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Cronaca
24 Giugno 2023 - 16:09
Marco Conforti, 56 anni, di Castagneto Po
Marco Conforti la sera del 23 maggio avrebbe assunto cocaina in quantità elevata.
E’ quello che trapela dalle prime anticipazioni sull’esito degli esami tossicologici.
Dunque, si fa sempre più largo l’ipotesi che l’imprenditore di Castagneto Po, titolare di una cinquantina di scuole guida, nel bagagliaio della sua Range Rover - dove è stato ritrovato cinque giorni dopo la sua scomparsa - ci si sia infilato da solo.

Marco Conforti, 55 anni, e il suo Suv Range Rover grigio
Una circostanza che trova sempre più conferme.
Prima l’autopsia eseguita sul corpo dell’uomo dai medici legali Francesco Cattaneo e Roberto Testi, che ha evidenziato che il decesso sarebbe avvenuto per un infarto dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Sul corpo non c'erano infatti segni di violenza.
Poi la mancanza di segnali di trascinamento del corpo: per spostare un cadavere di quell’altezza e di quel peso, si sarebbero dovute adoperare almeno due persone.
Infine, la mancanza di un movente per un omicidio. Conforti era stimato e benvoluto da tutti, non aveva nemici.
Le indagini comunque continuano.
Gli investigatori della squadra mobile diretta dal dirigente Luigi Mitola stanno visionando le telecamere di sicurezza della zona - l’auto di Conforti era parcheggiata in via Rovigo, angolo Strada del Fortino - mentre si sta cercando di capire dall’esame della centralina della macchina il percorso fatto dopo la serata del 23, trascorsa prima al ristorante “L’esca” dietro la Gran Madre di Torino con altri quattro amici e poi al night club Samara, sempre a Torino.
Ulteriori accertamenti sono infine stati disposti sul bagagliaio.
Mentre non ci sarebbe un giallo legato al secondo mazzo di chiavi del Suv: le chiavi di Conforti sono state trovate all’interno dell’auto accanto al suo corpo e il mezzo, all’arrivo degli inquirenti, era chiuso perché, banalmente, così è programmata la centralina del Range Rover.
Dunque se Conforti si è realmente nascosto nel bagagliaio volontariamente, l'unica cosa che resta da chiarire sono le motivazioni di un simile gesto.
Una possibilità è che stesse attraversando un momento di difficoltà, come un episodio psicotico indotto dalla droga.
Quella droga che gli avrebbe anche potuto provocare uno stato di paura, inducendolo a cercare di sfuggire da una minaccia personale o professionale percepita. Si sentiva seguito, pedinato, sotto attacco?
Chi lo sa.
Alcuni conoscenti di Conforti, interrogati in queste settimane dagli investigatori, hanno riferito che l’uomo preferisse non essere visto mentre assumeva droghe, sostenendo così l'ipotesi del bagagliaio come nascondiglio estremo.
Un nascondiglio dove si è concluso il suo viaggio.
La famiglia si è affidata all’avvocato Alberto Pantosti Bruni per essere seguita in questo momento delicato e di profondo dolore.
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