Cerca

Cronaca

Ucciso mentre tornava a casa dopo il turno: la morte di Alessandro Landriscina scuote Ivrea e denuncia il peso dell’alcol alla guida

L’Osapp esprime cordoglio per l’agente ucciso in un frontale sulla statale 26 mentre tornava a casa dopo il turno. Arrestato per omicidio stradale il conducente dell’altra auto

Ucciso mentre tornava a cas

Ucciso mentre tornava a casa dopo il turno: la morte di Alessandro Landriscina scuote Ivrea e denuncia il peso dell’alcol alla guida

Certe notti non passano. Restano lì, sospese, come una ferita che continua a bruciare anche quando arriva l’alba. La notte tra il 6 e il 7 gennaio è una di quelle che Ivrea, il Canavese e la polizia penitenziaria porteranno addosso a lungo. Poco dopo la mezzanotte, lungo la statale 26, sul curvone del terzo ponte, una collisione frontale ha spezzato una vita e ne ha sconvolte molte altre. Alessandro Landriscina, 51 anni, assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria, è morto mentre stava semplicemente tornando a casa, dopo aver concluso il suo turno di lavoro.

Era uscito dal carcere di Ivrea da pochi minuti. Aveva salutato l’ultimo collega, un amico fraterno, con cui aveva condiviso anni di servizio, turni pesanti, responsabilità continue e quella tensione silenziosa che accompagna chi lavora ogni giorno dietro le mura di un istituto penitenziario. Lo stesso collega che, di lì a poco, sarà tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente insieme al comandante. Alessandro procedeva in direzione Strambino, verso casa, lungo una strada che percorreva da ventisette anni. Dal 1998, da quando si era trasferito in Canavese insieme alla moglie Loreta Mastrodonato, lasciando Trinitapoli, in provincia di Barletta-Andria-Trani, aveva scelto quei pendii dell’anfiteatro morenico come luogo in cui vivere e crescere la sua famiglia.

Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Ivrea, un’auto guidata da un 31enne residente a Piverone avrebbe invaso la corsia opposta, centrando in pieno la vettura di Landriscina. L’impatto è stato violentissimo. Un urto che non gli ha lasciato scampo. I soccorsi sono arrivati rapidamente, con i sanitari del 118 di Azienda Zero e i vigili del fuoco impegnati nella messa in sicurezza dell’area, ma per Alessandro non c’era ormai più nulla da fare: è morto sul colpo, su un tratto di strada che per ore è rimasto immerso in un silenzio irreale.

Il conducente dell’altra vettura è rimasto ferito, così come il passeggero che viaggiava con lui. Trasportato all’ospedale di Ivrea, il 31enne è risultato positivo all’alcol test, con un tasso alcolemico molto elevato, superiore a 1,5. Per questo motivo è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale. Il giudice per le indagini preliminari ha successivamente convalidato l’arresto, accogliendo la richiesta della pm Valentina Bossi e disponendo per l’indagato l’obbligo di dimora nei Comuni di Piverone e Ivrea. L’udienza si è svolta direttamente in ospedale, dove il giovane è tuttora ricoverato per i numerosi traumi riportati. Durante l’interrogatorio si è detto ancora sotto choc e incapace di fornire una ricostruzione precisa dell’accaduto, dichiarandosi affranto per la morte di Landriscina.

La procura contesta, oltre all’omicidio stradale, la guida in stato di ebbrezza e l’invasione di corsia. Per definire con esattezza la dinamica del sinistro sarà necessaria una consulenza tecnica che verrà affidata nei prossimi giorni. Intanto martedì 13 gennaio sarà conferito l’incarico per l’autopsia. Solo dopo l’esame il corpo dell’assistente capo tornerà a disposizione della famiglia per consentire lo svolgimento delle esequie.

Alessandro Landriscina lavorava nella Casa circondariale di Ivrea dal 1998. Ventisette anni di servizio che lo avevano reso una figura stimata e benvoluta. Lascia la moglie Loreta e due figli, Michele, 24 anni, e Noemi, 18. Ma lascia anche un vuoto profondo tra i colleghi e nella comunità di Strambino, dove non era conosciuto solo come poliziotto, ma come persona.

Era membro del direttivo della Pro loco, dirigente dell’Ac Strambinese 1924, la squadra in cui gioca il figlio Michele, volontario attivo in diverse realtà locali. I messaggi di cordoglio sono arrivati da tutta Italia: telefonate di ex colleghi da Melfi, da Rimini, da altri istituti penitenziari, a testimonianza di una rete di rapporti costruita negli anni, fatta di rispetto e stima reciproca. Tutti lo ricordano come una persona affidabile, sempre disponibile, con un carattere gioviale che rendeva più sopportabili anche le giornate più difficili.

Il dolore ha attraversato anche le istituzioni. Il ministro Paolo Zangrillo ha parlato di una perdita che colpisce non solo la famiglia, ma l’intera comunità di donne e uomini che ogni giorno servono lo Stato. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Carmine De Michele ha ricordato un poliziotto sempre presente in servizio, benvoluto dai colleghi, esprimendo cordoglio e vicinanza ai familiari.

Dal mondo sindacale sono arrivate parole che vanno oltre il lutto individuale. L’Osapp ha sottolineato come «ancora una volta la Polizia Penitenziaria paghi un prezzo altissimo in termini di vite umane, anche al di fuori delle mura carcerarie», mentre il Sinappe ha ribadito che «la sicurezza e la dignità del personale non sono negoziabili», chiedendo che venga fatta piena luce sulle responsabilità affinché tragedie simili non si ripetano.

A Strambino la notizia si è diffusa rapidamente, lasciando un paese intero attonito. La sindaca Sonia Cambursano ha espresso vicinanza alla famiglia, ricordando come con Landriscina la comunità abbia perso non solo un servitore dello Stato, ma una persona per bene, impegnata e generosa. Le associazioni locali – dall’Ac Strambinese al Rione Tamboletto, dalla Pro loco – hanno affidato ai loro messaggi il ricordo di un uomo sempre pronto a condividere tempo, impegno e sorrisi.

Resta ora l’attesa per l’ultimo saluto. Resta il vuoto lasciato da una morte improvvisa, da una strada qualunque e da un ritorno a casa che non si è mai compiuto. Alessandro Landriscina non era solo una divisa: era un padre, un marito, un collega, un cittadino. Un uomo che, dopo aver fatto il proprio dovere fino all’ultimo minuto, non è più riuscito a varcare la porta di casa. Insomma, una di quelle notti che non passano.

Quello di Ivrea non è stato un episodio isolato. Nelle stesse ore, nel Torinese, un’altra collisione frontale ha provocato una seconda vittima. A Volpiano, un 31enne di origini cinesi ha perso la vita nello scontro tra la sua Fiat Panda e un suv con a bordo una coppia. Due incidenti mortali a distanza di poche ore, su strade diverse, con un epilogo identico. Un bilancio che pesa come un macigno e che riporta al centro il tema della sicurezza stradale e dell’alcol alla guida.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori