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Cronaca

Al macero una montagna di maglie tarocche della Juventus: in due a processo a Ivrea

La guardia di Finanza nel 2014 aveva sequestrato duecento colli di merce ritenuta contraffatta. Dieci anni dopo arriva il processo, ma è tutto da buttare

Il tribunale di Ivrea

Il tribunale di Ivrea

La vicenda giudiziaria era iniziata più di dieci anni fa, con un maxi sequestro della Guardia di finanza: oltre duecento colli di abbigliamento recanti marchi Juventus, Ferrari e altre note squadre di calcio. Magliette, felpe, giubbotti e materiale sportivo ritenuto contraffatto, recuperato durante un’operazione che aveva coinvolto due uomini: Rocco Valenti e Gaetano Lo Monaco, finiti oggi davanti alla giudice monocratica Antonella Pelliccia per rispondere del reato di ricettazione, contestato in concorso e aggravato dalla continuazione (artt. 648, 110 e 81 cpv del codice penale).

L’udienza, però, non è mai entrata nel merito. Troppo tempo è passato dai fatti contestati, avvenuti tra il 18 e il 19 maggio 2014. Tempi che il codice penale disciplina in modo netto: quando il limite massimo di perseguibilità è superato, il reato si estingue. È esattamente ciò che ha constatato la giudice Pelliccia, prendendo atto che la prescrizione era ormai maturata da tempo, rendendo impossibile proseguire il dibattimento.

Valenti era assistito dall’avvocato Roberto Capra, sostituito in aula dall’avvocato Edoardo Carmagnola. Il pubblico ministero, prima di formulare le richieste, ha voluto verificare un casellario giudiziale aggiornato: l’unico precedente significativo emerso riguardava una ricettazione del 2001, definita con sentenza nel 2024, ma comunque coperta da indulto. Nessuna recidiva, nessun aggravamento, nessuna condizione che potesse ostacolare la dichiarazione di estinzione del reato.

Per il PM, dunque, la conclusione era inevitabile: non doversi procedere nei confronti di entrambi gli imputati per intervenuta prescrizione. Una posizione condivisa dalle difese, consapevoli che il tempo aveva già tagliato la prosecuzione del processo.

Se la responsabilità penale svanisce, resta però il destino della merce sequestrata. I finanzieri, già al momento dell’operazione, avevano segnalato la particolare condizione dei beni: colli voluminosi, di fatto ingombranti, rimasti per anni nei depositi e danneggiati da pioggia, infiltrazioni, muffe e agenti infestanti. Molti capi risultavano deteriorati al punto da essere inutilizzabili. Da qui la richiesta congiunta — avanzata sia dal PM che dalla difesa — di procedere con la confisca e la distruzione del materiale.

La giudice Pelliccia ha accolto integralmente la linea delle parti. Dopo aver dichiarato l’estinzione del reato per prescrizione, ha disposto la confisca dei beni sequestrati e la loro distruzione, chiudendo così un procedimento rimasto sospeso tra faldoni, magazzini e tempi giudiziari troppo lunghi per arrivare a un accertamento nel merito.

Un fascicolo che si spegne, dunque, non con una sentenza di condanna o assoluzione, ma con la constatazione che il calendario ha avuto la meglio sull’aula. E i due imputati, Valenti e Lo Monaco, escono dal tribunale senza un verdetto sostanziale, mentre la montagna di maglie a marchio Juventus, Ferrari e altri club — deteriorata e inutilizzabile — si avvia verso la distruzione, ultimo atto di una vicenda lasciata a marcire per quasi undici anni.

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