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Cronaca

Eredità della "zia d'America", Mediaset bloccata all'ingresso: niente riprese durante il processo

La giudice Antonella Pelliccia non ha autorizzato le riprese in aula: "Non sussiste un particolare interesse sociale"

Le riprese in aula sono state vietate

Le riprese in aula sono state vietate

Le telecamere sono arrivate da Milano con largo anticipo, posizionate all’ingresso del tribunale come nei processi destinati a fare notizia. Questa mattina, però, a Ivrea non è andata così. Nonostante la richiesta di Mediaset di riprendere integralmente l’udienza, la giudice Antonella Pelliccia ha negato l’autorizzazione. Il motivo è apparso subito evidente: nessuna delle parti presenti era disponibile a comparire davanti a una telecamera.
La pm Valentina Bossi ha dichiarato la propria contrarietà, la parte civile — con l’avvocato Pierpaolo Piolatto — si è associata, e la difesa, rappresentata dall’avvocato Ferdinando Ferrero, ha aggiunto non solo il rifiuto delle riprese personali, ma anche dell’intera videoregistrazione dell’udienza. Lo stesso imputato, Renato Naretto, ha espresso il proprio dissenso.
La giudice Pelliccia ha quindi stabilito che l’udienza, pur restando pubblica, non potrà essere filmata, in quanto “non ricorre un particolare interesse sociale” tale da giustificare la presenza delle telecamere.

Così, mentre fuori restano le attrezzature della troupe arrivata da Milano, all’interno dell’aula si ricompone un altro tassello della vicenda ereditaria di Nerina (Onorina) Pomatto, la donna che il Canavese ha imparato a conoscere come la “zia d’America”. Una storia che continua ad attirare attenzione ben oltre i confini locali, tanto per la portata del patrimonio quanto per la successione di eventi che ha trasformato un caso privato in un procedimento capace di alimentare curiosità e domande.

Nata negli Stati Uniti nel 1925 e tornata a vivere a Rivarolo Canavese dopo una vita oltreoceano, la Pomatto ha gestito per anni un patrimonio ingente composto da terreni, case, un autolavaggio e investimenti accuratamente seguiti. Era una donna solitaria, diffidente, metodica, capace di conservare ogni documento e annotare ogni cifra, sempre attenta ai saldi dei conti e agli aggiornamenti Istat. Una presenza forte, quasi impenetrabile, che teneva tutti a distanza senza però rinunciare a un controllo minuzioso sul denaro.

È in questa cornice che, tra il 2019 e l’agosto 2021, la Pomatto ha redatto otto testamenti. Una sequenza rapida, insolita, che oggi è al centro del processo per circonvenzione d’incapace a carico dell’avvocato Renato Naretto, professionista che l’aveva assistita nelle questioni legate agli immobili e che è diventato, nell’ultimo testamento, erede universale di tutto il patrimonio: immobili, conti, titoli, perfino le obbligazioni in dollari a cui la signora era particolarmente legata per via dei suoi natali americani.
In aula, più di un testimone ha riferito che l’anziana ripeteva spesso una frase precisa quando si parlava dei suoi investimenti in valuta statunitense: «I dollari all’avvocato». Una frase che oggi pesa nel fascicolo almeno quanto i numeri dei conti.

Oggi, a Ivrea, i testimoni convocati hanno aggiunto nuove sfumature al ritratto della Pomatto. C’è chi l’ha descritta come una donna ancora lucida fino agli ultimi mesi, capace di ribadire la propria volontà con forza, pronta a rispondere duramente ai parenti che pretendevano di essere coinvolti nell’eredità. E c’è chi, al contrario, ha parlato di un progressivo affaticamento, di un decadimento fisico che avrebbe reso più fragile la sua autonomia decisionale.
La parte civile, rappresentata dall’avvocato Piolatto, sostiene che l’inserimento dell’imputato come beneficiario, già nel 2019, con un lascito “sproporzionato” rispetto agli altri, sia avvenuto in una fase in cui la capacità della signora stava declinando. Sempre secondo la parte civile, la donna avrebbe sviluppato un rapporto di forte dipendenza psicologica nei confronti del legale.

La difesa, invece, continua a ribadire l’esatto contrario. L’avvocato Ferrero porta in aula certificazioni mediche e una perizia geriatrica che attesterebbero la lucidità di Nerina Pomatto fino agli ultimi giorni. Anche un video registrato diciotto giorni prima della morte viene considerato cruciale: secondo la difesa, mostrerebbe la donna mentre conferma spontaneamente le sue volontà.

È in questo equilibrio complesso — tra autonomia e vulnerabilità, tra fermezza e fragilità, tra decisioni improvvise e ossessioni contabili — che si muove il processo, che oggi ha aggiunto un nuovo tassello senza però avvicinarsi a una conclusione.
La vicenda dell’eredità milionaria della “zia d’America” rimane un enigma in sospeso: otto testamenti in meno di due anni, un patrimonio costruito con rigore, un avvocato diventato erede universale, una comunità che continua a interrogarsi e un tribunale chiamato a stabilire se l’ultima volontà della donna fosse davvero libera o frutto di un’influenza crescente.

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