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CHIVASSO. Victor Vegan, il regista che ha riscritto la storia del calcio italiano

Victor Vegan
Loris Davide Fiore, in arte Victor Vegan, classe 1966, è un attore e regista chivassese la cui fama ha sconfinato oltre oceano grazie ai suoi documentari sportivi. “Un umile ambizioso che ha riscritto la storia del calcio italiano”, così ama definirsi Victor, che per anni ha girato per le biblioteche, raccogliendo materiale sul calcio, ed ha conosciuto persone che fanno parte di quel fantastico universo sportivo. E’ stata dunque la passione per il calcio, soprattutto per le squadre italiane “made in UK”, ad avvicinarlo sempre di più al meraviglioso mondo dei film, del cinema e della televisione per innamorarsene. Le sue prima parole – come lui stesso racconta – sono state “mamma, acqua e c'mon England”. Un altro interesse che ha segnato il suo percorso artistico è stato quello per la teo-filosofia delle religioni, che l’ha portato a realizzare il lungometraggio ‘Firmamento Nerostellato-Notes of passion’ ed il pluripremiato docufilm ‘Where it all began’ (‘Da dove tutto ebbe inizio’). L’abbiamo intervistato. Victor Vegan, un nome d’arte originale, da dove proviene? “In parte da Doctor Von Doom il dottor Destino. Facendo delle ricerche poi ho visto che Victor ha un’origine latina e significa ‘colui che vince soprattutto sul male’, ed allora non ho avuto più alcun dubbio. Inoltre, amo moltissimo l’epoca vittoriana: ho l’Inghilterra nel cuore”, commenta il regista, che sottolinea:“Victor cos’altro può aspettarsi dalla vita se non la vittoria e riuscire nelle cose che da Loris non mi riuscivano? Evviva!”. Riguardo a Vegan, invece, Victor spiega che “è un cognome d’arte che si sposa bene con Victor perché l’essere vegano è sempre stato, da buon animalista, un mio obiettivo”. Victor, ci racconti i tuoi esordi artistici? “E’ iniziato tutto nel 2016 quando, grazie alle mie ricerche, i giornalisti Rafael Valente e Vladimir Bianchini di San Paolo, che lavoravano per ESPN America (un network sportivo sudamericano in lingua inglese, ndr.), mi hanno intervistato, definendomi come colui che ha riscritto la storia del calcio italiano. Questo articolo– continua a raccontare Victor Vegan - destò l’attenzione dello  Sheffield Football Club 1857, che aveva da poco ottenuto dalla Fifa l'iscrizione come club più vecchio del mondo e decise di insignirmi come associato ad honorem. Ho fatto tantissimi altri lavori, docufilm di vario tipo e grazie a questa mia passione ed ai viaggi che ho fatto nel Regno Unito, sono riuscito a fare diversi prodotti di vario tipo.”. Da allora quali sono state le tue produzioni? “Nel maggio del 2018 ho scritto a quattro mani il libro, ‘1898 Il primo scudetto’ insieme a Fabrizio Calzia e ne hanno parlato anche nella trasmissione Dribbling, su Rai 2. Nel 2019 il ‘Tercer Tiempo Festival Mundial de Cine Futbolero’ ha fatto diventare il mio documentario un materiale didattico in uso nelle scuole colombiane e, nello stesso anno, ho realizzato ‘Jerusalem Yerushalayim Al Quds-Liberta' (‘Libertà per credere’) un film per la pace nel mondo. Nel 2020 sono ritornato al football. Ho viaggiato per quattro mesi per il Regno Unito e ho iniziato il montaggio di un documentario ‘Grazie a Dio per il football’ e nel 2021 ne ho realizzato la versione inglese, che è online su Rumble (https://rumble.com/vhgau9-grazie-a-dio-per-il-football-il-documentario-definitivo-sulla-storia-del-fo.html)”. Un titolo eloquente che lascia dunque presagire un legame con la sfera religiosa. Victor Vegan spiega infatti che “è partito tutto da alcuni predicatori non cattolici, inglesi e scozzesi, che hanno portato queste squadre di calcio in Italia, e con esse la fratellanza sportiva, che oggigiorno non vi è più molto, purtroppo. Da quella data, insieme a Giovanni Tarantino, coordinatore scientifico e storico del Palermo Museum, stiamo raccogliendo documenti che trattano dell'epopea di Sir Thomas Lipton, un uomo che, da amabile sfigato a miliardario filantropico, con le sue piantagioni di tè indiano dal nulla si fece un nome. Sto realizzando un documentario – specifica Victor - che è accompagnato da un progetto editoriale per la parte fotografica da parte di Marco Morelli di Popolo, nipote di Vittorio Morelli che, nel 1906, fu uno dei rifondatori del F.C. Torino, ma già attivo nel F.C. Torinese. Mi sta anche aiutando lo storico Roger Stirland, il marito di Helen, la pronipote di Herbert Kilpin, che ha ereditato numerosi e rari cimeli, molto utili per la parte documentaristica.”. Una storia affascinante quella di Sir Thomas Lipton. “Certamente. Lipton vinse molte sfide dalla nautica al football. Fu un vero precursore dei mondiali e della coppa dei campioni, ma con lo sguardo anche a realtà dilettantistiche e ai tornei a lui dedicati. E' un mondo ancora tutto da approfondire quello della coppa Lipton”. I tuoi docufilm hanno conseguito numerosi premi, quali sono stati quelli più significativi? “Nel dicembre del 2017, ad esempio, partecipando allo Sport Film Festival di Palermo nel 2017, vincendo il premio speciale della Medicina Sportiva. Nel 2018 in Colombia, al ‘Tercer Tiempo Festival Mundial de Cine Futbolero’, ho vinto un primo posto ex aequo per ‘somma di nomination’; nello stesso anno, ho partecipato in Australia al ‘Wordfilmfestival contest online’ ed ho ricevuto l’alloro per il  documentario “Where it all began”. Il documentarista sottolinea inoltre che “i miei film continuano ad essere selezionati e sono inviati da una piattaforma a vari festival in giro per il mondo in attesa di poter vincere premi e ogni tanto mi citano in vari libri dall'Argentina alla Svizzera. E’ il caso del libro di Massimo Prati, che per ‘Les Suisses pioneers du football italien’ edito da Editions Mimesis è in uscita a novembre nei paesi francofoni e  Joaquín Millán Dellachiessa che sta scrivendo un libro sull'emozionante storia di Padre Bartolomé Grella e del Club Atlético Patronato de la Juventud Catòlica, squadra di calcio argentina.”. Per quale squadra di calcio tifi? “Possiamo dire che, fin dall’infanzia, mi è stato iniettato il germe Toro e Casale da mio padre, mio zio e mio nonno, che militavano in quest'ultima nel 1928-29, ma sarebbe riduttivo per uno sport come il calcio tifarne una sola”. Victor Vegan, specifica che “è un po’ come diventare degli ‘adepti’ e l’adorazione ed il culto di qualsiasi cosa non sia Dio è vietato. Sì dunque alla rivalità sportiva, ma dico no all’odio becero e alla violenza in tutti i frangenti”, commenta il regista che continua a spiegare: “Ecco perché pur essendo fedele al Liverpool e al Leeds, avendo vissuto per 6 mesi vicino allo stadio del Tottenham, mi sono simpatici anche gli Spurs, il Nottingham Forest, la città di Herbert Kilpin, il Corinthians, il West Auckland per l’impresa della Lipton Cup, il Reading, prima squadra inglese a battere il Casale dove giocò mio nonno. Inoltre sono un supporter del Cray Wanderers per aver suggerito la maglia alla Torinese e dell’Athletic Club Bilbao, in onore a Garbutt.”. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? “Mi piacerebbe fare un film sulla vita della Beata Bartolomea Carletti, che riposa nella chiesa del Duomo di Chivasso, perché di lei non si è mai raccontata la storia vera. Festeggiamo il patrono, lo zio Beat’Angelo Carletti, ma lei era molto più brava; una donna che aiutava i poveri, la quale, nonostante l’Inquisizione, aiutava tutti a prescindere dalla fede religiosa. Lo zio, con la Summa Angelica, non è sempre stato apprezzato dal mondo non cattolico”, evidenzia Victor Vegan, che prosegue dicendo: “Non vedo l’ora di terminare il lavoro che sto facendo per mettermi alla ricerca di attori adeguati che possano interpretare egregiamente i personaggi di questo film”. Il documentarista  fa sapere inoltre che, di solito, realizza interamente i suoi film: non si limita alla regia ma si occupa anche della sceneggiatura, delle riprese, del montaggio, della parte musicale.
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