieri di Verzuolo, avvisati dal padre della commerciante, sono intervenuti organizzando un servizio mirato. Decolombi è stato fermato subito dopo aver ricevuto 600 euro, trovati addosso al momento dell’arresto.
In tribunale l’imputato aveva sostenuto che quei soldi fossero stati prelevati a un bancomat, spiegando di aver agito «per paura». Una versione che non ha convinto il giudice, che ha riconosciuto la sussistenza del reato di estorsione, escludendo qualsiasi legittimità nella pretesa di recupero del credito.
La sentenza mette nero su bianco un principio chiaro: nessuno può farsi giustizia da sé, tantomeno ricorrendo a minacce e intimidazioni, e ancor meno coinvolgendo persone estranee al rapporto debitorio originario. Una vicenda che ha lasciato il segno su una famiglia e che si è conclusa solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

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