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Cronaca

Tentata introduzione di droga e violenta aggressione nel carcere di Torino

Cocaina nascosta nelle scarpe durante un colloquio: scoperta dagli agenti. Il detenuto distrugge suppellettili e minaccia il personale. Santilli: “Servono tutele e strumenti di difesa immediati”

Tentata introduzione di droga e violenta aggressione nel carcere di Torino

Tentata introduzione di droga e violenta aggressione nel carcere di Torino (archivio)

Ancora un episodio di violenza e tensione nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, dove nella mattinata di oggi la Polizia Penitenziaria ha sventato un tentativo di introduzione di droga all’interno dell’istituto, culminato in una furiosa aggressione da parte di un detenuto. A raccontare quanto accaduto è Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che parla di “ennesima giornata ad alta tensione” e di “un sistema penitenziario ormai al limite”.

L’episodio si è verificato intorno alle 10:30 del mattino. Durante un colloquio in presenza, gli agenti addetti alla sorveglianza hanno notato uno scambio sospetto di calzature tra un detenuto e un familiare. L’intervento immediato del personale ha portato alla scoperta di tre involucri contenenti circa 50 grammi di cocaina, nascosti con cura nella suola delle scarpe destinate al recluso.

Alla scoperta della droga, il detenuto ha reagito con estrema violenza, colpendo gli agenti e opponendo una forte resistenza. Nel momento in cui è stato riaccompagnato in cella, ha dato vita a una serie di atti vandalici, scalciando porte, distruggendo il monitor di un computer installato nel padiglione, spaccando il vetro blindato di una porta e attivando l’impianto antincendio, con la conseguente fuoriuscita d’acqua e danni alla struttura. La furia è proseguita con minacce dirette al personale, mentre i colleghi tentavano di contenerlo e riportare la calma.

Santilli ha espresso solidarietà e plauso agli agenti intervenuti, sottolineando la loro “professionalità eccezionale” e la prontezza con cui sono riusciti a impedire che la droga entrasse nel circuito carcerario: «Hanno intercettato un ingente quantitativo di cocaina che avrebbe ulteriormente alimentato il mercato illecito interno. Ma la situazione nel carcere di Torino è ormai esplosiva: i tentativi di introduzione di droga e le aggressioni al personale sono all’ordine del giorno, e la violenza è diventata parte della routine lavorativa degli agenti».

Il segretario piemontese del SAPPE ha poi rivolto un appello diretto al Ministero della Giustizia, denunciando le condizioni di rischio e stress operativo in cui si trovano gli operatori penitenziari: «Il personale lavora in contesti di altissima pericolosità, con strutture fatiscenti, carenza di mezzi e strumenti di autodifesa. Non possiamo più tollerare che la sicurezza interna dipenda solo dal sacrificio individuale degli agenti».

Alle parole di Santilli si è unito Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che ha ribadito la centralità del Corpo di Polizia Penitenziaria nel sistema di sicurezza nazionale: «Il nostro compito non è soltanto custodire, ma anche garantire la speranza e la possibilità di riscatto, come recita il nostro motto: Despondére spem munus nostrum. Tuttavia, senza mezzi adeguati e supporto istituzionale, diventa impossibile operare con efficacia».

Capece ha riconosciuto che, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria e il governo hanno mostrato maggiore sensibilità verso le problematiche del settore, ma ha precisato che “non bastano le buone intenzioni”: servono “atti concreti, urgenti e coraggiosi” per invertire la rotta.

Il leader nazionale del SAPPE ha poi rilanciato la proposta di dotare il personale di strumenti di difesa non letali, già in uso in altri Paesi europei: «Chiediamo che gli agenti siano equipaggiati con i flash ball, armi che sparano proiettili di gomma, e con i bola wrap, dispositivi che immobilizzano le gambe dei soggetti violenti. Sono strumenti già in dotazione ad alcune polizie locali italiane e alla Polizia Penitenziaria francese: servono per evitare feriti e garantire la sicurezza di tutti».

Il carcere di Torino, tra i più affollati del Nord Italia, è da tempo al centro di denunce sindacali per sovraffollamento, aggressioni e traffici interni. Gli ultimi mesi hanno visto una crescente escalation di episodi violenti, spesso collegati a tentativi di introduzione di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari. Solo la scorsa settimana un’altra segnalazione del sindacato OSAPP aveva denunciato produzione artigianale di alcol, aggressioni a personale e traffici interni non controllati, dipingendo un quadro di profonda crisi gestionale e di sicurezza.

L’episodio di oggi, sottolinea ancora il SAPPE, è “la conferma di un’emergenza strutturale” che non può più essere ignorata.

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