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Cronaca
07 Gennaio 2026 - 13:07
Ucciso mentre tornava a casa dopo il turno: la morte di Alessandro Landriscina scuote Ivrea e denuncia il peso dell’alcol alla guida
Certe notti lasciano ferite che non si rimarginano. Quella tra il 6 e il 7 gennaio ha segnato profondamente Ivrea, il Canavese e l’intera polizia penitenziaria. Poco dopo la mezzanotte, lungo la statale 26, all’altezza del terzo ponte, una collisione frontale ha interrotto una vita e ne ha sconvolte molte altre. A perdere la vita è stato Alessandro Landriscina, 51 anni, assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria, padre di due figli, di 18 e 22 anni. Una morte improvvisa, arrivata nel momento più ordinario: il ritorno a casa dopo il lavoro.
Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, due veicoli si sono scontrati frontalmente in un impatto di estrema violenza. L’auto condotta da un 31enne avrebbe invaso la corsia opposta, centrando in pieno la vettura su cui viaggiava Landriscina. Un urto devastante che non gli ha lasciato scampo. I soccorsi sono arrivati rapidamente, ma per l’agente non c’era ormai più nulla da fare: è morto sul colpo.
Landriscina viveva a Strambino e prestava servizio presso la Casa circondariale di Ivrea. Quella notte stava rientrando dopo aver concluso un turno 16-24, una delle tante giornate di lavoro che scandiscono la vita di chi opera negli istituti penitenziari. Una routine fatta di orari pesanti, responsabilità continue e tensioni costanti, spezzata in pochi secondi su una strada che percorreva come ogni altra sera.
Il 31enne alla guida dell’altra vettura è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale insieme al passeggero che viaggiava con lui. Sottoposto ad alcoltest, è risultato positivo, con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti. Per questo motivo i carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio stradale. L’invasione di corsia, allo stato attuale, resta l’elemento centrale della dinamica ipotizzata dagli investigatori, che proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco e i sanitari del 118 di Azienda Zero, impegnati nella messa in sicurezza dell’area e nell’assistenza ai feriti. I carabinieri hanno effettuato i rilievi tecnici, analizzando i veicoli coinvolti e raccogliendo le prime testimonianze, in un tratto di strada che, per ore, è diventato teatro di dolore e silenzio.
La notizia della morte di Landriscina ha colpito duramente anche il mondo sindacale. L’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, ha espresso “profondo cordoglio” per la scomparsa dell’agente. In una nota, il sindacato ha ricordato che «il collega stava facendo rientro presso la propria abitazione dopo aver terminato un estenuante turno di servizio 16-24 presso la Casa Circondariale di Ivrea, quando è rimasto coinvolto in un drammatico incidente frontale che non gli ha purtroppo lasciato scampo».
Parole che raccontano non solo la tragedia personale, ma anche il peso di una professione spesso invisibile. «Siamo profondamente costernati e addolorati per quanto accaduto», prosegue la nota dell’Osapp, «ancora una volta la Polizia Penitenziaria paga un prezzo altissimo in termini di vite umane, anche al di fuori delle mura carcerarie». Un richiamo amaro a una categoria che vive quotidianamente condizioni di stress elevato e che, anche lontano dal servizio, continua a portarne il peso.
L’organizzazione sindacale ha espresso vicinanza alla famiglia, ai figli e a tutti i colleghi della Casa circondariale di Ivrea, colpiti da una perdita che va oltre il dato professionale. Landriscina non era solo un agente, ma un padre, un uomo inserito nella sua comunità, un lavoratore che stava semplicemente tornando a casa.
Quello di Ivrea non è stato un episodio isolato. Nelle stesse ore, nel Torinese, un’altra collisione frontale ha provocato una seconda vittima. A Volpiano, un 31enne di origini cinesi ha perso la vita nello scontro tra la sua Fiat Panda e un suv con a bordo una coppia. Due incidenti mortali a distanza di poche ore, su strade diverse, con un epilogo identico. Un bilancio che pesa come un macigno e che riporta al centro il tema della sicurezza stradale e dell’alcol alla guida.
La cronaca consegna i fatti, senza filtri. Resta il vuoto lasciato da una morte improvvisa e il senso di una notte che ha cambiato tutto. Una strada qualunque, un ritorno a casa come tanti, e poi l’impatto. Per Ivrea, per il Canavese e per la polizia penitenziaria, il nome di Alessandro Landriscina diventa il simbolo di una tragedia che non può essere archiviata come un semplice incidente.
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